I Dik Dik e i Pfm parlano della loro fede

Su Avvenire di ieri è comparsa un’intervista al chitarrista e leader dei Dik Dik, Pietruccio Montalbetti, il quale presentando la sua biografia romanzata, I ragazzi della via Stendhal, dice che parlerà anche di “quei viaggi in cui, in fondo, cerco una cosa sola. La fede. Come capitò a mio padre”. E poco dopo: “Il punto è che io non ho il dono della fede e me ne rammarico. In fondo, viaggio per cercarla. In viaggio ho letto Bibbia e Vangeli. Capendo almeno questo: il valore della vita. Unica, irripetibile, da non sprecare”.

Qualche giorno fa, sempre su Avvenire, un altro famosissimo gruppo musicale, i Pfm, ha annunciato che nei prossimi giorni uscirà A.D. 2010 La Buona Novella – Opera Apocrifa, ovvero una rivisitazione del capolavoro di Fabrizio de Andrè. “Restava forte il senso di un lavoro che De André motivava parlando della capacità di Cristo di farsi portavoce di un concetto, la fratellanza universale, davvero capace di cambiare il mondo. [..] Quel Dio-uomo è necessario – spiega Di Cioccio –. Perché si può provare ad imitare, lo si sente vicino, insegna valori concreti». Una storia che De André, appunto, definiva “del più grande rivoluzionario”. Il leader della Premiata Forneria Marconi continua: “Oggi il messaggio cristiano è maggiormente messo in dubbio, ci sono antagonismi, correnti che lo attaccano. Però nel ’70 era veramente rottura di un tabù, fare della vita di Cristo un’opera popolare. Oggi più che rivoluzionario forse è testimonianza, per non dimenticare, per i giovani”.

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