La profondità di Francesco nell’intervista a “Civiltà Cattolica”

Papa francescoCome sempre invitiamo a a non fidarsi dei media, dei quotidiani e della televisione, sopratutto per quanto riguarda la Chiesa, il Papa e il cattolicesimo, ma è necessario sempre riferirsi alle fonti originali e a quelle ufficiali che, grazie a Dio, non mancano.

Allo stesso modo occorre fare per la bellissima intervista rilasciata dal Pontefice alla rivista dei gesuiti “Civiltà Cattolica”, un vero manifesto per tutti gli evangelizzatori moderni. Se si leggono i resoconti mediatici sembra che tutto si riduca ad un’apertura all’aborto, ai gay, al divorzio, invece occorre andare a leggere l’intervista integrale pubblicata da “Avvenire” per capire la vastità e la profondità della visione di Papa Francesco. Riportiamo i passi che ci hanno colpito di più sintetizzati per argomenti, vorremo farli nostri perché ci aiutino nella nostra conversione.

 

LA VITA CRISTIANA VA VISSUTA IN COMUNIONE, IN UNA COMUNITA’
Il Pontefice ha parlato di sé e di come la vita cristiana sia comunitaria e non isolata: «Una cosa per me davvero fondamentale è la comunità. Cercavo sempre una comunità. Io non mi vedevo prete solo: ho bisogno di comunità. E lo si capisce dal fatto che sono qui a Santa Marta: quando sono stato eletto, abitavo per sorteggio nella stanza 207. Questa dove siamo adesso era una camera per gli ospiti. Ho scelto di abitare qui, nella camera 201, perché quando ho preso possesso dell’appartamento pontificio, dentro di me ho sentito distintamente un “no”. L’appartamento pontificio nel Palazzo Apostolico non è lussuoso. È antico, fatto con buon gusto e grande, non lussuoso. Ma alla fine è come un imbuto al rovescio. È grande e spazioso, ma l’ingresso è davvero stretto. Si entra col contagocce, e io no, senza gente non posso vivere. Ho bisogno di vivere la mia vita insieme agli altri».

 

IL GOVERNO DELLA CHIESA E’ CONSULTAZIONE
Francesco ha quindi commentato il suo modo di guidare la Chiesa universale, imparando dagli errori del passato quand’era a capo della Compagnia dei Gesuiti: «Il mio governo come gesuita all’inizio aveva molti difetti. Il mio modo autoritario e rapido di prendere decisioni mi ha portato ad avere seri problemi e ad essere accusato di essere ultraconservatore. Dico queste cose come una esperienza di vita e per far capire quali sono i pericoli. Col tempo ho imparato molte cose. Il Signore ha permesso questa pedagogia di governo anche attraverso i miei difetti e i miei peccati. Così da arcivescovo di Buenos Aires ogni quindici giorni facevo una riunione con i sei vescovi ausiliari, varie volte l’anno col Consiglio presbiterale. Si ponevano domande e si apriva lo spazio alla discussione. Questo mi ha molto aiutato a prendere le decisioni migliori. E adesso sento alcune persone che mi dicono: “non si consulti troppo, e decida”. Credo invece che la consultazione sia molto importante. I Concistori, i Sinodi sono, ad esempio, luoghi importanti per rendere vera e attiva questa consultazione. Bisogna renderli però meno rigidi nella forma. Voglio consultazioni reali, non formali. La Consulta degli otto cardinali, questo gruppo consultivo outsider, non è una decisione solamente mia, ma è frutto della volontà dei cardinali, così come è stata espressa nelle Congregazioni Generali prima del Conclave. E voglio che sia una Consulta reale, non formale».

