Le apparizioni di Fatima e la scienza: ne parla un medico universitario

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In esclusiva su UCCR il testo dell’intervento del prof. Francesco Franceschi (Università Cattolica) sulle apparizioni di Fatima e la scienza.


 

Fatima, tra scienza e fede.

Lo scorso 13 maggio presso l’Università Cattolica di Roma si è tenuto il convegno su “Le apparizioni di Fatima tra scienza e fede”.

Uno dei vari relatori è stato il dott. Francesco Franceschi, docente ordinario di Medicina Interna presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica, dove è anche direttore della scuola di specializzazione.

In esclusiva, UCCR pubblica il testo dell’intervento del prof. Franceschi, intitolato “Le apparizioni mariane viste dalla scienza”.

 


 

di
Francesco Franceschi*
 
 
*docente ordinario di Medicina Interna presso l’Università Cattolica di Roma

 
 

Le apparizioni mariane rappresentano uno dei fenomeni religiosi più discussi e affascinanti della storia contemporanea.

Da Lourdes a Fatima, milioni di fedeli hanno visto in questi eventi una manifestazione del divino, mentre la scienza ha cercato di interpretarli attraverso strumenti razionali, psicologici e neurologici.

Vi è sicuramente un delicato rapporto tra fede e metodo scientifico che rende il dibattito ancora aperto.

 

La scienza di fronte alle apparizioni

Cosa si intende per apparizione mariana?

Si indica una presunta manifestazione della Vergine Maria, che può avvenire in forma visiva, uditiva o interiore. Spesso queste esperienze sono accompagnate da messaggi religiosi, richiami alla preghiera o profezie riguardanti il futuro dell’umanità.

Nel corso dei secoli, migliaia di persone hanno dichiarato di aver assistito a eventi di questo tipo. Tuttavia, la scienza sottolinea che tali fenomeni non sono replicabili né verificabili con i criteri tradizionali del metodo sperimentale.

 


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Possibili spiegazioni psicologiche

Uno degli approcci principali della scienza riguarda gli aspetti psicologici delle apparizioni.

La forte emotività religiosa, la suggestione collettiva e l’influenza culturale possono contribuire alla formazione di esperienze percepite come soprannaturali. Anche le allucinazioni, pur non necessariamente patologiche, vengono considerate tra le possibili spiegazioni.

Dal punto di vista neurologico, alcuni studiosi hanno ipotizzato collegamenti con particolari stati cerebrali, come quelli associati all’epilessia del lobo temporale o agli stati alterati di coscienza.

Esperienze simili ai sogni o alle percezioni intense possono infatti produrre sensazioni di presenza spirituale estremamente realistiche.

 

Fatima, le apparizioni e la scienza

Tra tutte le apparizioni mariane, quelle di Fatima del 1917 rappresentano probabilmente il caso più celebre e controverso.

Secondo il racconto dei tre pastorelli, Lúcia dos Santos, Jacinta Marto e Francisco Marto, la Vergine Maria apparve più volte, culminando nel famoso “Miracolo del Sole” del 13 ottobre 1917.

La scienza ha tentato di spiegare il fenomeno attraverso cause naturali:

  • rifrazione della luce tra le nuvole;
  • effetti atmosferici come pareli e aloni solari;
  • distorsioni dovute all’umidità;
  • illusioni ottiche provocate dall’osservazione diretta e prolungata del sole.

Molti testimoni fissarono il sole per diversi minuti, fenomeno che può generare immagini tremolanti, variazioni cromatiche e illusioni di movimento. Inoltre, la presenza di una folla emotivamente coinvolta potrebbe aver favorito un effetto di suggestione collettiva.

Tuttavia, non tutti gli studiosi si dichiararono soddisfatti di queste spiegazioni.

Il professor Joseph Garrett dell’Università di Coimbra, presente all’evento, descrisse il fenomeno come reale e chiaramente visibile, pur ammettendo che le conoscenze scientifiche dell’epoca non fossero sufficienti a spiegarlo completamente.

Altri medici e professionisti presenti all’evento confermarono al veridicità di questo fenomeno.

 

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Le indagini sui tre veggenti

Un aspetto particolarmente interessante riguarda le indagini svolte sui tre bambini protagonisti delle apparizioni.

