Eutanasia? No grazie, tutelare vita vince sull’autodeterminazione

Eutanasia  
 
di Paolo Pesce*
*medico di Medicina Generale

 
da Il Piccolo, 09/09/13
 

Le segnalazioni delle ultime settimane hanno ospitato numerosi interventi sul tema dell’eutanasia, alcuni a favore ed altri contrari. L’eutanasia viene sostenuta quale massima espressione del diritto all’autodeterminazione. Vengono citati casi a tutti noti, come quello di Piergiorgio Welby e quello di Eluana Englaro. Cerchiamo di liberarci dal carico dell’emotività che suscitano casi così drammatici e approfondiamoli tema su un piano un po’ più profondo.

I due casi citati evidenziano il grave pericolo insito nel rappresentante legale di una persona che non può esprimere il proprio pensiero. Nel caso Welby, infatti, la moglie aveva autorizzato l’applicazione del respiratore perché non voleva vederlo morire. Ma questa scelta è stata fatta, per quanto noto, contro la volontà di Welby. Quindi la moglie non ha tutelato veramente gli interessi del marito che, alla lunga, ha chiesto che gli venisse tolto il respiratore.

Anche il caso Englaro, contrariamente a quanto comunemente si dice, è la manifestazione di un abuso da parte del tutore, in questo caso il padre. Egli infatti si è battuto per il diritto all’autodeterminazione, ma non ha difeso la scelta della figlia, poiché la figlia non ha mai chiesto di venire uccisa. Il giudice non ha autorizzato la morte di Eluana sulla base di una richiesta documentale, scritta dalla Englaro, ma su una sua supposta idea legata al suo stile di vita e di pensiero prima dell’incidente. Il tutore, cioè il padre, ha fatto realmente l’interesse della figlia? Nessuno lo saprà mai, ma non possiamo neppure affermare aprioristicamente di sì.

Diversa è la condizione di chi autonomamente richiede l’eutanasia. In questo caso la si può autorizzare? Mi dispiace per coloro che hanno raccolto le firme pro eutanasia e per coloro che hanno firmato, ma la risposta è negativa. Lo Stato italiano, pena rinnegare la sua identità espressa nella Costituzione, non può legalizzare l’eutanasia perché essa si fonda sul principio, peraltro legittimo entro certi limiti, dell’autodeterminazione, ma questo principio è di rango inferiore rispetto un altro principio, che è quello della difesa della vita della persona. La tutela della vita è più importante dell’autodeterminazione e, per questo motivo, l’eutanasia viola i principi costituzionali. Perciò lo Stato, che deve legiferare dando la priorità ai principi più importanti, e subordinando quelli di minor peso, non può legalizzare l’eutanasia. Questo è il motivo per cui la firma di personalità istituzionali, cioè di Serracchiani, Bassa Poropat e Cosolini, rappresenta un segno di particolare gravità e preoccupazione.

Questa è una riflessione laica, indipendente dalla fede e dal concetto di sacralità della vita che non tutti condividono. Che dire, poi, di quell’uomo che ha attuato l’eutanasia per un tumore che neppure aveva e che, quindi, è morto senza motivo? In ultimo un commento a chi difende i Welby e gli Englaro affermando che sono esseri umani, come se questo fosse stato negato nella recente lettera del dottor Gabrielli. Non confondiamo le carte in tavola! Nessuno, neppure Gabrielli affermerebbe che non sono esseri umani. Anzi, sono persone umane, ed il termine persona sottolinea ancora di più la loro dignità, ma ciò non toglie che i loro casi siano stati strumentalizzati.

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48 commenti a Eutanasia? No grazie, tutelare vita vince sull’autodeterminazione

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  1. Giovanni ha detto

    “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.” (Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo)
    Io penso che in questo articolo non sia stata evidenziata la differenza fra diritto e dovere. Il diritto alla vita, in quanto diritto, non è una costrizione e un uomo, in quanto libero nei suoi diritti, è libero di decidere se rinunciare o non a questo.
    Un uomo che chiede la morte durante una grave malattia è un uomo che non prova più nessuna dignità e la coercizione alla vita sarebbe un vero e proprio atto di tortura nei suoi confronti

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    • Jack ha detto in risposta a Giovanni

      Innanzitutto non esiste alcun diritto alla morte, la morte è un atto biologico che a tutti spetta. Nessuno ha diritto ad avere due orecchie o tre occhi.

