«Non li abbiamo visti arrivare»: il cardinale e l’ondata di battesimi adulti in Francia

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L’arcivescovo di Marsiglia commenta il fenomeno delle migliaia di battesimi di giovani adulti che si verifica da 5 anni. Totalmente imprevisto.


 

Un’ondata di nuovi cattolici.

Il card. Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza episcopale francese, è tornato a descrivere il sorprendente aumento di adulti e adolescenti che negli ultimi anni chiedono il Battesimo in Francia.

Un fenomeno, spiega, che nessuno aveva previsto e che continua a crescere, tanto da non poter più essere considerato un episodio passeggero.

E’ talmente significativo che nel giugno scorso una delegazione di vescovi tedeschi si è addirittura recata in Francia per studiare il caso.

 


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“Sono entrati dalla finestra”

Intervistato da “Avvenire”, mons. Aveline, ha spiegato che «osserviamo da cinque-sei anni» una crescita enorme di «giovani adulti, tra i 25 e i 35 anni, ma ora anche liceali, tra i 16 e i 18» che chiedono il Battesimo e la Confermazione.

Nel 2025 sono stati 21mila, nel 2024 erano 17mila e l’anno prima 15mila.

Le stime sul 2026 parlano di una ulteriore crescita.

«C’è la tentazione di essere fieri di queste cifre», ha spiegato il cardinale, ma poi ci si rende conto che «i cammini attraverso i quali questi giovani sono arrivati non sono quelli che avevamo preparato per loro».

«Noi abbiamo allestito il cammino per arrivare alla porta», spiega il presule francese, «ma sono entrati dalla finestra. Dobbiamo cooperare con lo Spirito Santo, è lui che prepara questi percorsi».

 


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Perché questi battesimi adulti in Francia

C’è una costante nella vita di questi giovani convertiti, spiega il cardinale.

Un evento che li scuote o, ancor più frequentemente, «l’incontro con persone della loro età che sono credenti: una testimonianza che spesso è molto discreta ma che poi, quando la avvicinano per qualche motivo, dà origine a incontri molto significativi».

E’ il moltiplicarsi della logica del “venite a vedere” con cui Gesù iniziò il cristianesimo incontrando i primi due apostoli.

 


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Cooperare con lo Spirito Santo

Per la Chiesa è una sfida non da poco perché «chi arriva è fragile e ha bisogno di mettere radici nel Vangelo», spiega mons. Aveline.

Il passaggio più delicato è passare dall’impatto emotivo dell’inizio ad un nuovo modo di usare la ragione, imparando «l’intelligenza della fede». Per questo ogni diocesi si sta attrezzando per accompagnare questi giovani catecumeni anche dopo l’ingresso.

Ma, ancora una volta, conclude il cardinale, più che «i nostri programmi» è ancora più semplice accettare di «cooperare con lo Spirito Santo, che ci sorprende sempre».

Un fenomeno di cui UCCR si è occupata più volte, ad esempio raccontando il boom dei seminaristi che iniziano ad arrivare dalle fila dei nuovi convertiti.

Autore

La Redazione

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