Prevost e la Pachamama, cosa sapere sulle foto che circolano

prevost pachamama foto

Commento alle immagini di Prevost inginocchiato davanti alla Pachamama emerse sul web. Dopo un’indagine abbiamo scoperto qualcosa che aiuta a capire meglio le cose.


 

Una fotografia sta alimentando il fuoco dello scandalo sul web.

L’immagine, di cui nessuno ha ancora parlato in Italia, mostra l’allora Robert Francis Prevost nel 1995 inginocchiato durante un rito pagano associato alla Pachamama, nel contesto di un simposio agostiniano tenutosi a San Paolo.

Piuttosto che silenziare la cosa, abbiamo svolto una piccola indagine sulla vicenda e quindi maturato una giudizio dopo aver considerato sette elementi che sintetizziamo di seguito.

 

Prevost in ginocchio dalla Pachamama?

La fotografia proviene dagli atti ufficiali del convegno svoltosi dal 23 al 28 gennaio 1995, con il titolo “Ecoteología: Una Perspectiva desde San Agustín”.

Prevost sarebbe stato identificato da alcuni religiosi agostiniani e la somiglianza è forte: daremo per scontato che sia lui.

Il caso è stato portato alla luce da padre Charles Murr, un sacerdote legato agli ambienti tradizionalisti americani che sostiene di aver avuto un ruolo nella Curia romana ai tempi di Paolo VI (non esistono prove documentali).


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1) Cosa dice la didascalia

Innanzitutto, la didascalia che accompagna l’immagine descrive la scena come «celebrazione del Rito della pachamama (madre tierra)», legata alle tradizioni agricole andine.

Un dettaglio che abbiamo notato è che si parla di un «rito agricolo» mentre non si fa cenno alla Pachamama come “divinità“. Infatti, mentre “Rito” è scritto con la lettera maiuscola, “pachamama” ha la minuscola.

Neppure si usa un linguaggio esplicitamente religioso, ad esempio tramite termini come “adorazione”, “venerazione”, “sacrificio”, ecc.

Certo, la perplessità rimane: il gesto di partecipare in ginocchio ad un rito di questo tipo, seppur agricolo e senza adorazione esplicita di una divinità, è comunque controverso.

 

2) Rito pagano o simposio didattico?

E se fosse stato un momento più didattico e istruttivo che religioso?

In questa direzione ci portano ulteriori immagini dell’evento che abbiamo recuperato da YouTube e che possono aiutare a contestualizzare i fatti.

Innanzitutto non si osservano statuine o divinità, nella scena “incriminata” gli oggetti presenti sono una bottiglia scura contenente del liquido e una pisside sollevata dal presunto celebrante.

Un’altra immagine, certamente poco edificante, mostra i partecipanti sdraiati a terra. L’unico che non compare in questo atteggiamento è proprio Prevost.

Dalla foto qui sotto si vede che gli altri partecipanti sono già sdraiati a terra da tempo, lui non si è ancora unito al gruppo e, dalla postura del suo corpo e considerando che prima era in ginocchio, sembra piuttosto si stia alzando in piedi.

prevost_pachamama

 

Abbiamo scoperto che l’ambito della “celebrazione” avviene all’interno di un Simposio accademico, una conferenza sulla rilettura di Sant’Agostino “da una prospettiva latinoamericana”.

I partecipanti hanno svolto lezioni in aula e poi si sono spostati all’esterno.

 

Altre immagini rivelano che si sono svolte anche una processione e una celebrazione Eucaristica.

prevost_pachamama

 

3) Informalità e risate

Un dettaglio che nessuno ha notato è che l’atmosfera di alcuni partecipanti al Rito della pachamama è gioviale e divertita.

Lo si evince dalle risate di un agostiniano e di un altro uomo sullo sfondo. Li abbiamo segnalati con dei cerchi rossi.

 

Se fosse stato davvero un rituale sacro, avrebbero avuto da ridere? Ne dubitiamo.

 

4) Pachamama: divinità o usanza agricola?

Bisogna sapere, inoltre, che mentre alcune comunità delle Ande venerano realmente Pachamama come una divinità (pagana), per altre è più simile ad un’usanza agricola o simbolica, senza coinvolgimento religioso.

Sia la didascalia della foto che le immagini a colori ci portano in questa direzione.

