L’intolleranza dei militanti LGBT

Femen 
 
 
di Andrea Acali
da Il Tempo 15/01/13
 
 

La dimostrazione delle attiviste di Femen in piazza San Pietro durante l’ Angelus di domenica scorsa può essere presa a paradigma del livello di tolleranza di cui sono capaci certi «movimenti».

Se entrassi in un qualsiasi circolo omosessuale brandendo un cartello con scritto, ad esempio, «State zitti» o «Io credo in
Dio», il minimo che potrebbe capitarmi sarebbe di essere tacciato per omofobo. Invece quattro «signorine» esibizioniste possono tranquillamente pensare di creare un’indegna gazzarra durante una riunione di preghiera a cui partecipano migliaia di fedeli e di imporre il silenzio ad una persona che, piaccia o no, è un’ autorità morale e una guida spirituale per milioni di persone. Chi è il vero intollerante?

La Chiesa su questo fronte è chiarissima. Basta rileggersi un passaggio della lettera ai vescovi scritta nel 1986 dall’ allora card. Ratzinger: «Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti» vanno sempre condannati perché «rivelano una mancanza di rispetto per gli altri. La dignità propria di ogni persona dev’ essere sempre rispettata». La realtà è che si sta verificando una discriminazione al contrario. Esprimere idee, difendere principi che non piacciono al movimento omosessuale comporta automaticamente l’ accusa di essere retrogradi, oscurantisti e omofobi.

 

Qui sotto due modi differenti di manifestare le proprie idee

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