Essi furono interrogati da autorità civili e religiose e osservati da medici locali. Le conclusioni indicarono che non mostravano segni evidenti di malattia mentale, apparivano coerenti nei racconti e difficilmente suggestionabili.

Secondo la presentazione, anche alcuni scienziati considerarono improbabile che bambini analfabeti e cresciuti in un ambiente rurale potessero elaborare autonomamente contenuti complessi come quelli dei “Segreti di Fatima”, che includevano riferimenti a guerre future, alla Russia comunista e a persecuzioni religiose.

I pastorelli, infatti, non avevano idea di cosa fosse la Russia quando vennero interrogati; pensavano, infatti, che fosse il nome di una donna.

Non avevano la benché minima cognizione della geopolitica e delle differenti ideologie che pervadevano il mondo occidentale a quei. Inoltre, il racconto dell’inferno, visto da Lucia, apparve così drammatico e dettagliato da impressionare tutti coloro che la interrogarono.

Un aspetto peculiare è quello del terzo segreto di Fatima: la visione del vescovo vestito di bianco colpito da colpi d’arma da fuoco.

Il 13 maggio 1981, giorno della ricorrenza della prima apparizione di Fatima, Ali Agca, membro dell’organizzazione ultranazionalista turca dei Lupi Grigi, ferì il Papa con 2 colpi di pistola in Piazza San Pietro.

Il Santo Padre venne trasportato presso il Policlinico Gemelli, ove venne sottoposto ad un delicato intervento chirurgico dal Prof. Francesco Crucitti.

Il Papa sopravvisse all’attentato e chiese al Segretario di Stato di portargli la busta contenente il terzo segreto di Fatima nella sua stanza di degenza.

Fu lì che realizzò che era lui stesso quel “Vescovo vestito di bianco” citato nel segreto.

 

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Tra metodo scientifico e religioso

Vi è una differenza fondamentale tra metodo scientifico e religioso.

Il miracolo, per la religione, è un evento straordinario attribuito all’intervento divino; per la scienza, invece, è una categoria inesistente in quanto tale poiché si tratterebbe solo di un fenomeno non ancora spiegabile con le attuale conoscenze.

Il metodo scientifico richiede infatti:
1. osservazione;
2. formulazione di ipotesi;
3. verifica;
4. ripetibilità.

Le apparizioni mariane non soddisfano questi criteri, perché sono eventi unici e non riproducibili. Per questo motivo la scienza tende a cercare spiegazioni naturali senza però poter escludere in modo assoluto la dimensione spirituale.

 

La fede legata alla ragione

Papa Benedetto XVI, in risposta alla visione prettamente scientifica e matematica di Piergiorgio Odifreddi, spiega come la scienza studia il “come” dei fenomeni naturali, mentre la fede cerca di rispondere al “perché” dell’esistenza, del bene, del male e del senso della vita.

Secondo Ratzinger, ridurre tutta la realtà a ciò che è misurabile sarebbe limitante: esistono infatti verità che non appartengono al metodo scientifico ma che possono comunque essere razionali.

La fede senza ragione rischia la superstizione, mentre la ragione senza apertura ai valori spirituali rischia di diventare “cieca”.

Lo stesso Albert Einstein, durante un seminario tenuto a New York nel 1936 rispondendo alla domanda posta dallo studente Phyllis Wright se gli scienziati pregano, disse: “Chiunque sia seriamente impegnato nella ricerca scientifica si convince che è manifesto uno spirito altamente superiore a quello dell’uomo”.

Le apparizioni mariane continuano ancora oggi a dividere credenti, studiosi e scettici.

La scienza riesce a fornire spiegazioni plausibili per molti aspetti psicologici e fisici di questi fenomeni, ma non sempre riesce a chiarire completamente l’esperienza vissuta dai testimoni.

Forse proprio qui nasce il fascino duraturo di eventi come Fatima: nel punto di incontro tra ciò che può essere dimostrato e ciò che invece appartiene alla sfera della fede pur essendo assolutamente reale.