      Secondariamente un uomo può desiderare di morire per vari motivi, così come può avere desiderio di amputarsi una mano o strapparsi i capelli. La medicina interviene per tentare di risolvere il problema a monte, cioè il motivo per cui il paziente chiede di morire.

      Infine, il paziente non ha alcun diritto di chiedere allo stato o ad altri medici di essere complice di un omicidio. Se il paziente non prova più nessuna dignità cosa dire a chi non è malato e comunque non vede dignità nella sua vita? Ogni volta che si ferma un sucida mentre si butta dal balcone è un atto di coercizione e di tortura nei suoi confronti?

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      • Emanuele ha detto in risposta a Jack

        …Infatti, non capisco come mai chi desidera morire non ci pensa per conto suo. Nessun dottore negherà dei sonniferi; basta una dose elevata ed il gioco è fatto. Rapido ed indolore.

        Non capisco che senso ha “imporre” ad un medico di praticare l’eutanasia, quando uno può provvedere da solo. Se poi desidera l’assistenza, certo troverà qualche amico che gli farà compagnia in questo difficile passaggio.

        Insomma, a cosa serve istituzionalizzare una cosa che uno può fare facilmente in autonomia?

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        • andrea g ha detto in risposta a Emanuele

          “Non capisco che senso ha “imporre” ad un medico di praticare
          l’eutanasia”:
          hai perfettamente ragione, non ha alcun senso, sul piano della
          logica, perlomeno.
          Il senso, o meglio una caricatura di esso”, lo si può trovare
          soltanto nell’accecamento dell’ego autonomo, nell’oscurità determinata
          dalla lontananza da DIO.
          “IO sono la Luce del mondo”, dice il Signore.
          Spenta Essa, viene eliminata la possibilità di comprendere.

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        • LeCorbeau ha detto in risposta a Emanuele

          “…Infatti, non capisco come mai chi desidera morire non ci pensa per conto suo. Nessun dottore negherà dei sonniferi; basta una dose elevata ed il gioco è fatto. Rapido ed indolore.”
          Se sei paralizzato come fai?

          “Se poi desidera l’assistenza, certo troverà qualche amico che gli farà compagnia in questo difficile passaggio.”
          Salvo poi essere imputato di omicidio.

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          • Emanuele ha detto in risposta a LeCorbeau

            …beh, se il suicida ha fatto tutto da se, non credo che ci siano problemi… Vogliamo farla proprio pulita: il suicida fissa un appuntamento via mail o SMS, senza precisare le intenzioni, e 10 minuti prima che arrivi l’amico si imbottisce di sonniferi.

            L’amico aspetta che sia morto, poi chiama il 118, dichiarando che l’altro si è sentito male, ma non ha vouto chiamare nessuno… purtroppo l’ambulanza è arrivata tardi…

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    • Katy ha detto in risposta a Giovanni

      Concordo con Jack…credo che stai sostenendo un concetto di autodeterminazione radicale che non esiste nel codice civile e nella nostra costituzione. L’autodeterminazione ha dei limiti, tant’è che esistono delle regole a volta per salvaguardare gli altri e altre volte per salvaguardare se stessi da se stessi (penso le leggi anti-infortuni o per salvaguardare la vita, come le cinture di sicurezza obbligatorie ecc.).

      Se fosse vero quanto dici chiunque si recasse in ospedale dicendo di non avere una vita degna perché gli mancano due dita della mano avrebbe il diritto a suicidarsi e i casi assurdi possono continuare, sopratutto quando coinvolgono la psicologia umana.

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    • Penultimo ha detto in risposta a Giovanni

      Il problema e che non stai soppesando lo stato di difficoltà Psicologiche in cui può trovarsi quell’uomo cosa che la stessa Psicologia deve aprofondire,cosa che è dibatuta da tutti,ma che comunque deve avere supporto dalla Psicologia su questo fronte.

