Cina: l’ateismo ha fallito. Il Partito comunista promuove il cristianesimo

Mentre l’Europa occidentale si secolarizza, il resto del mondo (America compresa) diventa sempre più cristiano. Il partito ateo comunista cinese ha un nuovo approccio nei confronti della religione: Pechino ha iniziato a sovvenzionare la costituzione di chiese e seminari (di cui c’è sempre più bisogno) e a permettere ai cristiani una sostanziale libertà di culto. A rivelarlo è Panorama. Come già riportato in Ultimissima 23/7/10, i cristiani in Cina sono arrivati attualmente a 23 milioni. Il Post aggiunge che nei pressi dei luoghi di culto in costruzione sono presenti delle informative che spiegano l’impegno statale a sostegno dello sviluppo del Cristianesimo: le municipalità forniscono gratuitamente il territorio dove verrà edificata la chiesa, e partecipano alle spese di costruzione che la comunità cristiana del luogo deve affrontare, ratificando poi la struttura. Anche il responsabile governativo per gli affari religiosi Wang Zuo An sostiene che il Cristianesimo si stia sviluppando come mai prima d’ora in Cina: sono stati fondati seminari nazionali per protestanti e cattolici con l’obiettivo di costituire un clero qualificato e leader religiosi preparati che possano servire i fedeli di entrambe le confessioni. A dispetto delle parole di Wang però, il sostegno ai luoghi di culto è limitato a quelli gestiti dallo Stato, e le varie chiese spontanee – gli unici luoghi dove era possibile professare, illegalmente, la propria fede durante l’atea Rivoluzione culturale – continuano a essere osteggiate dal governo, che si produce in campagne d’opinione per convincere fedeli e ministri di culto a scegliere la via governativa (ecco qual’è la via governativa).

La BBC ha inoltre scoperto che diverse aziende hanno cominciato a fare una vera e propria campagna di evangelizzazione nella speranza di riuscire a convertire tutto lo staff. I manager pregano assieme al personale e vengono organizzate sedute di lettura collettiva dei testi sacri. Dopo anni di ateismo forzato, gli imprenditori affermano che il vantaggio maggiore della conversione è quello di ritrovarsi a lavorare fianco a fianco con operai più onesti, responsabili, che provano sensi di colpa di fronte a qualsiasi imprecisione commessa.

Chi si converte -continua il magazine online del settimanale- afferma di aver ritrovato, grazie al cristianesimo, la serenità e la voglia di lavorare. E in questo modo i profitti per le aziende si moltiplicano. Gli imprenditori, dopo anni di ateismo governativo, hanno capito che la fede può trasformarsi nel nuovo collante per una società che ha bisogno di ritrovare una nuova fonte di armonia per andare avanti. Ecco perché Pechino continua a monitorare la situazione senza intervenire. Certo che per una popolazione da anni sotto il regime dell’ateismo governativo è tutto un altro modo di vivere…

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