Sindone, confutato definitivamente lo studio sul bassorilievo

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La rivista “Archaeometry” pubblica una risposta dettagliata e definitiva alla ricerca di Cicero Moraes sull’ipotesi dell’uso di un bassorilievo all’origine della Sindone.


alessandro piana

 

di
Alessandro Piana*
 
 
*Studioso e specialista internazionale della Sindone

 
 

Tutti coloro i quali seguono questo blog ben ricorderanno il clamore mediatico sulla Sindone emerso la scorsa estate.

L’occasione fu l’articolo pubblicato dalla rivista Archaeometry ad opera del designer brasiliano Cicero Moraes, la cui prima critica a livello mondiale apparve proprio su questo portale ad opera di chi scrive queste note.

Nell’interesse del dibattito accademico, insieme ad Emanuela Marinelli e Tristan Casabianca – due ricercatori ben noti a chi segue le vicende della Sindone di Torino – si è deciso di preparare un commento supportato da un solido apparato di riferimenti bibliografici che recentemente è stato pubblicato dalla medesima rivista.


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Sindone e bassorilievo: una studio viziato

Il contributo valuta se quanto affermato dal ricercatore brasiliano sia realmente supportato dagli elementi consolidati sul telo sindonico.

La ricostruzione digitale parziale della Sindone di Torino di Moraes non corrobora l’ipotesi del bassorilievo, che abbia origine medievale o meno.

A nostro avviso, questo studio, basandosi su obiettivi ambigui, difetti metodologici, ragionamenti fallaci, e omettendo caratteristiche essenziali del manufatto, non riesce a far progredire la ricerca nella comprensione del processo di formazione dell’immagine.

In primo luogo, come già evidenziato a suo tempo, emerge l’ambiguità dell’obiettivo della ricerca.

Ciò che viene dichiarato essere un approccio “strettamente metodologico” in realtà, pecca sotto tanti punti di vista: le approssimazioni in merito all’accuratezza anatomica, l’inversione della reale posizione delle mani e dei piedi e l’omissione dell’impronta dorsale sono solamente i principali.

Senza considerare, inoltre, altri aspetti quali la presenza di sangue, l’estrema superficialità dell’immagine e l’assenza di qualsiasi immagine sotto le macchie di sangue.

Tutte caratteristiche che anche le acquisizioni più recenti hanno evidenziato essere la difficoltà principale nel tentare di riprodurre tutte le peculiarità del Telo, anche con i più moderni strumenti tecnologici a disposizione.

 

Le scelte dubbie di Cicero Moraes

Secondariamente, abbiamo già parlato della scelta dubbia del basarsi unicamente sulle caratteristiche emerse dalla fotografia di Giuseppe Enrie (scattata nel 1931), invece di affidarsi a quelle più recenti (ad esempio quelle di Giandurante del 2002).

Così come della scelta di effettuare la simulazione utilizzando i parametri di un “cotone generico”, invece del lino e omettendo completamente l’esistenza di un piano di appoggio per il corpo, che pare fluttuare nell’aria.

Senza considerare la scelta arbitraria di ridurre il bassorilievo utilizzato ad un quarto delle dimensioni originali.

 

Vizi metodologici e omissioni

Una serie di osservazioni sono anche rivolte ai risultati del test radiocarbonico che, stando alle parole del Moraes, “convergevano significativamente”.

In realtà, le analisi statistiche compiute negli ultimi anni (QUI e QUI) mostrano una significativa eterogeneità dei risultati ottenuti nel 1988 che, conseguentemente, portano a considerare inattendibile la procedura seguita per determinare l’età della Sindone.

Così come sono completamente omesse alcune ricerche pubblicate recentemente in merito a sistemi alternativi di datazione dei tessuti.

Non manca nemmeno un commento alla scelta dei riferimenti bibliografici più vicini all’ipotesi dell’origine medievale della Sindone, omettendo ovviamente alcune interessanti piste di ricerca emerse negli ultimi tempi e la scelta di non considerare alcune delle ipotesi di ricerca in merito al meccanismo di formazione dell’immagine.

Concludendo, a parere di chi scrive, il lavoro del Moraes dimostra unicamente come spesso gli approcci caratterizzati da preconcetti e vizi di forma siano quelli più apprezzati da un certo di tipo di informazione massmediatica, soprattutto quando si ha a che fare con la Sindone.

 


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Autore

Alessandro Piana

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1 commenti a Sindone, confutato definitivamente lo studio sul bassorilievo

  • Sergio ha detto:

    Articolo interessante ma quasi “superfluo”. Che il lavoro del designer (non di sicuro un fisico dei materiali) brasiliano fosse viziato da malafede e pressappochismo era palese ed emergeva subito dal impostazione della metodica utilizzata.
    Immagino solo la frustrazione dei membri dello STURP, che da anni studiano seriamente e scientificamente la sindone, nel doversi “abbassare” a preparare una risposta per confutare Moraes. Resta invece senza risposta come una rivista scientifica come Archaeometry possa pubblicare articoli del genere.

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