 

LA CHIESA E’ IL POPOLO CRISTIANO IN CAMMINO ED E’ INFALLIBILE NEL CREDERE
La risposta di Francesco si è spostata sulla Chiesa come popolo cristiano in cammino: «L’appartenenza a un popolo ha un forte valore teologico: Dio nella storia della salvezza ha salvato un popolo. Non c’è identità piena senza appartenenza a un popolo. Nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae considerando la complessa trama di relazioni interpersonali che si realizzano nella comunità umana. Dio entra in questa dinamica popolare. Il popolo è soggetto. E la Chiesa è il popolo di Dio in cammino nella storia, con gioie e dolori. E l’insieme dei fedeli è infallibile nel credere, e manifesta questa sua “infallibilitas in credendo” mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo che cammina. Ecco, questo io intendo oggi come il “sentire con la Chiesa” di cui parla sant’Ignazio. Non bisogna dunque neanche pensare che la comprensione del “sentire con la Chiesa” sia legata solamente al sentire con la sua parte gerarchica. E, ovviamente, bisogna star bene attenti a non pensare che questa “infallibilitas” di tutti i fedeli di cui sto parlando alla luce del Concilio sia una forma di populismo. No: è l’esperienza della “santa madre Chiesa gerarchica”, come la chiamava sant’Ignazio, della Chiesa come popolo di Dio, pastori e popolo insieme. Questa Chiesa con la quale dobbiamo “sentire” è la casa di tutti, non una piccola cappella che può contenere solo un gruppetto di persone selezionate. Non dobbiamo ridurre il seno della Chiesa universale a un nido protettore della nostra mediocrità».

 

ANCHE I SACERDOTI E LE RELIGIOSE SONO CHIAMATI A VIVERE LA FECONDITA’
«La Chiesa è Madre. La Chiesa è feconda, deve esserlo», ha continuato Papa Francesco. «Quando io mi accorgo di comportamenti negativi di ministri della Chiesa o di consacrati o consacrate, la prima cosa che mi viene in mente è: “ecco uno scapolone”, o “ecco una zitella”. Non sono né padri, né madri. Non sono stati capaci di dare vita. Invece, per esempio, quando leggo la vita dei missionari salesiani che sono andati in Patagonia, leggo una storia di vita, di fecondità. Un altro esempio di questi giorni: ho visto che è stata molto ripresa dai giornali la telefonata che ho fatto a un ragazzo che mi aveva scritto una lettera. Io gli ho telefonato perché quella lettera era tanto bella, tanto semplice. Per me questo è stato un atto di fecondità. Mi sono reso conto che è un giovane che sta crescendo, ha riconosciuto un padre, e così gli dice qualcosa della sua vita. Il padre non può dire “me ne infischio”. Questa fecondità mi fa tanto bene». Più avanti dirà: «Il voto di castità deve essere un voto di fecondità»

 

IL COMPITO DEI VESCOVI E DEI SACERDOTI: STARE IN MEZZO AL POPOLO
Francesco intende cambiare innanzitutto il ruolo dei Vescovi e dei sacerdoti, non più funzionari delle parrocchie ma padri fisicamente presenti dei fedeli: «Io vedo con chiarezza che la cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite… E bisogna cominciare dal basso».

«La Chiesa a volte si è fatta rinchiudere in piccole cose, in piccoli precetti. La cosa più importante è invece il primo annuncio: “Gesù Cristo ti ha salvato!”. E i ministri della Chiesa devono innanzitutto essere ministri di misericordia. Il confessore, ad esempio, corre sempre il pericolo di essere o troppo rigorista o troppo lasso. Nessuno dei due è misericordioso, perché nessuno dei due si fa veramente carico della persona. Il rigorista se ne lava le mani perché lo rimette al comandamento. Il lasso se ne lava le mani dicendo semplicemente “questo non è peccato” o cose simili. Le persone vanno accompagnate, le ferite vanno curate». I ministri della Chiesa, spiega, «devono essere misericordiosi, farsi carico delle persone, accompagnandole come il buon samaritano che lava, pulisce, solleva il suo prossimo. Questo è Vangelo puro. Dio è più grande del peccato. Le riforme organizzative e strutturali sono secondarie, cioè vengono dopo. La prima riforma deve essere quella dell’atteggiamento. I ministri del Vangelo devono essere persone capaci di riscaldare il cuore delle persone, di camminare nella notte con loro, di saper dialogare e anche di scendere nella loro notte, nel loro buio senza perdersi. Il popolo di Dio vuole pastori e non funzionari o chierici di Stato. I Vescovi, particolarmente, devono essere uomini capaci di sostenere con pazienza i passi di Dio nel suo popolo in modo che nessuno rimanga indietro, ma anche per accompagnare il gregge che ha il fiuto per trovare nuove strade. Invece di essere solo una Chiesa che accoglie e che riceve tenendo le porte aperte, cerchiamo pure di essere una Chiesa che trova nuove strade, che è capace di uscire da se stessa e andare verso chi non la frequenta, chi se n’è andato o è indifferente. Chi se n’è andato, a volte lo ha fatto per ragioni che, se ben comprese e valutate, possono portare a un ritorno. Ma ci vuole audacia, coraggio».