      —–

      Sul piano dell’autodeterminazione,ricordo che l’individuo non si autodeterminando,si stà auto/in/determinando visto che sceglie di non esistere più piutosto che di esistere,ovvero,In realtà “determina una indeterminazione”.La dichiarazione dei diritti dell’uomo non implica logicamente che l’eutanasia sia giusta.Infatti non si vede in che senso una persona che sceglie di avere una Dignità maggiore nel suicidio assistito abbia un’autodeterminazione della dignità rispetto a chi non fà questa scelta,ovvero è perchè mai chi sceglie il suicidio avrebbe “una dignità maggiore” rispetto a che nelle medesime condizioni non lo fà?Il principio di autodeterminazione dibatutto in filosofia non può trasformarsi latu sensu in una libertà assoluta,”mi autodetrmino quando dispongo di una libertà assoluta”,il fatto è che questo che è un concetto POTENZIALE e ideale ma NON di Fatto o Reale,di fatto non si dispone l’autodeterminazione per tante cose,proprio perchè si vive in una società dove il mio principio di autodeterminazione è limitato da quello degli altri.

      Un uomo che non prova più per sè dignità non implica che non la abbia più e certamente mi pare irragionevole pensare di aquisirla morendo,dal momento che la morte non dice nulla sulla dignità,è inesistenza non è che dopo che è morto dice:”ho trovato la mia dignità” ,e come ho detto prima bisogna stare attenti a capire che una persona più che reclamare una dignità potrebbe trovarsi in difficoltà,è anche comprensibile che una persona possa desiderare la morte in certe situazioni,tuttavia è necessario anche un distacco ragionevole,tra la pretesa e la lucidità- che deve necessariamente avere per dovere chi li stà intorno(comprnesibile che ci siano difficoltà) con cui viene richiesta.

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    • lorenzo ha detto in risposta a Giovanni

      Io sono liberissimo di ritenere che la mia vita non sia degna di essere vissuta e di rinuncirvi.
      Se tuttavia qualcuno aderisse a queste mie idee, significherebbe che è venuto meno al primo e più iportante dei diritti umani: il diritto alla vita per tutti.

      Quando una società ritiene di poter gestire il diritto alla vita in base alla dignità personale, abbiamo già visto come va a finire.

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  2. Daniele ha detto

    Le stesse argomentazioni si potrebbero fare, pari pari, per l’aborto:

    “Lo Stato italiano, pena rinnegare la sua identità espressa nella Costituzione, non può legalizzare l’interruzione volontaria di gravidanza (ivg) perché essa si fonda sul principio dell’autodeterminazione della donna: questo principio è di rango inferiore rispetto ad un altro principio, che è quello della difesa della vita della persona (il concepito è una persona, non un oggetto). La tutela della vita del concepito è più importante dell’autodeterminazione della madre e, per questo motivo, l’ivg viola i principi costituzionali. Perciò lo Stato, che deve legiferare dando la priorità ai principi più importanti, e subordinando quelli di minor peso, non può legalizzare l’ivg. Questo è il motivo per cui la Legge 194, che dal 1978 ad oggi ha permesso lo sterminio di milioni di creature umane innocenti ed indifese, rappresenta un segno di estrema gravità e preoccupazione.”

    Quindi si può benissimo concludere che la Legge 194 sia in palese contraddizione con il concetto della tutela della vita espresso dalla Costituzione: cioè la 194 è anticostituzionale!

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  3. beppina ha detto

    Nessuna persona dovrebbe avere il diritto di chiedere alla collettività di attuare la propria morte nella misura in cui dovere imprescindibile della collettività é migliorare l’esistenza di ogni persona garantendo, nei limiti del possibile, sicurezza, lavoro e salute durante la sua vita. Se per qualche persona si concretizzasse (ufficialmente) l’eccezione vorrebbe dire che la collettività non ha adempiuto o non é riuscita ad adempiere al suo dovere primario. Alla persona deve essere garantito invece un percorso dignitoso ed indolore verso la morte naturale in quanto evenienza ineluttabile alla fine della vita ovvero evenienza ineluttabile al termine di una malattia con decorso mortale.

