Un antico muro a Betsaida: trovata la casa di San Pietro?
- Ultimissime
- 10 Mag 2026

Gli scavi a el-Araj (Israele) confermano essere la citta evangelica di Betsaida. Un muro del I secolo potrebbe appartenere alla casa di Pietro.
Non finiscono le sorprese a el-Araj, nel nord di Israele.
Nuovi scavi archeologici stanno rafforzando ulteriormente l’ipotesi che il sito corrisponda all’antica Betsaida, la città evangelica degli apostoli Pietro, Andrea e Filippo.
Ma la novità più sorprendente riguarda un semplice muro del I secolo rinvenuto sotto una basilica bizantina: secondo gli archeologi potrebbe appartenere proprio alla casa di San Pietro.
La città evangelica di Betsaida
Come già riportato nei nostri precedenti articoli, gli studiosi del progetto archeologico di el-Araj sostengono da anni che l’area individuata sulle rive del lago di Galilea sia la vera Betsaida citata nei Vangeli.
Gli scavi, iniziati nel 2016, hanno progressivamente portato alla luce una basilica bizantina del V-VI secolo, mosaici, iscrizioni greche e resti di abitazioni dell’epoca romana.
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Un muro del I sec. sotto la basilica
A rilanciare l’attenzione internazionale è stato in questi giorni Steven Notley, direttore accademico dell’El Araj Excavation Project, intervenuto a Washington durante un incontro organizzato dal Catholic Information Center.
Notley ha spiegato che sotto l’abside della basilica è stato identificato un muro risalente al I secolo, associato a ceramiche e pesi da pesca dell’epoca.
L’importanza della scoperta dipende dal fatto che una tradizione antichissima collegava già quel luogo alla casa degli apostoli Pietro e Andrea.
Nel VIII secolo il vescovo bavarese Willibald, durante un pellegrinaggio in Terra Santa, descrisse infatti una chiesa edificata a Betsaida sopra la loro abitazione. Secondo gli archeologi, il ritrovamento della basilica e dei resti più antichi sottostanti combacia sorprendentemente con quel racconto.
Gli studiosi mantengono comunque prudenza. «Non c’è una targa con scritto “qui dormiva Pietro”», ha ironizzato Notley, precisando però che dal punto di vista archeologico «difficilmente si potrebbe ottenere di meglio».
Prove del primato petrino
Già nel 2022 gli scavi avevano attirato l’attenzione mondiale grazie a un mosaico greco contenente un’invocazione a Pietro come «capo degli apostoli» e «custode delle chiavi del cielo», una delle più antiche testimonianze archeologiche del primato petrino.
Curiosamente, anche un incendio sviluppatosi nell’area nel 2025 ha contribuito indirettamente alle ricerche: la vegetazione bruciata ha permesso agli archeologi di individuare nuove colonne e strutture prima nascoste.
Stagione dopo stagione, gli scavi di el-Araj sembrano trasformare sempre più i racconti evangelici in storia concreta e verificabile.


















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