 

IL MESSAGGIO CRISTIANO VIENE PRIMA DI ABORTO, DIVORZIO E OMOSESSUALITA’
Questa è la parte su cui si sono concentrati maggiormente i media, ovvero la domanda sui tanti cristiani che vivono in situazioni non regolari per la Chiesa o comunque in situazioni complesse: divorziati risposati, coppie omosessuali, altre situazioni difficili. Come fare una pastorale missionaria in questi casi? «Dobbiamo annunciare il Vangelo su ogni strada, predicando la buona notizia del Regno e curando, anche con la nostra predicazione, ogni tipo di malattia e di ferita. A Buenos Aires ricevevo lettere di persone omosessuali, che sono “feriti sociali” perché mi dicono che sentono come la Chiesa li abbia sempre condannati. Ma la Chiesa non vuole fare questo. Durante il volo di ritorno da Rio de Janeiro ho detto che, se una persona omosessuale è di buona volontà ed è in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla. Dicendo questo io ho detto quel che dice il Catechismo. La religione ha il diritto di esprimere la propria opinione a servizio della gente, ma Dio nella creazione ci ha resi liberi: l’ingerenza spirituale nella vita personale non è possibile. Una volta una persona, in maniera provocatoria, mi chiese se approvavo l’omosessualità. Io allora le risposi con un’altra domanda: “Dimmi: Dio, quando guarda a una persona omosessuale, ne approva l’esistenza con affetto o la respinge condannandola?”. Bisogna sempre considerare la persona. Qui entriamo nel mistero dell’uomo. Nella vita Dio accompagna le persone, e noi dobbiamo accompagnarle a partire dalla loro condizione. Bisogna accompagnare con misericordia. Quando questo accade, lo Spirito Santo ispira il sacerdote a dire la cosa più giusta». E ancora: «Questa è anche la grandezza della Confessione: il fatto di valutare caso per caso, e di poter discernere qual è la cosa migliore da fare per una persona che cerca Dio e la sua grazia. Il confessionale non è una sala di tortura, ma il luogo della misericordia nel quale il Signore ci stimola a fare meglio che possiamo. Penso anche alla situazione di una donna che ha avuto alle spalle un matrimonio fallito nel quale ha pure abortito. Poi questa donna si è risposata e adesso è serena con cinque figli. L’aborto le pesa enormemente ed è sinceramente pentita. Vorrebbe andare avanti nella vita cristiana. Che cosa fa il confessore?».

Ed ora il programma specifico di Papa Francesco a cui molti, noi per primi, dovranno fare proprio: «Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi è stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione. Gli insegnamenti, tanto dogmatici quanto morali, non sono tutti equivalenti. Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza. L’annuncio di tipo missionario si concentra sull’essenziale, sul necessario, che è anche ciò che appassiona e attira di più, ciò che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus. Dobbiamo quindi trovare un nuovo equilibrio, altrimenti anche l’edificio morale della Chiesa rischia di cadere come un castello di carte, di perdere la freschezza e il profumo del Vangelo. La proposta evangelica deve essere più semplice, profonda, irradiante. È da questa proposta che poi vengono le conseguenze morali […] l messaggio evangelico non può essere ridotto dunque ad alcuni suoi aspetti che, seppure importanti, da soli non manifestano il cuore dell’insegnamento di Gesù».