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  4. Alessandro ha detto

    Visto che mi pare siano state abbandonate le calssiche posizioni giusnaturalistiche che di solito caratterizzano articoli e commenti in questo sito in favore di un approccio positivistico alla questione, vorrei dare un semplice contributo giuridico. Non c’è nessun articolo nella costituzione da cui argomentare una incostituzionalità di una eventuale legge che ammettesse l’eutanasia. Se ritenete il contrario citatelo e ne discutiamo (l’articolo che commentiamo non cita alcun riferimento). Nemmeno può dirsi che il nostro ordinamento vieta il suicidio ed infatti chi tenta il suicidio non è sottoposto ad alcuna conseguenza nè civile nè penale (per chi ci riesce il problema evidentemente non si pone). La vita ha certo tutela nel nostro ordinamento ma nella tradizionale accezione del divieto di cagionare la morte altrui o di concorrere, anche moralmente, a cagionarla (istigazione al suicidio art. 580) anche quando vi sia il consenso dell’avente diritto (appunto il divieto di eutanasia – art. 579 c.p).
    Credo poi che questa discussione per essere proficua dovrebbe abbandonare da un lato o dall’altro esempi inutilmente iperbolici e riflettere sulla situazione di un uomo la cui vita abbia ormai come unico scopo combattere la malattia in sofferente attesa che la malattia prevalga, fermo restando, ovviamente, che nessuno può obbligare nessuno a praticargli l’eutanasia. Di questo tutto sommato si discute e non di altro.

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    • Hugo ha detto in risposta a Alessandro

      Innanzitutto questo articolo mi pare ripreso da un altro sito web, basterebbe leggere. In secondo luogo l’eutanasia è ovviamente incostituzionale, come è spiegato benissimo qui: http://www.lexitalia.it/articoli/lagrotta_eutanasia.htm
      Chiunque di noi combatte la malattia in sofferente attesa che la malattia prevalga…su cosa vuoi confrontarti non ho capito.

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    • Emanuele ha detto in risposta a Alessandro

      All’art. 2 leggiamo:
      La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo

      E all’art. 32 leggiamo:
      La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana

      Ora, la nostra costituzione non precisa quali siano i diritti fondamentali dell’uomo. Conviene allora riferirsi alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo dell’ONU. Tale dichiarazione è stata sottoscritta dall’Italia e quindi non può essere in contrasto con la nostra Costituzione.

      Leggiamo:
      Ogni individuo ha diritto alla vita…” (art. 3)

      Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute … con particolare riguardo … alle cure mediche … ed ha diritto alla sicurezza in caso di … malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.” (art. 25 comma 1)

      La Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, anch’essa sottoscritta dall’Italia, è ancora più esplicita:
      Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge.
      Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo
      che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un
      tribunale, nel caso in cui il reato sia punito dalla legge con tale
      pena.
      ” (art. 2)

      Quindi il diritto alla vita è inviolabile e nessuna legge può limitarlo, poiché è contrario al rispetto della persona umana. Inoltre la Comunità Europea proibisce di cagionare la morte volontariamente.

      Viceversa, non leggiamo nelle Dichiarazioni nessun accenno al diritto di morire.

      Dunque, sì, l’eutanasia è incostituzionale…

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      • stefan@ ha detto in risposta a Emanuele

        Sono senza parole, la convenzione dei diritti dell’uomo legittima la pena di morte? Devo andare a rivederla.
        Comunque lo stesso riferimento alla legittimità della pena di morte contraddice la tua affermazione che il diritto alla vita è inviolabile, e che nessuna legge può limitarlo. Perchè in base alla legge si può togliere la vita addirittura contro la volontà del soggetto.

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        • stefan@ ha detto in risposta a stefan@

          Ho controllato, l’art.1 è stato modificato con il Protocollo VI Strasburgo 1984 con l’abolizione della pena di morte: “La pena di morte è abolita. Nessuno può essere condannato a tale pena né giustiziato“.

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        • Hugo ha detto in risposta a stefan@

          Hai ragione, il diritto alla vita non ovviamente inviolabile, esiste infatti la legittima difesa. Tuttavia questo non c’entra nulla con l’eutanasia, che è ovviamente anticostituzionale.