 

5) Inculturazione ed ecumenismo

Un altro elemento ci aiuta a contestualizzare temporalmente le immagini.

Siamo nel 1995, Robert Francis Prevost non è una figura di vertice nella Chiesa, ma un giovane e semplice missionario in terra peruviana.

Il giovane padre Prevost potrebbe aver sottovalutato la situazione? Potrebbe aver peccato di eccessivo ecumenismo? Potrebbe aver semplicemente sbagliato a partecipare, rendendosene conto solo dopo? Certo, senza dubbio.

Comunque sia non possiamo conoscere le sue intenzioni interiori.

Va però detto che il clima ecclesiale dell’epoca — soprattutto in America Latina — era fortemente segnato dal tema dell’inculturazione: il tentativo, promosso anche dal magistero, di dialogare con le culture locali e lasciarsi coinvolgere dalla loro tradizione e religiosità, senza per questo adottarne i contenuti.

E’ ciò che fecero anche i gesuiti durante l’epoca coloniale all’interno delle famose Reducciones in Paraguay. In quel caso fu un metodo estremamente efficace di evangelizzazione cristiana.

 

6) Leone XIV contro la Pachamama

Ricordiamo inoltre che proprio Prevost, una volta diventato Pontefice, si è opposto chiaramente alla venerazione della natura.

Un anno fa, rivolgendosi ai vescovi dell’Amazzonia, gli istruì a che «nessuno si sottometta ai beni naturali come schiavo o adoratore della natura, poiché queste cose ci sono state date per raggiungere il nostro fine di lodare Dio e ottenere così la salvezza delle nostre anima».

Parole che furono subito riprese in Italia anche da chi, tra qualche giorno, si unirà ai colleghi americani per strumentalizzare questa vicenda e alimentare la polemica.

 

7) GPII e BXVI, tra Corano e moschea

Ultimo punto da considerare.

Gesti simili a quello compiuto nel 1995 da Prevost provennero in tempi più recenti non da semplici missionari ma da Pontefici amatissimi, come Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

Paolo VI, il 25 luglio 1967, entrò nella Grande moschea di Istanbul, un’ex basilica che fu violata da Maometto II con la famosa entrata a cavallo. Secondo le fonti il Papa si inginocchiò in preghiera (visto che dice di aver lavorato in Curia con Paolo VI, che nessuno ricordi questo episodio a padre Charles Murr, fonte delle recenti foto su Prevost!).

Giovanni Paolo II, il 14 maggio 1999, durante un incontro interreligioso fu fotografato mentre bacia il Corano.

Il gesto non si compì in terra di missione, ma in Vaticano.

 

Benedetto XVI, il 30 novembre 2006, entrò scalzo nella Moschea Blu a fianco del Muftì di Istanbul e pregò rivolto al Mirhab, la nicchia che indica la direzione della Mecca. Alla fine, il Pontefice si girò verso il Mufti dicendo: «Vi ringrazio per questo momento di preghiera».

L’allora portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, spiegò in seguito:

«Non ha fatto una preghiera in forma cristiana. Naturalmente per rispetto agli altri non si fanno delle preghiere nella forma caratteristica della propria fede in un luogo deputato alla preghiera pubblica di un’altra fede. Ma che il Papa avesse un atteggiamento di preghiera personale, non è strano. Un momento di preghiera personale ed intima».

Nessuno ricordi questo ai sedevacantisti, sedicenti ratzingeriani (vedi Cionci & Minutella), che sulle recenti foto di Prevost stanno banchettando allegramente.

 

Tutti questi sono gesti che suscitarono discussioni ma furono interpretati ufficialmente come segni di rispetto e dialogo, non di sincretismo.

 

Prevost e la Pachamama: conclusione

Siamo dunque alla conclusione: cosa ne pensiamo?

Abbiamo cercato di fare ciò che qualunque persona ragionevole e ben disposta dovrebbe fare: analizzare il caso senza pregiudizi, contestualizzarlo e cercare di comprenderlo evitando il fanatismo spicciolo di chi vorrebbe trasformare il cattolicesimo in una barzelletta cospirazionista.

Alla luce di quanto osservato, appare forzato trasformare una fotografia di trent’anni fa in una prova di eresia e deviazione dottrinale. Le immagini, da sole, non consentono di stabilire cosa accadde veramente, né le intenzioni interiori del giovane Prevost.