 

LA DONNA E’ NECESSARIA DOVE SI PRENDONO DECISIONI IMPORTANTI
Il Pontefice si è anche soffermato sul ruolo della donna nella Chiesa: «È necessario ampliare gli spazi di una presenza femminile più incisiva nella Chiesa. Temo la soluzione del “machismo in gonnella”, perché in realtà la donna ha una struttura differente dall’uomo. E invece i discorsi che sento sul ruolo della donna sono spesso ispirati proprio da una ideologia machista. Le donne stanno ponendo domande profonde che vanno affrontate. La Chiesa non può essere se stessa senza la donna e il suo ruolo. La donna per la Chiesa è imprescindibile. Maria, una donna, è più importante dei Vescovi. Dico questo perché non bisogna confondere la funzione con la dignità. Bisogna dunque approfondire meglio la figura della donna nella Chiesa. Bisogna lavorare di più per fare una profonda teologia della donna. Solo compiendo questo passaggio si potrà riflettere meglio sulla funzione della donna all’interno della Chiesa. Il genio femminile è necessario nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti. La sfida oggi è proprio questa: riflettere sul posto specifico della donna anche proprio lì dove si esercita l’autorità nei vari ambiti della Chiesa».

 

DIO E’ PRESENTE, SBAGLIATO LAMENTARSI E TEMERE IL FUTURO
Davvero molto bella anche la parte sulle sfide di oggi, sul vivere la fede nella realtà odierna: «C’è la tentazione di cercare Dio nel passato o nei futuribili. Dio è certamente nel passato, perché è nelle impronte che ha lasciato. Ed è anche nel futuro come promessa. Ma il Dio “concreto”, diciamo così, è oggi. Per questo le lamentele mai mai ci aiutano a trovare Dio. Le lamentele di oggi su come va il mondo “barbaro” finiscono a volte per far nascere dentro la Chiesa desideri di ordine inteso come pura conservazione, difesa. No: Dio va incontrato nell’oggi. Dio si manifesta in una rivelazione storica, nel tempo. Dio si manifesta nel tempo ed è presente nei processi della storia. Incontrare Dio in tutte le cose non è un eureka empirico. In fondo, quando desideriamo incontrare Dio, vorremmo constatarlo subito con metodo empirico. Così non si incontra Dio. Lo si incontra nella brezza leggera avvertita da Elia. I sensi che constatano Dio sono quelli che sant’Ignazio chiama i “sensi spirituali”. Ignazio chiede di aprire la sensibilità spirituale per incontrare Dio al di là di un approccio puramente empirico. È necessario un atteggiamento contemplativo: è il sentire che si va per il buon cammino della comprensione e dell’affetto nei confronti delle cose e delle situazioni. Il segno che si è in questo buon cammino è quello della pace profonda, della consolazione spirituale, dell’amore di Dio, e di vedere tutte le cose in Dio».

 

LA FEDE E’ CONTINUA RICERCA E NON UN PUNTO DI ARRIVO
Il rapporto tra fede, dubbio, certezza ed incertezza: «In questo cercare e trovare Dio in tutte le cose resta sempre una zona di incertezza. Deve esserci. Se una persona dice che ha incontrato Dio con certezza totale e non è sfiorata da un margine di incertezza, allora non va bene. Per me questa è una chiave importante. Se uno ha le risposte a tutte le domande, ecco che questa è la prova che Dio non è con lui. Vuol dire che è un falso profeta, che usa la religione per se stesso. Le grandi guide del popolo di Dio, come Mosè, hanno sempre lasciato spazio al dubbio. Si deve lasciare spazio al Signore, non alle nostre certezze; bisogna essere umili. Il rischio nel cercare e trovare Dio in tutte le cose è dunque la volontà di esplicitare troppo, di dire con certezza umana e arroganza: “Dio è qui”. Troveremmo solamente un dio a nostra misura. L’atteggiamento corretto è quello agostiniano: cercare Dio per trovarlo, e trovarlo per cercarlo sempre. E spesso si cerca a tentoni, come si legge nella Bibbia. La nostra vita non ci è data come un libretto d’opera in cui c’è tutto scritto, ma è andare, camminare, fare, cercare, vedere… Si deve entrare nell’avventura della ricerca dell’incontro e del lasciarsi cercare e lasciarsi incontrare da Dio».