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    • lorenzo ha detto in risposta a Alessandro

      Lo sapevi che la vita conduce inevitabilmente ed irrevocabilmente alla morte e che non esiste alcuna cura contro questa malattia?
      E lo sapevi che talune vite sono una sofferenza dall’inizio alle fine?

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      • LeCorbeau ha detto in risposta a lorenzo

        Sì, vero.
        Però se tu fossi completamente immobilizzato, in un polmone d’acciaio e nutrito artificialmente forse non saresti così soddisfatto.
        A volte bisogna mettersi nei panni degli altri.
        E che alcune vite siano piene di sofferenze è vero, ma qui è la persona che decide,non un esterno. E se la persona nonostante tutto vuole vivere, dove è il problema?
        Ti faccio il mio esempio: se fossi ridotto nelle condizioni di cui sopra io probabilmente vorrei continuare a vivere, ma non è detto che per tutti sia così.
        Lo stesso per chi è malato terminale: se non vuole continuare a soffrire puoi tu imporre la tua visione?

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        • lorenzo ha detto in risposta a LeCorbeau

          Se io voglio continuare a vivere o meno è solo affare mio.
          Io però non posso nel modo più assoluto, se non per legittima difesa, dare la morte ad un’altra persona: il diritto alla vita, infatti, non è delegabile ad alcuno.

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          • LeCorbeau ha detto in risposta a lorenzo

            Quindi una persona impossibilitata che fa?
            Si usa un semplice macchinario o una persona preposta allo scopo.

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            • lorenzo ha detto in risposta a LeCorbeau

              Persone preposte allo scopo?
              Ti riferisci ai boia o agli assassini?

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              • Marcoz ha detto in risposta a lorenzo

                È possibile utilizzare un dispositivo gestito dal diretto interessato, in modo che possa decidere autonomamente. È possibile “schiacciare un bottone” con il solo movimento delle pupille.

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        • Laura ha detto in risposta a LeCorbeau

          La soddisfazione per la propria vita dipende anche dal senso che si attribuisce alla vita stessa. Esistono persone sane disperate e malati paralizzati felici perché i primi non riescono dare un vero senso alla loro vita. Dunque sono autorizzati a chiedere allo stato il suicidio?

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          • LeCorbeau ha detto in risposta a Laura

            La persona sana che vuole suicidarsi ha tutti i mezzi per farlo, se lo desidera.

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            • Emanuele ha detto in risposta a LeCorbeau

              Il caso Welby dimostra che aveva tutto il tempo per provvedere per tempo…

              Per il caso Englaro, invece, si tratta di omicidio… Infatti, Eluana non poteva comunicare e, dunque, anche ammesso che avesse in passato manifestato la volontà di morire, non ha potuto esprimere la sua volontà attuale (non poteva comunicare).

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              • LeCorbeau ha detto in risposta a Emanuele

                Casi particolari non giustificano il tutto.
                Nel caso di Welby ha deciso in un certo momento, prima probabilente ha sperato di guarire o in un miracolo, chi lo sa?
                Non ci trovo niente di male.

                Nel caso di Eluana non ho dati sufficienti per decidere ed esprimermi, quindi taccio.

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                • Emanuele ha detto in risposta a LeCorbeau

                  Le scelte hanno delle conseguenze… Quando non puoi più provvedere a te stesso devi accontentarti… Non puoi pretendere che gli altri facciano quello che avresti dovuto fare a suo tempo.

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    • beppina ha detto in risposta a Alessandro

      Credo poi che questa discussione per essere proficua dovrebbe … riflettere sulla situazione di un uomo la cui vita abbia ormai come unico scopo combattere la malattia in sofferente attesa che la malattia prevalga, fermo restando, ovviamente, che nessuno può obbligare nessuno a praticargli l’eutanasia. Di questo tutto sommato si discute e non di altro.

      Permettere che il fatalismo avviluppi la persona é la porti a perorare la propria morte; questo tutto sommato é quello di cui si discute. Quando ciò avviene c’é “qualcosa di sbagliato” nell’organizzazione della comunità umana e quando viene ufficialmente permessa la programmazione della propria dipartita vuol dire semplicemente che ignavia ed errata valutazione del libero arbitrio nascondono semplicemente la volontà di dimenticare il “qualcosa di sbagliato” o semplicemente di non approfondire i perché del “qualcosa di sbagliato”.

