Il Nobel che rispose a Morris: “L’uomo scintilla divina, non scimmia nuda”

desmond morris scimmia

E’ morto Desmond Morris, l’etologo che definì l’uomo a una scimmia nuda. A lui rispose Ernst Chain portandolo (forse) a cambiare idea.


 

La morte di Desmond Morris riporta al centro del dibattito la sua eredità scientifica.

Per decenni il suo nome è stato legato a una tesi provocatoria: l’uomo sarebbe poco più di una “scimmia nuda”.

Un’idea resa celebre dal bestseller del 1967 in cui lo studioso interpretava il comportamento umano in chiave strettamente zoologica, sottolineando non solo la continuità evolutiva con i primati ma addirittura avventurandosi nel rintracciare in loro un senso morale.

 

Il 99% dei geni condiviso con i primati?

Il noto etologo giustificò spesso questa idea ricordando la condivisione con i primati del 99% del patrimonio genetico.

Peccato che né lui né altri colleghi riduzionisti dell’epoca sapevano che condividiamo anche il 90% dei geni con i coralli marini, l’80% con un verme di 1 mm (il Caenorhabditis elegans) e il 50% con le banane.

Per questo Jacques Testart, celebre biologo, sottolineò che se si vuole riflettere su questi dati evidentemente «l’essenziale è altrove: se soltanto un uno per cento distingue uno scimpanzé da Shakespeare, questa è proprio la prova che non sono i geni di Shakespeare ad aver scritto l’Amleto»1J. Testart, “La vita in vendita”, Lindau 2005, p. 54.

In ogni caso queste percentuali erano in voga allora ma nel tempo sono state fortemente ridimensionate.

In uno studio recente su “Nature”, ad esempio, si è spiegato che quel numero si riferiva solo alle sequenze “allineabili”, cioè ai tratti di DNA che si possono mettere a confronto base per base.

Sarebbe come confrontare due libri solo guardando le parole comuni, ignorando la struttura delle frasi, la punteggiatura o l’ordine dei capitoli.

 

Il Premio Nobel che rispose a Morris

Proprio la famosa “scimmia nuda” di Morris fu citata e criticata da un suo collega, forse più rinomato: il biochimico premio Nobel Ernst Chain.

Chain definì infatti «speculazione» il voler trarre conclusioni sul comportamento umano basandosi unicamente dalle teorie darwiniane e dagli studi sugli animali: «Può essere divertente descrivere il nostro prossimo come “scimmia nuda”», scrisse, «e una piccola sezione di pubblico può anche godere della lettura circa il confronto tra il comportamento delle scimmie e quello umano: ma questo approccio – che, tra l’altro, non è né nuovo né originale- in realtà non porta molto lontano»2E.B. Chain, “Social Responsibility and the Scientist in Modern Western Society”, Perspectives in Biology and Medicine, Spring 1971, Vol. 14 No. 3, p. 368.

Secondo il celebre premio Nobel, infatti, «non abbiamo bisogno di essere esperti zoologi, anatomisti e fisiologi per riconoscere che esistono alcune somiglianze tra la scimmia e l’uomo ma, sicuramente, sono molto più interessati le differenze».

D’altra parte, proseguì il biochimico britannico, «le scimmie, a differenza dell’uomo, non hanno mai prodotto grandi profeti, filosofi, matematici, scrittori, poeti, compositori, pittori e scienziati». E nemmeno hanno mai studiato l’uomo, come invece Morris fece con i primati.

Anzi, aggiunse Ernst Chain, le scimmie nemmeno «sono ispirate dalla scintilla divina che si manifesta in modo evidente nella creazione spirituale dell’uomo e che, in fin dei conti, lo differenzia irriducibilmente dagli animali»3E.B. Chain, “Social Responsibility and the Scientist in Modern Western Society”, Perspectives in Biology and Medicine, Spring 1971, Vol. 14 No. 3, p. 368.

 

Quando Morris cambiò idea

Pungolato forse da questa stroncatura, negli ultimi anni lo stesso Desmond Morris sembra aver corretto significativamente il tiro.

Lo abbiamo segnalato all’uscita di una sua intervista del 2017, durante la quale l’etologo si mostrò molto meno spavaldo e riconobbe di aver imparato una grande lezione.

E cioè che «gli esseri umani sono molto meglio di quanto si creda. All’inizio della mia vita, tra guerre e genocidi, ero terrorizzato dalla nostra razza. Perciò mi misi a studiare gli animali».

E’ evidente che ridurre l’uomo al fomentatore delle tragedie del Novecento può inficiare il giudizio, per questo superata quell’epoca drammatica ha rintracciato nell’essere umano uno «spirito collaborativo eccezionale» e una «creatività impareggiabile». Quindi non proprio una “scimmia nuda”.

 

L’uomo non è un scimmia nuda

Quello di Morris è un percorso compiuto da centinaia di studiosi nella storia e molti lo stanno tuttora attraversando, stimolati dall’intelligenza artificiale.

Lo ha testimoniato Daniel Magazzeni, docente di Artificial Intelligence al King’s College London, dove dirige il Human-AI Teaming lab, quando alcuni anni fa ha affermato: «Più procede la mia ricerca sull’intelligenza artificiale, più cresce in me lo stupore per l’intelligenza umana, per tutto ciò di cui l’uomo è», senza timore di individuare in esso «un punto irriducibile».

Il lascito più interessante di Desmond Morris è forse proprio questo: non tanto la sua controversa tesi iniziale, quanto il fatto di aver avuto l’onestà intellettuale di rivederla e l’umiltà di aver cambiato idea.

Autore

La Redazione

Attenzione: gli algoritmi dei social media stanno rendendo sempre più difficile trovare notizie cattoliche. Seguici sui nostri canali, è facile (e gratuito). Scegli tu quale:

0 commenti a Il Nobel che rispose a Morris: “L’uomo scintilla divina, non scimmia nuda”

    Invia un commento o una risposta



    Commentando dichiari di accettare la Privacy Policy