Sala deserta, annullato il Convegno internazionale Atei. Mai ‘na gioia…

L’ultima Global Atheist Convention, chiamata Reason to Hope, è stata razionalisticamente annullata: quasi nessuno, infatti, era interessato a partecipare. E pensare che tra i relatori principali figurava una ex celebrità come Richard Dawkins.

«In base alla politica di rimborso», si legge infatti sul sito web della Convention ateista che avrebbe dovuto svolgersi a Melbourne (Australia), «in caso di annullamento è rimborsabile solo il prezzo di acquisto del biglietto (tasse incluse). Siamo spiacenti che la cancellazione abbia messo in una situazione difficile, ma le vendite dei biglietti sono state sostanzialmente inferiori alle aspettative ed inferiori ai livelli delle precedenti edizioni, quindi, purtroppo, la Convention non si farà».

Un segnale abbastanza chiaro dell’estinzione dell’ateismo aggressivo e pseudoscientifico in voga fino a pochi anni fa, uno scenario impensabile allora. Né Dawkins, né la presenza dello scrittore Salman Rushdie, famoso per aver definito la religione un “veleno nel sangue”, sono riusciti a radunare sufficienti militanti.

Assieme agli intellettuali era addirittura prevista la presenza di “comici atei” che si sarebbero burlati dei credenti. «Queste persone si ritrovano per deridere l'”ignoranza” delle persone religiose», è stato scritto, «esprimendo rabbia verso i genitori che educano i loro figli nella fede. Quanti modi diversi puoi esprimere la stessa retorica prima che la gente inizi a perdere interesse?». E così è stato. Un movimento nato come “contro” qualcosa e qualcuno, non ha lunga vita se non matura e propone qualcosa di realmente interessante ed alternativo al cuore umano. Si ricordi l’implacabile giudizio del filosofo Philippe Nemo«L’ateismo moderno è morto di morte naturale, si è metafisicamente esaurito e non ha più niente da dire all’uomo».

Il teologo anglicano e australiano Michael Jensen si è comunque detto dispiaciuto del fatto che «non ci sia stato interesse». Infatti, secondo lui, «una Convention globale di atei dovrebbe essere accolta favorevolmente, perché ogni volta che le persone pensano a Dio e al significato della vita è un momento in cui consideriamo più profondamente il valore e lo scopo dell’esistenza umana. Ci rende cittadini migliori». Comprendiamo il buon proposito di Jensen ma purtroppo non ne siamo così convinti: durante un raduno di antisemiti difficilmente si potrà dire che si sta riflettendo profondamente sul “significato delle differenze etniche”.

Come se non bastasse, quasi contemporaneamente è saltata anche la Atheist Conference che si sarebbe dovuta tenere a New York nel luglio 2018. I motivi? Scarso interesse, ancora una volta, litigi e guerre intestine. Mai ‘na gioia.

La redazione

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