      Del resto richiedere alla collettività la programmazione della propria morte di fatto si configura come una “decisione” e non come una “scelta”. E si sa che le decisioni possono considerarsi anche il risultato di un ultimo atto di un percorso sentito come “obbligatorio”; da cui l’imprescindibile necessità di intervenire sulla dinamica causa-effetto che porta al percorso sentito come “obbligatorio”. E se non c’é l’agire contro le cause viene meno una delle motivazioni principali che giustificano l’esistenza della stessa collettività umana; non ci vuol molto a speculare con logica sulle possibili conseguenze successive di questa ultima constatazione.

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  5. Giorgio ha detto

    Telegraficamente:
    1) è la depressione che spinge l’uomo a desiderare la morte, ahimè
    2) l’autodeterminazione pura è una utopia. Le scelte di un individuo sono un mix autodeterminazione e eterodeterminazione. La nostra “autodeterminazione” e il contesto in cui viviamo influenzano pesantemente l'”autodeterminazione” degli altri.
    3) Proprio per questo una legge sull’eutanasia sarebbe pericolosa, perchè il dolcemente morto condizionerebbe altre persone sulla scelta della morte.
    4) Sappiamo bene che caduto questo paletto, per la natura incline al peccato dell’uomo (o prosaicamente per il cosiddetto moral hazard), ne cadrebbero altri in una spirale senza fine.

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    • andrea g ha detto in risposta a Giorgio

      Esattamente: un volta inclinato il piano, si scivola giù, senza
      mai toccare il fondo.
      Inevitabile, tutto ciò, nel momento in cui si vuole agire immersi
      nella più completa oscurità.
      Non a caso dice il Signore:
      -“IO sono la Luce del mondo, chi mi segue non cammina nelle tenebre,
      ma ha la luce della vita”-Gv VIII,12-

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      • LeCorbeau ha detto in risposta a andrea g

        Scusa, ma inclinando a sufficienza il piano, puoi fare scivolare anche una portaerei.
        Questa storia del piano la trovo poco logica.

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        • Laura ha detto in risposta a LeCorbeau

          Perché dici che è poco logica? Guarda gli sviluppi nei Paesi Bassi: prima eutanasia solo ai malati terminali, poi a tutti i malati, poi agli anziani soli, poi a chi è depresso e ora anche ai bambini malati. Tutto già previsto fin dall’inizio perché quando crei una fessura poi il muro viene giù facilmente.

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          • LeCorbeau ha detto in risposta a Laura

            Perchè tutto può avere conseguenze negative.
            Il piano inclinato è un giochetto logico, anzi non logico per spaventare proponendo conseguenze non verificabili.
            Se stessimo a pensare alle possibili conseguenze future negative di ogni cosa saremmo ancora fermi di fronte al fuoco delle caverne.
            Va bene un pò di cautela, ma poi si fantastica.
            Poi paragonare altri stati va bene fino ad un certo punto.
            L’Italia è mooolto diversa.

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            • Emanuele ha detto in risposta a LeCorbeau

              Nell’Italia è mooolto diversa, si propongono però a modello proprio i paesi come Olanda e Svizzera, dove la depressione è accetta come motivo per chiedere il suicidio assistito.

              Quindi, non si tratta di conseguenze ipotetiche, ma di modelli da imitare di cui sappiamo già tutto…

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              • LeCorbeau ha detto in risposta a Emanuele

                Sì, ma fermiamoci a quello di cui si discute.
                Per il momento in Italia non si parla di quello che tu prospetti, quindi sono semplici tesi.
                Quindi inutili.

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                • Emanuele ha detto in risposta a LeCorbeau

                  Il bel progetto di legge italiano prevedeva di far morire di fame e sete i malati terminali… Forse per te è molto umano e dignitoso…

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          • andrea g ha detto in risposta a Laura

            Esattamente.