Autore

Francesco Franceschi

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4 commenti a Le apparizioni di Fatima e la scienza: ne parla un medico universitario

  • Salvatore Canto ha detto:

    Molto interessante.
    Anch’io ho dedicato alcune pagine al caso di Fatima nel mio libro “DIO ESISTE? I segni e le prove”, cercando di analizzare il miracolo del sole anche dal punto di vista razionale e fisico.
    Personalmente ritengo che molte spiegazioni riduttive proposte in ambienti scettici non riescano a rendere conto di alcuni aspetti difficili da ignorare: il preannuncio dell’evento, l’elevato numero di testimonianze convergenti e i presunti effetti fisici riferiti dai presenti, come la rapida asciugatura del terreno e degli abiti.
    Ho anche ipotizzato che il fenomeno potesse avere avuto una componente fisica reale legata a particolari fenomeni atmosferico-ottici. In ogni caso, credo anch’io che il fenomeno sia molto più complesso di quanto spesso venga liquidato.

  • Alessandro ha detto:

    Molto interessante questa visione della natura e del mondo. Sono ateo, ma comunque interessato al dialogo con i credenti di tutte le religioni dal cristianesimo all’induismo. Tuttavia approfitto dello spazio lasciato ai commenti per condividere una riflessione puramente personale; riguarda una parte del motivo per cui sono scettico verso la religione in generale, preferendo un altro tipo di “spiegazione alla vita”.

    Le religioni, essendo fenomeni culturali e storicamente determinati, appaiono riconducibili — pur con tutte le semplificazioni del caso — a costruzioni narrative elaborate da esseri umani all’interno di specifici contesti storici. Proprio per questo, trovo difficile attribuire loro uno statuto epistemico privilegiato rispetto ad altre narrazioni prodotte dall’umanità. Anzi, osservando la storia del pensiero, mi sembra che le concezioni naturalistiche sviluppate a partire da Anassimandro, dagli atomisti come Democrito, e successivamente recuperate e sviluppate nel Rinascimento, abbiano mostrato una capacità esplicativa immensamente più solida e feconda, fino a costituire il fondamento stesso della scienza moderna.

    • Norberto ha risposto a Alessandro:

      Ciao Alessandro, leggo solo ora questo commento anche perché ho visto solo adesso l’articolo.

      La tua obiezione coglie un punto vero: le religioni sono storicamente e culturalmente situate, quindi non sono “fuori dalla storia” come a volte si è pensato. Ma da questo non segue che siano semplici costruzioni narrative equivalenti ad altre forme di racconto umano.

      La differenza sta nel livello di ciò che intendono spiegare. La scienza e il naturalismo che citi hanno una forza indiscutibile nel descrivere i meccanismi del mondo fisico. Tuttavia, il passaggio dal “funziona come spiegazione del mondo” al “esaurisce tutto ciò che è reale” non è scientifico, ma filosofico.

      Le religioni non competono con la scienza sul piano dei fenomeni naturali, ma si collocano su un livello diverso: domande di senso, fondamento e valore. Per questo non trovo corretto valutarle con lo stesso criterio epistemico delle teorie scientifiche.

      Se parliamo di naturalismo poi, va detto che non è una posizione “neutra”: presuppone già alcune idee filosofiche (come l’affidabilità della ragione o l’uniformità della natura) che non sono esse stesse risultati della scienza.

      • Alessandro ha risposto a Norberto:

        Capisco la distinzione che lei propone tra spiegazione dei fenomeni naturali e domande di senso o fondamento. Tuttavia, è proprio questa separazione che faccio fatica a considerare filosoficamente convincente. Trovo problematico immaginare che un sistema fisico immerso nella natura — l’essere umano — possa accedere a un piano conoscitivo “oltre” la natura stessa, sottratto per principio a ogni descrizione naturale. Anche coscienza, cultura, simboli, religione e valori emergono da processi appartenenti al mondo fisico e storico, non da una sfera separata.
        Dire che la scienza non esaurisca ancora tutta la descrizione del reale è ragionevole; concludere invece che esista quindi un dominio metafisico autonomo non accessibile a spiegazioni naturali mi sembra un salto filosofico non giustificato.
        In questo senso, non vedo perché fenomeni umani come religione, esperienza spirituale o produzione di senso debbano essere sottratti a una comprensione naturalistica. Sono parte della natura tanto quanto la biologia, il linguaggio o la cognizione.

        Colgo l’occasione per ringraziarla della risposta.