«Dio lo si incontra camminando, nel cammino. E a questo punto qualcuno potrebbe dire che questo è relativismo. È relativismo? Sì, se è inteso male, come una specie di panteismo indistinto. No, se è inteso in senso biblico, per cui Dio è sempre una sorpresa, e dunque non sai mai dove e come lo trovi, non sei tu a fissare i tempi e i luoghi dell’incontro con Lui. La tradizione e la memoria del passato devono aiutarci ad avere il coraggio di aprire nuovi spazi a Dio. Chi oggi cerca sempre soluzioni disciplinari, chi tende in maniera esagerata alla “sicurezza” dottrinale, chi cerca ostinatamente di recuperare il passato perduto, ha una visione statica e involutiva. E in questo modo la fede diventa una ideologia tra le tante. Io ho una certezza dogmatica: Dio è nella vita di ogni persona, Dio è nella vita di ciascuno. Anche se la vita di una persona è stata un disastro, se è distrutta dai vizi, dalla droga o da qualunque altra cosa, Dio è nella sua vita. Lo si può e lo si deve cercare in ogni vita umana. Anche se la vita di una persona è un terreno pieno di spine ed erbacce, c’è sempre uno spazio in cui il seme buono può crescere. Bisogna fidarsi di Dio».

La redazione

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24 commenti a La profondità di Francesco nell’intervista a “Civiltà Cattolica”

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  1. geminitolk ha detto

    Grazie Francesco.:-)

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  2. Alèudin ha detto

    il link a Civiltà cattolica non funzia.

    Per il resto intervista da leggere, rileggere, meditare e rileggere ancora.

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  3. Michele Santambrogio ha detto

    Davvero stupendo, credo sia il testo più bello di questo Pontefice finora. E’ una rivoluzione…rendiamocene conto.

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  4. Grazie Santo Padre per tutto quello che ha espresso, io sono un sacerdote, che nel passato ho fatto di testa mia, anche se non ero sacerdote ho celebrato messa. Ho trovato un grande Padre della Chiesa che mi ha accolto, sentito l’errore che ho fatto, anche se la Chiesa mi è stato sempre contro a quel gesto, ma un padre mi ha capito e dopo tanti anni vissuto insieme, mi ha portato al Sacramento dell’ordine sacerdotale, con piena coscienza davanti a Dio. Oggi mi ritrovo un altro Padre che vuole con la Congregazione di ridurre allo stato laicale. Sento questo dispiacere, ma mi chiedo la Misericordia di Dio dove sta, anche se ho lavorato in questi anni sempre nell’amore di Dio con umiltà, semplicità, mai chiuso la porta , anzi ,sempre in mezzo al popolo Santo di Dio, spero che ci sia misericordia verso di me. Le parole del Papa mi danno tanta gioia, spero che ci sia misericordia verso di me.

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    • lorenzo ha detto in risposta a claudio castellano

      Se non sei stato ordinato validamente da un Vescovo, tu non sei sacerdote.
      Se sei stato validamente ordinato da un Vescovo non in comunione con la Chiesa, sei un sacerdote illecito e pertanto scomunicato.

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  5. Umberto P. ha detto

    Davvero massima stima, rispetto e simpatia per Papa Francesco

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  6. Meister Eckhart ha detto

    «Bisogna fidarsi di Dio».

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  7. Gianfranco Fr. ha detto

    …se un gay è di buona volontà e in cerca di Dio, chi sono io per giudicarlo? …se un transessuale è di buona volontà e in cerca di Dio, chi sono io per giudicarlo? …se una pornostar è di buona volontà e in cerca di Dio, chi sono io per giudicarla? …se uno zoofilo è di buona volontà e in cerca di Dio, chi sono io per giudicarlo? …se un pedofilo è di buona volontà e in cerca di Dio, chi sono io per giudicarlo? …se un maniaco sessuale è di buona volontà e in cerca di Dio, chi sono io per giudicarlo? …se un necrofilo è di buona volontà e in cerca di Dio, chi sono io per giudicarlo? …se un sado masochista è di buona volontà e in cerca di Dio, chi sono io per giudicarlo? …e vai Bergoglio! Il prossimo anno mi raccomando: in prima fila al gay pride…

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    • Positrone76 ha detto in risposta a Gianfranco Fr.