Le ipotesi aperte sono molte: partecipazione attiva ad un simposio didattico-religioso sulla storia e sui riti indigeni latinoamericani? Osservazione di un rito contadino tradizionale? Coinvolgimento religioso in un atto sincretista?

L’essere inginocchiati resta comunque un gesto forte: Prevost poteva partecipare ugualmente, rimanendo in piedi?

Allo stesso modo, però, dovremmo domandarci: San Giovanni Paolo II poteva valorizzare il rispetto religioso senza baciare il Corano? Benedetto XVI poteva visitare la Moschea senza pregare rivolto alla Mecca?

Ognuno darà la sua risposta, a patto di avere in mente tutto il contesto senza selezionare solo gli elementi più comodi.

Per quanto esposto finora, l’immagine di Prevost al rito della Pachamama non risulta essere un atto di adorazione religiosa.

 


AGGIORNAMENTO 22/03/2025

Per un ulteriore approfondimento consigliamo il video realizzato, a seguito del nostro articolo, dagli amici di Club Theologicum.

 

Autore

La Redazione

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6 commenti a Prevost e la Pachamama, cosa sapere sulle foto che circolano

  • Emanuele ha detto:

    Ma poi, anche fosse stato realmente un rito pagano, possiamo giudicare qualcuno per un peccato commesso trent’anni fa? Se le inventano tutte pur di delegittimare i papi.

    PS: Tempo fa lessi che quello baciato da GPII non era un Corano, bensì una Bibbia scritta in arabo, ma non sono riuscito a trovare conferme o smentite.

    • Otranto ha risposto a Emanuele:

      D’accordo con te, penso anche che la vita di qualche Santo in gioventù non è mai stata perfetta, anzi! Poi quelli che scandalizzano e che hanno tirato fuori questa roba sono gli stessi che fanno le novene di preghiera per Trump (parlo del sito Lifenews)…che forse è ancora peggio di partecipare a un rito pagano!

  • lorenzo ha detto:

    Telegramma di Sua Santità
    Sua Eminenza Reverendissima

    Card. Pedro Ricardo Barreto Jimeno, S.J.

    Presidente della Conferenza Ecclesiale dell’Amazzonia

    IL PAPA LEONE XIV SALUTA CORDIALMENTE SUA EMINENZA, COSÌ COME I PARTECIPANTI ALL’INCONTRO DEI VESCOVI DELL’AMAZZONIA, CHE SI SVOLGE DAL 17 AL 20 AGOSTO A BOGOTÁ.

    SUA SANTITÀ LI RINGRAZIA PER LO SFORZO COMPITO NEL PROMUOVERE IL MAGGIOR BENE DELLA CHIESA A FAVORE DEI FEDELI DELL’AMATO TERRITORIO AMAZZONICO E, TENENDO CONTO DI QUANTO APPRESO NEL SINODO SULL’ASCOLTO E LA PARTECIPAZIONE DI TUTTE LE VOCAZIONI NELLA CHIESA, LI ESORTA A CERCARE, BASANDOSI SULL’UNITÀ E SULLA COLLEGIALITÀ PROPRIE DI UN «ORGANISMO EPISCOPALE» (CFR. DOCUMENTO FINALE DEL SINODO SPECIALE PER L’AMAZZONIA, 115), COME AIUTARE IN MODO CONCRETO ED EFFICACE I VESCOVI DIOCESANI E I VICARI APOSTOLICI NELLO SVOLGIMENTO DELLA LORO MISSIONE. A QUESTO PROPOSITO, LI INVITA A TENERE PRESENTI TRE DIMENSIONI INTERCONNESSE NELL’OPERA PASTORALE DI QUESTA REGIONE: LA MISSIONE DELLA CHIESA DI ANNUNCIARE IL VANGELO A TUTTI GLI UOMINI (CFR. DECRETO AD GENTES, 1), IL TRATTAMENTO GIUSTO DEI POPOLI CHE VI ABITANO E LA CURA DELLA CASA COMUNE.