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  6. Alessandro ha detto

    Mamma mia quante risposte….ci provo. Hugo, ho letto l’articolo che mi hai indicato. Naturalmente replicare ad ogni argomento lì posto non è qui possibile ed è solo per questo che mi concentro su l’ultimo paragrafo dove l’autore pone il problema della definizione di eutanasia e della connessa distinzione tra fatto commissivo e omissivo pur sapendo che (giuridicamente parlando) non impedire un fatto che si ha il dovere di impedire equivale a commetterlo. Alla fine quindi l’articolo riduce la questione ai limiti costituzionali entro i quali l’eutanasia sarebbe legittima piuttosto che ad una incostituzionalità tout court e in definitiva sarebbe legittima solo senza il concorso di altri che possono solo astenersi. E’ solo che questa impostazione riduce il problema alla concreta possibilità di un soggetto di provvedere da solo (come più sopra seccamente spiega emanuele in risposta a jack) e esclude questa possibilità per chi non è in grado di farlo. Ma poichè nella comune accezione di eutanasia rientra anche “staccare le macchine” (che è atto commissivo) la conclusione dell’articolo risulta contraddittoria con la premessa è tutto sommato più che predicare l’incostituzionalità dell’eutansia ne propone una definizione restrittiva che renderebbe costituzionalmente illegittima l’eutanasia solo se con questa si intende l’atto di aiutare a morire una persona che può suicidarsi da sola. Più conreta alla fine la considerazione di Emanuale che si cimenta nel problema aperto dell’identificazione dei diritti inviolabili e si richiama alle dichiarazioni europea e universale. L’inviolabilità non è però assoluta. Il richiamo alla pena di morte negli articoli che citi ne è un esempio. Altri nè esistono come ad esempio tutte le scriminanti al reato di omicidio (legittima difesa, adempimento del dovere) che bilanciano valori diversi e spesso individuali con quello della vita. Tutte queste deroghe hanno peraltro in comune di prescindere dal consenso dell’avente diritto. Mentre nell’eutansia nessuno viola il diritto ed è lo stesso avente diritto a disporre della propria vita solo che, in alcuni casi ha, come visto, bisogno della collaborazione di terzi per potervi provvedere. Beppina, il tuo approccio è diverso e forse (dal mio punto di vista) il più interessante anche se piuttosto sfumato se da inserire in un discrso sulla costituzionalità. Mi pare di intendere che tu ritieni che anche la scelta individuale dell’uomo di attuare la propria morte non possa vedere la collettività come soggetto estraneo dovendo anzi assumere la collettività la responsabilità di questa scelta sentita come obbligata per evitare a monte che una tale scelta possa formarsi. Anche da un punto di vista giuridico la questione che poni ha molto senso, ma per discuterne ho bisogno (nei limiti qui possibili e se hai voglia) che tu, come si dice, “esploda” il tuo ragionamento (che credo poi convolga anche la posizione di Giorgio…della quale non condivido però il richiamo alla depressione).

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    • beppina ha detto in risposta a Alessandro

      Mi pare di intendere che tu ritieni che anche la scelta individuale dell’uomo di attuare la propria morte non possa vedere la collettività come soggetto estraneo dovendo anzi assumere la collettività la responsabilità di questa scelta sentita come obbligata per evitare a monte che una tale scelta possa formarsi.

      Ripeto, a mio parere non é una “scelta” ma una “decisione”. Sarebbe scelta se il soggetto si trovasse successivamente nella condizione di valutare la bontà o meno della stessa scelta fatta; ma essendo atto finale e senza ritorno…
      Inoltre non é la persona che attua la propria morte ma la persona richiede l’intervento della collettività “trasferendo” a quest’ultima l’onere di procedere alla terminazione.
      Per il resto c’é poco da dire: la collettività umana dovrebbe agire con l’obiettivo di ridurre la sofferenza, portare benessere, abbassare i rischi sanitari, ecc… Se la collettività umana accetta ufficialmente la programmazione ed attuazione della morte anticipata di parte dei suoi componenti vuol dire di fatto che ha fallito in ciò che giustifica ineluttabilmente la sua stessa esistenza. A meno che non si consideri la “società umana” in altro modo… o a meno che la collettività venga portata ad agire col metodo dei due pesi e due misure (il che é anche peggio).

