Craig Venter: dubbi sui meccanismi darwiniani


di Enzo Pennetta*
*biologo (www.enzopennetta.it)



Tutti conoscono Craig Venter, lo scienziato che nel 2000 portò a termine il sequenziamento del DNA umano e che nel 2010 attirò nuovamente su di sé l’attenzione con l’annuncio della realizzazione della prima cellula con DNA artificiale (erroneamente definita da molti “cellula artificiale”, cfr. Craig Venter e la bufala della creazione della “vita artificiale”).

Come riportato sul sito del New York Times, nel 2009 Venter era stato contattato dalla EXXON per lavorare alla produzione di biocarburanti da ricavare dalle alghe, per l’impresa la compagnia petrolifera era disposta a stanziare l’ingente cifra di 600 milioni di dollari.

Dopo un anno veniva dato l’annuncio della produzione della prima “cellula artificiale”, Venter legò subito la nuova tecnica alla possibilità di ottenere microrganismi utili per la produzione di biocarburanti, come si può leggere sul New York Times del 20 maggio 2010: “Il dottor Venter chiama il risultato una “cellula sintetica”, e presenta la ricerca come una pietra miliare che aprirà la strada alla creazione da zero di microbi utili per produrre i prodotti come i vaccini e biocarburanti”.

Si giunge così a pochi giorni fa, a metà ottobre 2011, quando in una conferenza Venter ribadisce che la strada migliore per ottenere alghe adatte alla produzione di biocarburanti non è quella di ottenere un organismo geneticamente modificato, ma di ricorrere ad un organismo dal DNA totalmente artificiale: «Io credo che l’approccio per una cellula totalmente sintetica sia il modo migliore per ottenere un’innovazione davvero determinante».

Ma in uno scambio di e-mail rivelato su Foreign Policy dal giornalista Steve LeVine, Craig Venter dice qualcosa di molto più rilevante: «Per chiarire il mio punto di vista, l’alleanza con Exxon è in corso e sta ancora esplorando una gamma di opzioni per trovare il modo migliore per ottenere le alghe per lo sviluppo dei biocarburanti. Come ho detto ieri, e come ripeto e credo da tempo, le fibre di alghe naturali non ci porteranno a quello di cui abbiamo bisogno per quanto riguarda la scala di produzione per un’alternativa utile ai carburanti e ciò è stato già provato. La manipolazione genetica delle fibre naturali è al momento il modo migliore, più veloce e più efficace per lavorare con le alghe per ricavarne lipidi, quindi SGI ed Exxon continuano a lavorare su questo».

Craig Venter dichiara che le alghe disponibili non sono utilizzabili per la produzione di biocarburanti, e che se si vuole sperare di giungere ad un risultato si dovrà ricorrere alla manipolazione genetica. Ma a questo punto il biologo si spinge oltre, fa un’affermazione molto interessante: «Personalmente credo che ultimamente abbiamo bisogno di fare ricerche su una cellula di alga costruita totalmente in modo sintetico (e SGI ci sta provando con finanziamenti interni) per giungere ai livelli di produzione necessari, ma ciò non fa parte al momento dell’accordo tra Exxon Mobil e SGI. Ho detto e spero davvero che possa essere un qualcosa sui cui SGI e Exxon possano lavorare insieme».

Craig Venter con quest’ultima affermazione dichiara che con le mutazioni casuali di un genoma non potrà ottenere il risultato desiderato: per sperare di ottenere la fibra giusta bisognerà progettarla. Il concetto viene poi ribadito ulteriormente: «La collaborazione SGI-Exxon si sta concentrando nel capire se con l’ingegneria metabolica e le mutazioni genetiche si possa incrementare notevolmente la produzione di idrocarburi per portarla ai livelli necessari, partendo dalle fibre naturali che abbiamo studiato. Io credo che l’approccio per una cellula totalmente sintetica sia il modo migliore per ottenere l’innovazione davvero determinante di cui abbiamo parlato ieri».

Con quest’ultima frase la ricerca di Venter diventa, che lui ne sia consapevole o no, forse il primo vero esperimento di verifica della teoria neodarwiniana: capire se “con l’ingegneria metabolica e le mutazioni genetiche” si possa davvero giungere ad una evoluzione delle alghe. Ma lui la sua risposta l’ha già data: per far evolvere le alghe l’unica strada è progettarle.

Secondo Venter il meccanismo per “caso e necessità” non garantisce dunque il risultato cercato, se si vuole ottenere la fibra giusta, bisogna progettarla. È dunque un approccio non darwiniano quello che consente i risultati migliori.

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