    È NECESSARIO CHE GESÙ CRISTO, IN CUI TUTTE LE COSE TROVANO LA LORO Pienezza (CFR. EF 1,10), SIA ANNUNCIATO CON CHIAREZZA E IMMENSO AMORE TRA GLI ABITANTI DELL’AMAZZONIA, IN MODO CHE CI SI DEBBA SFORZARE DI OFFRIRE LORO FRESCO E PULITO IL PANE DELLA BUONA NOVELLA E IL CIBO CELESTE DELL’EUCARESTIA, UNICO MEZZO PER ESSERE REALMENTE POPOLO DI DIO E CORPO DI CRISTO.

    EN ESTA MISIÓN, CI MUOVE LA CERTEZZA, CONFERMATA DALLA STORIA DELLA CHIESA, CHE LÀ DOVE SI PREDICA IL NOME DI CRISTO L’INGIUSTIZIA RETROCEDE PROPORZIONALMENTE, POICHÉ, COME AFFERMA L’APOSTOLO PAOLO, OGNI SFRUTTAMENTO DELL’UOMO SULL’UOMO SPARISCE SE SIAMO CAPACI DI ACCOGLIERCI GLI UNI GLI ALTRI COME FRATELLI (CFR. FLM 1,16).

    ALL’INTERNO DI QUESTA DOTTRINA PERENNE, NON MENO EVIDENTE È IL DIRITTO E IL DOVERE DI PRENDERSI CURA DELLA «CASA» CHE DIO PADRE CI HA AFFIDATO COME AMMINISTRATORI SOLLECITI, IN MODO CHE NESSUNO DISTRUGGA IRRESPONSABILMENTE I BENI NATURALI CHE PARLANO DELLA BONTÀ E DELLA BELLEZZA DEL CREATORE, NÉ, TANTO MENO, CI SI SOTTOMETTA A ESSI COME SCHIAVI O ADORATORI DELLA NATURA, POICHÉ LE COSE CI SONO STATE DATE PER CONSEGUIRE IL NOSTRO FINE DI LODARE DIO E OTTENERE COSÌ LA SALVEZZA DELLE NOSTRE ANIME (CFR. S. IGNAZIO DI LOYOLA, ESERCIZI SPIRITUALI, 23).

    CON QUESTI DESIDERI, IL SANTO PADRE IMPARTISCE DI CUORE L’IMPLORATA BENEDIZIONE APOSTOLICA, CHE CON PIACERE ESTENDE A QUANTI SONO AFFIDATI ALLE SUE CURE PASTORALI.

    CARDINALE PIETRO PAROLIN
    SEGRETARIO DI STATO

  • Antonio ha detto:

    Ma siete fuori? Che vuol dire rito agricolo, madre terra, se non divinità pagana. La partecipazione ad un simile rito è già peccato grave. Nella fede cattolica, evidentemente non lo sapete, ma parlate, il gesto di inginocchiarsi è in se un atto di adorazione. L’ adorazione, poi, è dovuta solo a Dio.
    Un’ anno fa, dieci o trenta non cambia assolutamente nulla, visto che Prevost è chiaramente un figlioccio di Bergoglio e non è certo un complimento.Nessuno inventa niente, un Papa che compie un simile gesto apostatico si delegittima da solo.
    Forse avete dimenticato, oltre le vergognose nomine, la legittimazione di quell’ osceno gay pride camuffato da giubileo. Se tutte queste cose non vi toccano e non vi scandalizzano siete messi male, o per dirla tutta, non siete più cattolici.

    • Emanuele ha risposto a Antonio:

      Lodiamo il Signore per la sua infinita misericordia, perché se ragionasse come te, che condanni il Papa per un peccato – presunto – commesso trent’anni prima quando non era nemmeno Papa, né io né te staremmo qui a disquisire ma bruceremmo tra le fiamme dell’inferno.
      E come pretendi di insegnare agli altri qual è il vero cattolicesimo, quando con questa visione totalizzante del peccato e col dare con leggerezza dell’apostata al Santo Padre, sembri più calvinista che cattolico? Ironicamente, lo pseudo-tradizionalismo da tastiera finisce per superare il peggior protestantesimo: tutti gli eresiarchi tuonavano contro l’apostasia di Roma. Hai voglia a fare i paladini del cattolicesimo…

    • Katy ha risposto a Antonio:

      Questi apocalittici giudizi di Antonio contro gli ultimi due Pontefici direttamente dalla sua cameretta, nella sua piccola cittadina e seduto sulla sua piccola sediola sono alquanto stucchevoli.

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