      In effetti da Cathechismo nemmeno tu dovresto giudicarlo ma accostarti ed indicare il Lieto Annuncio. Gesù è morto caricandosi i nostri peccati ed attraverso di Lui, amandoLo ed amando il prossimo purificarci. Il tuo ragionamento non è dissimile da quello di molti altri è un’omosessuale è accostabile al pedofilo? Bene lo è anche colui che fa sesso con un preservativo se seguissimo la stessa logica. Ammazza quanti pervertiti e pedofili e zoofili ci sono. Se a me piace la carne e si può mangiarla perchè non si può farlo anche con le specie protette o i gatti? Questo modello di ragionamento nasce da un equivoco del linguaggio oltre che pseudo logico, è come colui che non aiuta il prossimo perchè se il sabato è di riposo allora non si deve fare niente. Ehm giusto perchè tu lo sappia la pedofilia è un fatto prevalentemente eterosessuale quindi se uno è eterosessuale è anche pedofilo…

      Cmq sono curioso di leggere cosa ti risponderanno gli altri, specie coloro che fino ad adesso hanno fatto i tuoi stessi ragionamenti scoprendo improvvisamente un Papa francescano ma anche un po’ gesuita eheheh 🙂

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      • Penultimo ha detto in risposta a Positrone76

        Mi incuriosisce questa affermazione:

        I ciechi pur avendo la privazione, come dici tu vivono un male su di sè, un male, che non li trasforma in malati ontologici, come TU e non la Dottrina affermi.

        Infatti sono biologicamenete malati,cortesemente eviterei di caricare la parola malato,come una sorta di termine di condanna etica in senso positivo o negativo,ma bensi come un fatto intrinsecamente osservativo.Se la normalità in questo singolo consiste nell’avere l’uso degli occhi l’anormalità o in maniera molto più inquivocabile:l’uso della vista giachè si possono avere gli occhi ma non la vista,consiste nel non aver alcun uso degli occhi,la dove per la deffinizione di normalità non dò implicazioni morali ma le condizioni logico matematiche di necessità e sufficenza affinche il termine sia il meno equivoco possibile:

        E necessario e sufficente per essere non vedenti non possedere alcuna vista.

        Notare che ho detto vista non occhio,semplicemente perchè posso comunque avere gli occhi e non vederci comunque,il che sarebbe una condizione solo sufficente.

        Quindi la cecità è una patologia ovvero l’individuo che non ha una vista è malato,ladove malato si intende che manca delle condizione necessaria e sufficente per vedere.La cecità è quindi una patologia (il che spetta solo ai medici spiegare come funziona la sudetta e tutti i casi eziologici inerntemente e congruentemente a essa).Se un cieco quindi è malato? si lo è,se devo avere qualche vergogna etica nel definirlo malato ovvero avente una patologia?Assolutamente non ho nè assurdi e irrazionali sensi di colpa nel farlo.

        A scanso di retorica,perchè se non sono malati bisogna darli la pensione?infatti su queste basi necessarie e sufficenti,posso attribuire lo status di diritto DIVERSO da chi la vista la possiede o dovrei EQUIPARARE un vedente a un non vedente,e stando al fatto che chi è non vedente non può essere contemporaneamente vedente,o uno posside una patologia tale che è “non vedente” o uno non possiede una patologia in modo tale che non è vedente.Tertium non datur.

        Detto questo,a scanso di falsa umiltà e di retorica,se un cioco è equiparabile a me perchè devo aiutarlo?

        Ora l’omosessualità è sia un fatto BIOLOGICO che COMPORTAMENTALE.

        Attenzione non sono io ETEROSESSUALE a vederlo equiparato a me,è lui che si EQUPARA IDEOLOGICAMENTE A ME.

