Nuove ricerche: l’AIDS non si vince con il preservativo

Recentemente è arrivato nelle librerie un eccellente studio chiamato: “Affirming Love, Avoiding AIDS: What Africa Can Teach the West” (Affermare l’amore, evitare l’Aids: ciò che l’Africa può insegnare all’Occidente).

Gli autori sono il prof. Jokin de Irala, vicedirettore del Dipartimento di medicina della prevenzione e di salute pubblica dell’Università di Navarra, in Spagna e Matthew Hanley, ricercatore esperto di malattie infettive e dichiarano fallito il tentativo di fermare la diffusione dell’Hiv in Africa attraverso l’uso del preservativo. Ciò che è efficace è l’educazione ad una sana sessualità. Solo gli Stati Uniti hanno adottato questa strategia, chiamata “ABC”: “A” = astinenza, “B” per “essere fedele” e “C” per “uso del preservativo” . Ma la parte essenziale di questa strategia è data sopratutto dai primi due elementi: ovunque infatti vi sia stata una riduzione dei tassi di contagio di Hiv in Africa, è dovuto a cambiamenti nel comportamento sessuale e non nell’invasione del preservativo. Per quale motivo, si chiedono gli studiosi, quando si parla di tabacco, colesterolo, vita sedentaria, eccessivo consumo di alcol, le autorità considerano necessario e opportuno cambiare i relativi comportamenti, mentre ciò non avviene per le malattie associate al comportamento sessuale (a parte Benedetto XVI, chiaramente)?

Preservativo aumenta la diffusione dell’AIDS.
Alcuni intellettuali si sono scagliati contro Benedetto XVI quando ha osato portare l’attenzione verso la fedeltà di coppia e l’astinenza e meno al preservativo. Non solo aveva ragione, ma si è scoperto che addirittura l’uso del preservativo è controproducente: incoraggia infatti un numero significativo di persone ad intraprendere i rapporti sessuali multipli e questo aumenta le probabilità di infezione. Uno studio svolto dalla United States Agency for International Development, ha preso in esame le variabili associate all’incidenza dell’Hiv in Benin, Camerun, Kenya e Zambia: gli unici fattori associati a una minore incidenza dell’Hiv sono il minor numero di partner (fedeltà), un debutto sessuale meno precoce (astinenza) e la circoncisione maschile. Non rientrano, invece, tra i fattori lo status socio-economico e l’uso del preservativo. In Sudafrica ad esempio, ci si è concentrati soprattutto sulla promozione massiccia del preservativo,il quale ha portato ad un aumento della dffusione dei rapporti multipli, mantenendo i tassi di infezione a un livello di “incidenza allarmante”. Lo stesso nello Zambia, in Kenya e Malawi. Il condom può ben essere la “tecnica” più efficace nella riduzione dei rischi di infezione, ammettono gli autori, ma non è certo la misura di prevenzione più efficace. In appoggio a Benedetto XVI e ai due medici ci sono anche le donne ugandesi malate di AIDS, che dichiarano a Il Foglio: «chi pensa di salvare l’Africa con i preservativi è fuori dal mondo».

L’AIDS diminuisce dove c’è educazione sessuale: fedeltà e astinenza..
In Uganda i tassi di infezione da Hiv sono diminuiti dal 15% del 1991 al 5% del 2001. Questo grazie al grande cambiamento nei comportamenti sessuali. Anche questo Stato è invaso dai preservativi, ma al contrario degli altri qui qualcosa è cambiato: è diminuito il numero dei partner “irregolari” e ci si è dedicati alla fedeltà di coppia e all’astinenza: lo stesso in Thailandia e Haiti. Gli autori affermano che in Uganda è stato fondamentale il lavoro delle suore e dei medici cattolici. I primi presidenti della Commissione per l’Aids del Paese, peraltro, sono stati un Vescovo cattolico e uno anglicano.

La morale cristiana ha ancora una volta ragione.
Ciò che è determinante quindi è l’approccio filosofico e morale alla sessualità umana. La tradizione giudaico-cristiana ha sempre considerato la sessualità come interna al matrimonio. Secondo questa tradizione, l’adozione di confini morali e la pratica dell’autolimitazione sono necessarie per raggiungere la piena realizzazione umana. Dall’altro lato vi è la cultura laicista occidentale, che esalta la libertà assoluta nella ricerca del piacere. Ciò spiega perché questo approccio ideologico cerchi soluzioni esclusivamente tecniche alle conseguenze indesiderate dell’attività sessuale, aumentando -come si è visto- la diffusione dell’AIDS. La notizia è apparsa su Zenit.it.

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