Ateismo e censura: Leonid Breznev

Maria Zalambani è professore associato di Lingua e Letteratura Russa presso l’Università di Bologna. Il suo nuovo saggio si intitola:Censura, istituzioni e politica letteraria in URSS (1964-1985). Ha studiato sopratutto il periodo politico del governo di Leonid Breznev (1906-1982), l’ateo presidente assoluto dell’Unione Sovietica dal 1964 al 1982. Egli dichiarò che l’Unione Sovietica fosse lo stato guida del comunismo e che avesse il diritto di intervenire, anche militarmente, negli affari interni dei paesi alleati. Si giustificò così, nel 1968, l’intervento in Cecoslovacchia dell’URSS, reprimendo la primavera di Praga.

In un intervista a Il Giornale, la studiosa Zalambani racconta: «Negli anni della stagnazione brezneviana il sistema politico si rende conto che la macchina censoria è molto antiquata, non adeguata a una società civile che si sta inventando nuovi linguaggi, nuovi spazi (non a caso sono gli anni in cui si sviluppa il Samizdat). Per questa ragione il sistema politico inventa nuove forme: in alternativa alla repressione e all’arresto, si chiamano a colloqui privati gli intellettuali, gli scrittori, gli artisti. Viene messa in campo una rete di delatori, che non sono le vecchie spie del Kgb, ma spesso membri dell’intelligencija che fanno rapporto. Dalla punizione alla sorveglianza. Nel 1922 escono i manuali per i censori che poi vengono costantemente aggiornati perché chi giudica deve sempre sapere come comportarsi».

Sul blog Ragione e Fede un articolo molto esaustivo su quel che accadde nel 1948 quando il comunismo ateo russo trucidò migliaia di religiosi cecoslovacchi.

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