        OVVIAMENTE se vuoi aiutarlo devi giudicarlo,evitiamo false umiltà che portano all’irrazionalità.Giudicare infatti non ha un termine da me usato in maniera etica,ma solo l’atto di ragionare su quanto asserito,giudicare quindi è una funzione del pensiero che significa ragionare.

        Chi sono io per giudicare un cieco?E allora lascialo perire da solo e cavarsela da solo senza alcun aiuto della società oppure dovrai giudicarlo se vuoi aiutarlo.

        Queste paracristianate letterarie dove si dice che per essere cristiani quasi non bisogna giudicare la reputo incongruente e retorica.

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    • Dario ha detto in risposta a Gianfranco Fr.

      In realtà, caro Gianfranco, dovresti chiederti semplicemente una cosa: cosa significa cercare Dio? Dovresti tenere conto di questa piccola espressione per capire che il papa non voleva dire che basta non avere cattive intenzioni ed è tutto a posto. E neppure perdonare l’errore, la misericordia è sempre e solo per gli erranti, quando si pentono. Mentre con ‘quello lì’ (cioè il diavolo) non si può mai scendere a patti.
      Ci vuole razionalità, Gianfranco, e calma, mi raccomando. Ti consiglio anche di prendere meno caffè,mi sa che ti rende nervoso;)

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    • Titti ha detto in risposta a Gianfranco Fr.

      Se appartieni alla “chiesa, unica e apostolica” non puoi mettere in discussione ciò che dice il Papa, poichè suprema guida spirituale della Chiesa stessa, altrimenti sei liberissimo di aderire ad altre religioni o a nessuna di esse. Poi mettere sullo stesso livello pedofili, necrofili a gay, è assurdo. Gli omosessuali hanno delle relazioni con individui in grado di intendere e di volere, e no vìolano la voontà di nessuno, lo stesso, ragionevolmente, non si può dire per necrofili e pedofilili.

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      • Penultimo ha detto in risposta a Titti

        1)”Poi mettere sullo stesso livello pedofili, necrofili a gay, è assurdo.”

        Bene allora è altretanto assurdo mettere sullo stesso piano eterossessuali e omosessuali.

        Eseguendo un prodotto cartesiano:

        O=Omosessuale,N=Necrofili,P=Pedofili,E=eterosessuali vedi te qualsiasi altra cosa ti venga in merità.

        2)Vogliamo fare un discorso esente a etica?

        O diverso da N.
        O diverso da P.
        O diverso da E.
        P diverso da O.
        P diverso da E.
        P diverso da N

        […]

        Le propietà logiche Ex sono identiche?No c’è una propietà logica in particolare che
        può dividirli in sottoinsiemi.

        La “riproduzione” è una propietà logica Ex che appartiene solo al termine E,non appartiene me a P nè a N nè a O.

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        • Titti ha detto in risposta a Penultimo

          Siamo passati da un miliardo di abitanti agli inizi del ‘900 a 7 miliardi e rotti, non mi sembra che la riproduttività dell’essere umano è in pericolo.

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    • lorenzo ha detto in risposta a Gianfranco Fr.

      Ti sfugge un piccolo particolare: “se una persona omosessuale è di buona volontà ed è in cerca di Dio”, cerca di seguire la strada indicata dal Catechismo della Chiesa Cattolica e non imbocca certamente quella ostentata nei gay pride…

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      • nicola ha detto in risposta a lorenzo

        Basta distinguere fra l’essere omosessuali e praticare l’omosessualità.
        Distinguere fra l’errore e l’errante. Ma da quanto su riportato non appare evidente che il praticare l’omosessualità è un ‘errore’ ossia è un peccato (mortale?).

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        • lorenzo ha detto in risposta a nicola

          Afferma il Papa nell’ntervista a “Civiltà Cattolica”: «Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi è stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione».
          Cosa significa, secondo te, “…Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce…”?

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    • nicola ha detto in risposta a Gianfranco Fr.

