Perché si può usare Isaia 22,22 per difendere biblicamente il Papato

papato isaia

Gesù si riferì al brano di Isaia mentre affidò a Pietro la guida della Chiesa? Un collegamento sostenuto da Santi e studiosi non cattolici.


 

Per ortodossi e protestanti, le Scritture mostrerebbero Pietro come nient’altro che primus inter pares (primo tra pari).

L’interpretazione non si concilia però con il testo del Vangelo di Matteo, dove Gesù si rivolse esclusivamente, deliberatamente e direttamente a Pietro.

«Io ti darò le chiavi del regno dei cieli»; gli disse. «Tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli».

Un passaggio che permette di fondare biblicamente il primato di Pietro. Ne abbiamo parlato dettagliatamente in un dossier apposito.

Ma diversi studiosi, anche non cattolici, sostengono però che Gesù con quelle parole starebbe alludendo ad un passo biblico di cui era al corrente, ovvero Isaia 22,22.

 


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Cosa si legge in Isaia 22

In Isaia 22, Dio affida a Eliakim, figlio di Chelkia, funzionario del re Ezechia di Giuda, «la chiave della casa di Davide».

Si legge infatti: «Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide; se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire».

Un parallelismo sorprendente e rilevante che aiuta a comprendere la natura dell’autorità affidata da Cristo a Pietro.

 


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Gli studiosi non cattolici

Tra gli specialisti non cattolici che collegano direttamente i due testi ci sono Charles Gore1“The Church and the Ministry”, Green & Co 1900, pp. 204-205, R.T. France2Matthew, IVP 1985, p. 259, W.D. Davies e Dale C. Allison Jr.3Matthew, 8 – 18, Vol. 2 , T&T 1991, p. 603.

Gore, in particolare, uno dei teologi anglicani più influenti del XIX secolo, interpretò le chiavi consegnate a Pietro come il segno della sua nomina ad «amministratore ufficiale della casa divina».

Indicò proprio il modello veterotestamentario di Eliakim, al quale viene affidata «l’amministrazione della casa di Davide»4“The Church and the Ministry”, Green & Co 1900, pp. 204-205.

 

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L’obiezione dei Padri del primo secolo

Il confronto tra i due brani viene però contestato tramite alcune argomentazioni.

Pur ammettendo un’evidente somiglianza tra Eliakim e Pietro, si osserva che i Padri del primo millennio non utilizzarono Isaia 22 per dimostrare la supremazia universale del vescovo di Roma.

Ed è vero, ma innanzitutto sappiamo che diversi Padri della Chiesa avevano versioni greche di Isaia che non menzionavano il passo della “chiave della casa di Davide”. Questo però aprirebbe un discorso molto tecnico sulla trasmissione codicologia.

Una risposta più efficace è che l’assenza di questo argomento nei primi secoli non significa necessariamente che esso sia illegittimo.

La Tradizione, infatti, non esaurisce ogni possibile interpretazione autentica della Scrittura: un collegamento biblico può essere riconosciuto anche successivamente, purché non contraddica la fede ricevuta.

Pio XII nella sua Divino Afflante Spiritu chiarì infatti che la Chiesa accoglie la possibilità che vi siano ancora ulteriori scoperte da fare nel senso letterale del testo e non considerò l’esegesi biblica una questione chiusa e risolta entro il primo millennio.

«Anche dai nostri tempi», scrisse, «possiamo aspettarci che si apporti del nuovo per meglio approfondire e con più accuratezza interpretare le Sacre Carte»».

L’allora pontefice definì anche un «torto» sostenere che «all’odierno esegeta cattolico nulla resta da aggiungere a quanto ha prodotto l’antichità cristiana».

 


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I Santi che usarono Isaia 22

A conferma di questa possibilità c’è un dato storico significativo: diversi santi e dottori della Chiesa hanno effettivamente utilizzato Isaia 22,22 in questo senso.

San Francesco di Sales, ad esempio, identificò esplicitamente Eliakim con Pietro, vedendo nelle chiavi della casa di Davide e nelle chiavi del regno dei cieli il segno di un’autorità vicaria.

Anche sant’Ignazio di Loyola, nel 1555, utilizzò Isaia 22,22 per difendere l’autorità del Papa, sostenendo che Pietro e i suoi successori ricevono attraverso le chiavi una potestà effettiva di governo.

Vi sono, infine, antichi commentatori che collegarono Eliakim a Pietro, come Teodoreto di Cirro, Giovanni Cassiano ed Efrem il Siro, pur non sviluppando esplicitamente il collegamento con il Papato.

 

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L’obiezione dell’Apocalisse

Un’altra obiezione tipicamente usata rimanda ad Apocalisse 3,7, dove si legge che è Cristo a possedere «la chiave di Davide».

Ma non c’è contraddizione: il re conserva la propria autorità mentre può delegarne l’esercizio al suo amministratore.

Isaia 22 presenta proprio questo schema: Dio depone Shebna e affida a Eliakim l’autorità sulla casa di Davide. Allo stesso modo, Cristo rimane il re della Chiesa mentre affida a Pietro le «chiavi del regno».

 


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Gesù alludeva a Isaia 22?

Rivolgendosi a Pietro e alludendo a Isaia 22, Gesù potrebbe quindi aver inteso dire: “Come Eliakim fu amministratore del regno davidico, così tu, Pietro, sarai l’amministratore del regno celeste”.

E se, al contrario, non fu un collegamento intenzionale, resta il significato idiomatico: Isaia 22 mostra che ricevere le chiavi era un simbolo del conferimento dell’autorità regale, ovvero l’autorità di governare il regno per conto del re.

Pietro ricevette personalmente prerogative uniche che lo autorizzarono ad esercitare una leadership speciale. L’argomentazione che si avvale di Isaia 22,22 avvalora in maniera decisiva questa interpretazione.


Consulta il dossier: “Il Papa non c’è nella Bibbia”: la risposta ai protestanti

Autore

La Redazione

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