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      • Alessandro ha detto in risposta a beppina

        si…scusa, ponevi una distinzione tra scelta e decisione che non ho colto e che è essenziale al tuo ragionamento (nel senso che mi chiarisce quel sentirsi obbligato di cui parlavi). Quel che dici è molto profondo ed è un punto di vista che non ho mai considerato…ho bisogno di rifletterci

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    • Hugo ha detto in risposta a Alessandro

      Che bello leggere finalmente un commento di disaccordo di una persona preparata e che ha davvero voglia di confrontarsi…è una rarità! Grazie Alessandro mi auguro che tu possa e voglia intervenire sempre più spesso!

      Il documento che ti ho citato infatti spiega tra le righe che esiste il diritto a suicidarsi ma non il diritto a chiedere un complice per farlo (che sia un altro uomo o lo stato). Lo Stato ha il dovere di proteggere la vita dei suoi cittadini, anche contro la loro stessa volontà. Un esempio classico sono l’obbligatorietà delle cinture di sicurezza salvavita o il caschetto salvavita per chi lavora nei cantieri ecc..

      Insomma, come spiega questo costituzionalista, l’autodeterminazione radicale della vita non è contemplata nel codice civile e nella costituzione:
      http://www.avvenire.it/Dossier/fine%20vita/interviste/Pagine/il%20giurista_201103080746575470000_201103080751000900000.aspx

      Rispetto al richiamo della depressione citato da Giorgio lo attestano gli studi scientifici: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1279962/ chi chiede l’eutanasia è perché probabilmente soffre di depressione.

      Con l’eutanasia si viola l’esistenza stessa del soggetto e la sua vita è un bene tanto prezioso che non è a sua disposizione. Questo lo ritengo un principio cardine di una società civile e laica.

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    • Emanuele ha detto in risposta a Alessandro

      …la pena di morte è a tutela della società. Infatti, la pena di morte è l’estrema ratio per risolvere il problema di in individuo (o più individui) che mettono in pericolo la vita della società. La cosa è evidente con le leggi marziali; infatti, in guerra non c’è tempo o possibilità di allestire carceri.

      Poi, come ha detto Stefan@, la pena di morte è stata abolita anche per la comunità europea, dunque il problema oggi non si pone.

      Invece, l’eutansia è fine a se stessa, non tutela in alcun modo la sicurezza della società.

      ____

      Parlando di macchine, tu confondi l’accanimento terapeutico con l’eutanasia. Il primo è moralmente inaccettabile per tutti (Chiesa compresa). Purtroppo, i casi citati, non riguardano questo caso: Welby ha avuto molti anni per provvedere da solo a terminare la sua esistenza o per rifiutare i trattamenti sanitari, Eluana o Terry Schiavo non erano né terminali né attaccate a nessuna macchina (http://cogitoetvolo.it/images/stories/attualita/terri_schiavo.jpg)

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  7. Umberto P. ha detto

    La mia domanda sull’eutanasia è sempre la stessa, a cui trovo difficilmente risposta: se io vi porto dei casi estremi, in cui il malato non ha certamente possibilità di migliorare, e per diversi motivi non può evitare di soffrire dolori strazianti notte e giorno senza possibilità di sedazione, sareste a favore dell’eutanasia? Lo chiedo perchè spesso si aggira la questione ideologica dicendo “ma tanto la medicina risolve tutti i dolori”. A mio parere, se neanche in questo caso accettettereste l’eutanasia, il discorso non è più laico e basato sul buon senso, ma basato sul credo religioso.
    Secondo me, ovviamente.

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    • Emanuele ha detto in risposta a Umberto P.

      …quali sarebbero i casi in cui la sedazione non è possibile?

      Io invece ti pongo un’altra domanda. Mantenere un malato non autosufficiente costa allo stato (e spesso alle famiglie) un bel po’ di soldi. Mi pare che ci sia un interesse economico a terminare la vita di certe persone… Ora, se ce un interesse economico, chi propone l’eutanasia ha un tornaconto. Dunque, preferisci uno stato che investe nella salute dei più deboli, fornendo gli antidolorifici ed i sedativi necessari, o uno stato che per risparmiare ti propone di farla finita il prima possibile?

      Poi, si dipinge il tutto con falso pietismo e si inneggia al diritto all’autodeterminazione… ma l’interesse economico di fondo resta. Per questo io sono contrario, non per motivi di fede.

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