Morto Neil Armstrong, grande astronauta cristiano

Con quella famosa frase, «questo è un piccolo passo per un uomo, ma un balzo gigantesco per l’umanità», Neil Armstrong è entrato nella storia; è stato, infatti, il primo essere umano a camminare su un corpo celeste extra terrestre. Ingegnere aeronautico statunitense, fu assunto alla NASA come aviatore e, nel 1962, fu selezionato come astronauta sempre dalla stessa agenzia spaziale. Il 25 agosto 2012, si è spento all’età di 82 anni a causa di alcune complicazioni cardiache.

Armstrong divenne astronauta nell’epoca della grande “corsa allo spazio”, che vide fronteggiarsi le due superpotenze mondiali, Unione Sovietica e Stati Uniti, alla conquista dell’universo. La prima grande impresa fu compiuta dai russi nel 1961, quando Yuri Gagarin divenne il primo uomo a volare nello spazio. Al congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, l’allora premier dell’U.R.S.S., Nikita Kruscev, disse : “Gagarin è volato nello spazio, ma non ha trovato nessun Dio”. Kruscev considerava quel volo come una conferma della fondatezza dell’ateismo sovietico e dell’irragionevolezza delle religioni.  Dopo il crollo della potenza sovietica, alcuni ex colleghi di Gagarin rivelarono che il cosmonauta era un cristiano ortodosso, e che aveva fatto battezzare una delle due figlie proprio alla vigilia del famoso viaggio. Mentre Kruscev, quindi, “esultava” per quella che, a suo dire, era la vittoria dell’ateismo sulla religione, Gagarin confidava ad alcuni colleghi che «chi non ha mai incontrato Dio sulla Terra, non lo incontrerà neppure nello spazio».

Gagarin morì nel 1968, e non fece in tempo ad assistere all’impresa degli Stati Uniti che, non solo portarono un uomo nello spazio, ma gli diedero anche la possibilità di “passeggiare” su un corpo extraterrestre. E così, il 20 luglio 1969, la missione “Apollo XI” con la sua storica squadra (Armstrong, Aldrin e Collins), allunò sul suolo del nostro satellite; Armstrong fu il primo a toccare il suolo lunare e, davanti a milioni di telespettatori, pronunciò la storica frase.

Neil Armstrong era un uomo profondamente religioso. Durante una visita a Gerusalemme, nel 1988, chiese a Thomas Friedman, professore di archeologia biblica, di portarlo in un luogo in cui poteva essere certo che Gesù avesse camminato. Una volta arrivato nei pressi dei resti delle scale del tempio costruito da Erode il Grande, Armstrong si raccolse in preghiera. Al termine della sua meditazione, si rivolse a Friedman : «Per me, aver camminato su queste scale, ha un significato maggiore dell’aver camminato sulla Luna».

Da Gagarin  ad Armostrong, fino ad arrivare a Paolo Nespoli, astronauta italiano che ha recentemente vissuto per sei mesi all’interno della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), a circa 500km dalla superficie del nostro pianeta (con tanto di saluto del Pontefice Benedetto XVI). Nespoli ha raccontato che, per lui, trovarsi a vivere sospesi a 500Km dalla Terra «è un po’ il senso della fine della Fisica e dell’inizio della Metafisica». Se in un primo tempo, vivere nello spazio da una certa sensazione di impotenza («Uscire fuori dall’atmosfera terrestre ti dà la possibilità di vedere il mondo con degli occhi diversi; in un certo senso ti fa vedere il grande -la Terra- come fosse l’ultrapiccolo: e ciò ti fa sentire ancora più piccolo»), successivamente porta l’astronauta a riflettere sulle proprie capacità e su sé stesso: «Porsi degli obiettivi a prima vista “impossibili” è un modo per rendere più possibili le cose di tutti i giorni. E fa parte della nostra natura umana il voler tentare sempre di più, il conoscere sempre più: andare nello spazio è un’occasione per essere noi stessi».

Nicola Terramagra

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