«Dio è tornato»: reazione scomposta ed imbarazzante dell’UAAR

Questa settimana è in corso la XXXI edizione del Meeting di Rimini, organizzata da Comunione e Liberazione. L’evento conta 234 mila presenze fisse, oltre a 3000 volontari che si pagano vitto e alloggio pur di esserci e si pone come il più importante di’Italia e per molti anche d’Europa (vedi ad esempio Il Post e Osservatorio Turistico Regionale). Non a caso gli occhi dei quotidiani e delle televisioni -nazionali e non- sono tutti puntati qui e i politici hanno ormai da anni scelto Rimini per gli annunci importanti di inizio anno.



Reazione dei nuovi ateo-dogmatici.
Anche i Nuovi atei stanno seguendo con attenzione lo svolgimento della kermesse, magari cercando spunti da utilizzare poi nel loro proselitismo religioso. La parrocchia più nota del nuovo ateismo è sicuramente l’UAAR che si è subito scatenata quando il Patriarca di Venezia, Card. Angelo Scola, ha dichiarato durante un incontro: «se si eccettuano taluni tentativi di elaborare un “nuovo ateismo”, giudicati dai critici come più stravaganti che oggettivamente pertinenti, siamo di fronte a una grossa sorpresa: Dio è tornato. Pertanto, “oggi la domanda cruciale non è più: “Esiste Dio?”, ma piuttosto, “Come aver notizia di Dio?» (leggi il bellissimo discorso su Il Foglio e guarda qui il video intitolato: “Desiderare Dio”). Il prevosto a capo della lobby atea (come la chiamano all’estero, vedi Hindustan Times), don Raffaele Carcano, appena sentito il riferimento a “nuovo ateismo giudicato stravante” si è -guarda un pò- sentito subito chiamato in causa e ha reagito inviperito: «Scola non ha fornito il nome dei critici né ha presentato dati che attesterebbero il “ritorno di Dio”: tutte le inchieste sociologiche realizzate negli ultimi anni nel mondo occidentale mostrano piuttosto una crescente secolarizzazione». Ma da quando un oratore si mette a citare nel suo discorso l’elenco di fonti da cui ha attinto le informazioni (tra l’altro neanche Carcano ha citato fonti contrarie…)? Se così fosse, gli incontri durerebbero 5/6 ore minimo. Il buon Carcano ha cercato poi di avvalorare il suo intervento vomitando in modo molto infantile insulti tutto pepe e generalizzati verso Comunione e Liberazione [uno dei movimento ecclesiali più numerosoi e apprezzati del mondo], la kermesse riminese [evento culturale più importante sicuramente d’Italia] e la regione Lombardia [traino insostituibile della penisola italiana] (stranamente questa volta senza dover citare Galilei, Giordano Bruno, le crociate e l’inquisizione spagnola). Ce l’avrà fatta il nostro eroe a risultare credibile? Vediamo un pò.



Perche la reazione scomposta dell’UAAR è sbagliata.
Tornando al discorso del Patriarca, sono due le informazioni incriminate: 1) i nuovi atei fanno tentativi stravaganti; 2) la questione del ritorno di Dio. E’ troppo facile dimostrare come queste informazioni siano assolutamente veritiere.

Nuovi atei e iniziative stravaganti. Senza andare a scomodare gli intellettuali cattolici o i quotidiani nazionali, basta andare a leggersi qualche articolo apparso sulla rivista di stampo laicista MicroMega per trovare critiche alle iniziative stravaganti dell’UAAR. Il 1 gennaio 2009, l’articolista di punta della rivista ateologa e docente di politiche globali all’Università di Genova, Pierfranco Pellizzetti, scriveva: «L’intera vicenda degli “ateobus” è stata una vera e propria sagra della sciocchezza. Le provocazioni chiassose cui si è consacrata l’associazione [l’UAAR] promotrice della tentata affissione mobile non brillano certo per lucidità». L’ateo Pellizzetti continua sull’UAAR: «Non c’è lucidità già a partire dalla sua denominazione che unisce termini sostanzialmente antitetici», «associazione segnalatasi a suo tempo per un’altra iniziativa peregrina come quella dello “sbattezzo”» e chiude l’articolo definendola «minoranza sciocchina» (vedi Ultimissima 13/6/10 e MicroMega 19/1/09). Se le critiche arrivano addirittura dalla famiglia sembra inutile andare a pescare quelle che arrivano dagli oppositori, non credete?

Dio è tornato. Non sappiamo quali ricerche sociologiche (addirittura si parla di “tutte le ricerche”) abbia consultato il nostro sbraitante Carcano (forse quelle che appaiono su l’Ateo, il giornaletto parrocchiale dell’UAAR). Non mettiamo in dubbio che ce ne siano, ma è sufficiente digitare “ritorno religioso”, “religious revival” o “God is back” sul motore di ricerca Google per farsi un’idea in merito.

Per approfondire poi la questione basta andare a leggersi articoli, recensioni ed inchieste giornalistiche più recenti come: Il ritorno della religione nella sfera pubblica internazionale (da Geopolitica), The Postmodern Condition as a Religious Revival (The global spiral); L’Europa farà come l’America, più religione per tutti. La Cina lo fa già (da Il Foglio); In continua crescita il numero dei cristiani in Africa (da L’Osservatore Romano); Nel mondo ci sono più cattolici, più vescovi e più sacerdoti (da AsiaNews); Religious Revival (The New York Times); 2050: cristiani al 35% e gli agnostici in calo al 6% (Edimburgh University Press); I cattolici nel mondo crescono dell’11,54% rispetto al 2000 (da L’osservatore Romano); Continua a crescere il numero dei cattolici in Corea (da AsiaNews); Secolarizzazione addio. È l’ora del toro nella borsa delle religioni (Espresso) ecc..(altri ne trovate in fondo all’articolo nella sezione: Notizie correlate)

Infine citiamo alcune importanti ricerche sociologiche sull’argomento, fra le più celebri: Ritorno della religione? Tra ragione, fede e società (Annuario di filosofia 2009); Atlas of Global Christianity (Columbia University Press 2010); Dio è tornato. Indagine sulla rivincita delle religioni in Occidente (di Rodney Stark e Massimo Introvigne, 2003); God Is Back: How the Global Revival of Faith Is Changing the World (di John Micklethwait e Adrian Wooldridge, 2009).

Insomma, nonostante la frustrazione di qualche minoranza sciocchina (come dice MicroMega), la secolarizzazione attuale dell’Europa (tra l’altro solo quella occidentale) appare l’unica eccezione al mondo. Ma anche la situazione europea -come dimostrato dalle ricerche sociologiche- è destinata presto a cambiare, imitando quel che sta già avvenendo ovunque.

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