Il cristianesimo culturale o buonista non interessa a nessuno

cristianesimo culturale

Il cristianesimo culturale, ridotto a etica e buonismo: a chi interessa? Scuote davvero la vita degli uomini? Una breve riflessione a partire da un’omelia, dalle parole di Romano Guardini e dalle osservazioni di Papa Francesco.


 

In una sua omelia di qualche tempo fa il vescovo di Salisburgo, Hansjorg Hofer ha chiesto più coraggio per confessare pubblicamente il cristianesimo.

Non solo ci farebbe bene, ha spiegato, «ma rafforzerebbe anche la nostra fede».

Aggiungendo, infine: perché «un cristianesimo buonista e culturale» non è né attraente, né attrattivo. E’ necessaria più determinazione e gioia nell’essere cristiani.

 

La riduzione del cristianesimo a etica o cultura

Siamo particolarmente sensibili a questo messaggio perché è il dramma della contemporaneità: la riduzione del cristianesimo a etica o cultura.

Alcuni si limitano a difendere i valori cristiani, altri a confondere il cristianesimo con il conservatorismo seguendo modelli politici che professano pubblicamente un nazionalismo cristiano pur restando, di fatto, atei o agnostici.

Certo, meglio nazionalisti cristiani che anticristiani, ma poco cambia: la fede viene ridotta a una determinata visione del mondo, a una certa morale. Si lotta per i valori che Cristo ha portato mentre il fatto di Cristo rimane estraneo.

Mons. Hofer ha ragione: a chi interessa un cristianesimo così? Se non c’è una Presenza, prima o poi i valori crollano e la filantropia si interrompe.

 

Romano Guardini e il cristianesimo senza Cristo

Romano Guardini, nel suo La fine dell’epoca moderna (1950), osservava che per tanti anni si sono difesi i valori anche se non si era cristiani e «la cultura moderna ha preteso di riposare precisamente su quei valori»1R. Guardini, La fine dell’epoca moderna, Morcelliana 1993, pp. 98-101.

Gli Illuministi estrapolarono la libertà, l’uguaglianza e la fraternità dal cristianesimo e li fecero una bandiera laica, spesso anticristiana. «Difendevano i frutti che Cristo aveva portato separandoli dall’origine», commentava Guardini. «Hanno voluto fare un cristianesimo senza Cristo»2R. Guardini, La fine dell’epoca moderna, Morcelliana 1993, pp. 98-101.

E ancora oggi la tentazione è questa: un cristianesimo senza Cristo.

Pensare alla Chiesa come una onlus per i poveri o che per essere cristiani basti la beneficienza.

 

Senza discepolato è un cristianesimo gnostico

Certo, «sei tanto buono, ha dei valori giusti», osservava Papa Francesco, «ma il discepolato è proprio la vera identità del cristiano. Se rimani nel Signore, nella Parola del Signore, nella vita del Signore, sarai discepolo. Se non rimani sarai uno che simpatizza con la dottrina». Aggiungendo che «sarà il discepolato che ci darà la libertà».

Il cristianesimo ridotto a etica o cultura da difendere è una forma gnosticismo, ha spiegato in un’altra occasione il predecessore di Leone XIV.

Così si diventa più individualisti, più isolati, con il nostro gnosticismo. E la Chiesa gnostica è questa: un Dio senza Cristo, un Cristo senza Chiesa, una Chiesa senza popolo.

 

Il cristianesimo come incontro con una Presenza

L’omelia del vescovo di Salisburgo, le parole di Romano Guardini e le riflessioni di Papa Francesco dicono tutte la stessa cosa.

Un cristianesimo ridotto a buonismo o a mera espressione culturale è una pallida imitazione del cristianesimo di Cristo. Il quale non è un’idea, non è un codice morale né una serie di valori o riti che ci fanno sentire buoni o migliori.

Il Cristianesimo è innanzitutto un fatto storico, un avvenimento affascinante che irrompe nella storia e nella vita di ogni uomo. Dio che si rende incontrabile attraverso il volto della comunità cristiana, come spiegavamo recentemente: solo questo scuote la vita degli uomini e parla loro del destino.

Senza questo rimangono tanti gesti di gentilezza e una vaga consolazione, un “cristianesimo conservatore” e uno “progressista”. Ma nessuna risposta. Nessuna verità che dia senso alla sete infinita che abita il nostro io.

Solo un cristiano che partecipa di questa esperienza può difendere i valori, può guardare al povero pensando al suo destino. Non servono strategie culturali o proclami, ma persone che vivano la comunità cristiana lì dove abitano.

Autore

La Redazione

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1 commenti a Il cristianesimo culturale o buonista non interessa a nessuno

  • G.B. ha detto:

    Ricordo che nei primi giorni dopo la sua elezione papa Francesco lo disse in modo ancora più diretto: se la Chiesa smette di annunciare Cristo diventa solo una ONG come le altre.