Morto il generale Mladić: perseguitò i musulmani (e anche i cattolici)
- Ultimissime
- 28 Ago 2026

Il “macellaio dei Balcani” è morto a 83 anni. Ratko Mladić, autore del genocidio di Srebrenica, massacrò i musulmani e non risparmiò i cattolici croati.
È morto all’Aja, dove stava scontando l’ergastolo.
Aveva 83 anni Ratko Mladić, l’ex comandante militare dei serbo-bosniaci condannato per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
Il governo serbo ha già annunciato che sarà sepolto con tutti gli onori militari e di Stato, come dichiarato dal ministro della Giustizia Nenad Vujic.
Una decisione che certamente farà discutere.
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La persecuzione dei musulmani
Soprannominato il «macellaio dei Balcani», Mladić fu il comandante dello Stato maggiore dell’Armata della Republika Srpska durante la guerra di Bosnia.
Crebbe nella Jugoslavia comunista (e atea) di Tito, entrò nell’esercito popolare jugoslavo e nel 1965 aderì alla Lega dei comunisti di Jugoslavia, carriera che lo portò ai vertici delle forze armate.
Il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia lo ha riconosciuto responsabile, tra l’altro, del genocidio di Srebrenica, dove nel luglio 1995 furono uccisi oltre 8 mila bosgnacchi, soprattutto uomini e ragazzi musulmani. Le sue truppe furono inoltre protagoniste del lungo assedio di Sarajevo, durante il quale morirono migliaia di civili.
Dalle testimonianze emerge una crudeltà inaudita, tra stupri etnici, città bombardate e devastazioni.
Obbligava i musulmani a saltare dal ponte Brhpolje e ordinava ai suoi soldati di colpirli in volo. «Bisogna sparare senza una logica», era il suo motto, «per portare i civili sull’orlo della follia».

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Mladić e i croati cattolici
La persecuzione non riguardò però soltanto la popolazione musulmana.
La campagna di pulizia etnica colpì infatti anche la popolazione croata, in larga parte cattolica, con uccisioni, espulsioni, detenzioni e distruzione di luoghi di culto.
Tra il 1° e il 23 luglio 1992 a Čarakovo, ad esempio, i suoi militari massacrarono decine di musulmani e cattolici, bosniaci e croati, totalmente disarmati.
L’accusa formulata nel procedimento contro Mladić documenta anche la distruzione di proprietà e luoghi di culto cattolici e ortodossi.
Nella sola zona di Banja Luka si arrivò alla quasi totale cancellazione dei siti religiosi delle comunità non serbe.
Secondo una ricostruzione basata sui dati dell’episcopato bosniaco, 269 edifici religiosi cattolici furono distrutti durante il conflitto.
Nel 2011, dopo sedici anni di latitanza, fu arrestato in Serbia. Nel 2017 il Tribunale dell’Aja lo condannò all’ergastolo, la sentenza fu confermata in appello nel 2021.
In fin di vita, pochi giorni fa, ha chiesto una pietà che non diede mai a nessuno.
















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