La FSSPX e i nuovi vescovi: ritorna l’errore di Lutero

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La Fraternità San Pio X (FSSPX) ordina nuovi vescovi senza mandato papale, respingendo il dialogo e lamentando abusi liturgici. Così fece Lutero: creò uno scisma pensando di correggere la Chiesa.


 

La questione lefebvriana torna a scuotere la cronaca ecclesiale.

Nelle settimane scorse la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) ha respinto la “mano tesa” della Santa Sede, confermando l’intenzione di procedere con ordinazioni episcopali senza mandato pontificio.

L’intervento del card. Gerhard Müller non ha avuto effetto, pur ribadendo un punto chiave: non si difende la Verità separandola dalla comunione con il Papa, perché senza l’unità gerarchica la difesa della dottrina scivola nel “libero esame” soggettivo.

Lo stesso errore teologico che commise Martin Lutero.

 

Il dialogo tra FSSPX e UCCR: inconciliabilità

Qualche mese fa abbiamo dialogato con don Daniele Di Sorco, alto esponente della FSSPX, cercando di capire il loro punto di vista.

Purtroppo, nonostante la reciproca carità fraterna, abbiamo constatato una inconciliabilità di fondo quando don Di Sorco ha attribuito alla Fraternità tradizionalista l’autorità di stabilire il perimetro dell’ortodossia e di poter correggere la Chiesa stessa.

Questo però, come abbiamo scritto, implica credere che il criterio ultimo di verità risieda nella propria visione/interpretazione del Magistero, non più nel successore di Pietro in unità con il collegio dei vescovi, ai quali invece Cristo ha affidato il compito di custodire, interpretare e trasmettere autenticamente la Rivelazione.

Solo pochi mesi dopo il dialogo tra UCCR e FSSPX la questione è “esplosa” a livello internazionale.

 

FSSPX e i nuovi vescovi: di cosa si tratta

Roma aveva avanzato una buona proposta di mediazione: sospendere le ordinazioni fissate per il 1° luglio in cambio dell’apertura di un tavolo di confronto teologico.

L’obiettivo era concordare dei “minimi” di accettazione del Concilio Vaticano II che avrebbero permesso alla Fraternità di ottenere uno statuto canonico regolare all’interno della Chiesa.

Il rifiuto dei seguaci di mons. Lefebvre è stato netto. Il confronto sarebbe inutile in quanto la loro critica riguarda non solo l’interpretazione del Concilio ma il testo stesso dei documenti conciliari, rifiutati in diversi punti fondamentali.

Per giustificare la liceità di ordinare nuovi vescovi senza il permesso del Papa, la FSSPX sostiene una tesi teologica pre-conciliare: il potere di governo (munus regendi) non sarebbe intrinseco all’ordinazione episcopale, ma dipenderebbe esclusivamente dalla giurisdizione territoriale concessa dal Pontefice.

Ordinando nuovi vescovi senza giurisdizione (cioè senza assegnare loro una diocesi o un territorio), la FSSPX ritiene così di non compiere un atto scismatico.

Tuttavia, il Concilio Vaticano II insegna chiaramente che i tre servizi (santificare, insegnare e governare) sono ontologicamente uniti nel sacramento dell’ordine.

 

Il duro intervento del card. Müller

Sulla vicenda è intervenuto con forza il card. Gerhard Müller: «L’affermazione che i lefebvriani siano l’ultimo baluardo della vera cattolicità deve finalmente finire», ha detto.

L’ex Prefetto per la Dottrina della Fede ha innanzitutto negato che la colpa della rottura del dialogo nel 2018 fosse unicamente sua e ha ribadito che «non c’è mai una giustificazione per prendere le distanze dalla Chiesa cattolica, sebbene la Chiesa sia un miscuglio di santi e peccatori».

Lo stesso Papa Francesco, al pari di Benedetto XVI, ha riconosciuto tra l’altro anche gli abusi liturgici commessi non dai tradizionalisti, ma da coloro che celebrano la Messa secondo il nuovo Messale (quello di San Paolo VI), definendoli «al limite del sopportabile». Tuttavia, non è stato fatto nulla di realmente efficace per correggerli.

 

L’ombra di Lutero: correggere la Chiesa senza unità

Ma il punto è che non si può difendere la “vera fede” dall’esterno, ponendosi contro la Chiesa unita al Papa. Una protesta fuori dalla comunione non solo è sterile, ma finisce per copiare errori del passato.

Lutero si appellò alla corruzione e a numerosi abusi (in gran parte veri) dell’epoca e finì per creare uno scisma. Se si parte da errori reali per commetterne un altro, non si ha alcuna giustificazione.

Gli errori, i peccati e la corruzione devono essere corretti, non usati come pretesto. Questo fu ciò che disse il Concilio di Trento. Questa fu la controriforma cattolica: correggere ciò che non va, non introdurre deviazioni dottrinali (come invece finirono per fare anche Pietro Valdo, Lutero e tanti altri).

La storia della Chiesa insegna che le crisi si superano restando dentro la comunione, non costruendo un’autorità parallela. La riforma autentica nasce dall’obbedienza e dalla carità, non dall’autoproclamazione di un tribunale dottrinale alternativo.

Se davvero si ama la Chiesa, la si purifica da dentro. Senza spezzarne l’unità.

Autore

La Redazione

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