Il vescovo Ivo Muser mette in guardia dal “cristianesimo occasionale”

ivo muser

Proclamarsi cattolici o esserlo davvero? Il vescovo di Bolzano-Bressanone, Ivo Muser, richiama i cattolici alla coerenza: vivere davvero ciò che si dice.


 

Un vescovo che parla di coerenza morale.

Durante la tradizionale processione con le reliquie dei santi patroni Cassiano e Vigilio, il vescovo Ivo Muser della diocesi di Bolzano-Bressanone ha lanciato un richiamo importante.

 

Dirsi cattolici ed esserlo

Al centro dell’omelia pronunciata nel duomo, mons. Muser ha ricordato che «la nostra fede non deve manifestarsi solo in alcune occasioni eccezionali», come appunto le processioni tradizionali, i pellegrinaggi o le festività comandate.

Un’affermazione rafforzata da un secondo richiamo: «Non è credibile invocare pubblicamente le radici e i valori cristiani se questi non sono applicati nella vita quotidiana».

Si potrebbe riassumere dicendo che mons. Muser ha esposto la differenza tra il proclamarsi cattolici e l’esserlo davvero.

 

Dirsi cattolici e vivere logiche mondane

Un messaggio certamente d’attualità anche per quei politici dichiaratamente cattolici che pronunciano dichiarazioni identitarie e si schierano per la valorizzazione delle radici spirituali ma che poi vivono secondo schemi mondani, con amanti, tradimenti e scarsa partecipazione ai sacramenti.

Come ricordava spesso il compianto Vittorio Messori, meglio chi promuove politiche in linea con il magistero della Chiesa e vive lontano dai suoi principi nella vita privata piuttosto che i cattolici praticanti che sponsorizzano politiche antropologicamente contrarie al cammino che seguono.

Ma, soprattutto per i primi, vale comunque il tema della coerenza richiamato dal vescovo Ivo Muser.

 

Solo la fede vissuta produce testimonianza

La fede, per essere duratura e autentica, deve diventare criterio stabile dell’agire personale e sociale. Cioè orientare concretamente il vivere quotidiano, a partire dai commenti che lasciamo sui social fino alla carità con cui trattiamo coloro che ci creano un danno, a scuola o sul lavoro. Tutto rientra.

Per questo, ha proseguito, «oggi anche tramite noi si decide se la storia della fede cristiana continuerà ad essere scritta».

Infatti, «non sono gli altri a mettere in pericolo la nostra fede. Dipende da noi, se vogliamo ancora essere e rimanere cristiani».

Fa piacere che nel contesto ecclesiale attuale, un pastore richiami la credibilità della fede vissuta, differenziandola da quella proclamata.

Mentre la religiosità presente solo sulle labbra è frequentemente in balia dell’incoerenza e genera scandalo e contro-testimonianza, la fede vissuta -a volte anche se necessità di proclamarla- è capace di testimonianza concreta, quotidiana e verificabile.

Autore

La Redazione

Attenzione: gli algoritmi dei social media stanno rendendo sempre più difficile trovare notizie cattoliche. Seguici sui nostri canali, è facile (e gratuito). Scegli tu quale:

0 commenti a Il vescovo Ivo Muser mette in guardia dal “cristianesimo occasionale”

    Invia un commento o una risposta



    Commentando dichiari di accettare la Privacy Policy