      Bravo, hai colto nel segno. E se non ricordo male nel Vecchio Testamento c’è la condanna esplicita della sodomia. E pure nei dieci comandamenti. E non risulta che nel nuovo testamento ci siano passi che ribaltano tali condanne.
      Il problema è ‘siamo tutti peccatori’ almeno potenzialmente. Possiamo avere delle pulsioni che inducono al peccato, rubare, uccidere,…commettere atti impuri. Il probleme non è questo stato dell’essere’ ma il concretizzare, l’atture i gesti che le pulsioni spingono a compiere. Il problema non è avere istinti omicidi ma realizzarli, non è essere omosessuali ma prwticere la sodomia,…..E, a quanto mi risulta, ‘peccare è umano ma perseverare è diabolico’. Altrimenti si rischia di cadere in un super-relativismo morale che non distingue più il male dal bene anzi li rende equivalenti.

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  8. Giorgio ha detto

    Discorso a tratti sublime.

    Tuttavia io sono preoccupato perchè i mass media distorcono veramente tutto. L’unico modo per capire quello che Francesco ha detto è andare direttamente alla fonte, leggersi la versione originale del discorso.

    Porto ad esempio il sito di Repubblica di ieri: riportava sia la condanna dell’aborto esplicitata da Francesco ieri che un commento di Ezio Mauro in cui si commentava l'”apertura” del papa sull’aborto. Si tratta di un caso di schizofrenia pura da parte della testata.

    Secondo me il problema sta sia nei media che manipolano, che nel papa stesso. Mi spiego meglio: Francesco si sta soffermando tanto sull’accoglienza del peccatore, sulla misericordia di Dio ed è fantastica l’idea di fecondità da lui espressa. Tuttavia non si pronuncia contro il peccato con sufficiente veemenza o la condanna del peccato non viene percepita come forte. Può essere legato anche alla dolcezza del suo carattere, ma l’impressione che desta ad un mondo pervaso da Satana è di accoglienza nella perseveranza del peccato.

    Sto pregando tanto per il Papa perchè questa situazione non mi piace per niente e i nodi prima o poi verranno al pettine.

    Quello che ha scritto Gianfranco è troppo pieno di astio e privo di carità e non lo posso condividere, ma c’è un problema di fondo che si insinua nel suo discorso: l’accoglienza del peccatore nella perseveranza del peccato, il servire Dio e il demonio contemporaneamente.

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  9. nicola ha detto

    Senza voler essere irrispettoso Aires ma viene il dubbio che papa Bergoglio è a Roma ma il suo essere è ancora a Buones Aires. E una cosa è dirigere una diocesi pure importante ocem quella Argentina, un’altra è avere la responsabilità della chiesa universale.

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  10. Alberto ha detto

    In effetti sembra che questo Papa usi un linguaggio differente a seconda del contesto. Quello che ha detto oggi ai medici cattolici è molto chiaro, ma quello che ha detto nell’intervista non è altrettanto chiaro, a mio avviso. Ho letto tutta la lunghissima intervista, a me è sembrato di leggere un’intervista al card Martini più che a Papa Francesco. C’è forse qualcosa di diverso dal pensiero di Martini in questa intervista? Ditemelo, vi prego… Il fatto è che, come Martini, Bergoglio è un gesuita. Chi conosce Un po’ la Compagnia di Gesù sa che questa intervista rispecchia in modo esemplare la mentalità dei gesuiti. Li conosco abbastanza bene, ho fatto 13 anni di scuola da loro. Tipica dei gesuiti è la mania del “dubbio”‘ (Martini in pieno!) bisogna sempre avere sto cavolo di “dubbio” perché se non hai il dubbio non va bene… Ma dove, ma quando mai… Noi ci facciamo un mazzo così nel cammino spirituale per avere fede, chiediamo a Gesù di aumentare la ns fede, e poi se c’è l’hai non va bene, devi avere i dubbi..
    Cmq il Papa è il Papa, e io lo seguirò , ma non capisco tutta questa eccitazione per questa intervista. Se l’avesse fatta Martini lo avremmo criticato, ma siccome è Papa Francesco allora è geniale?

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  11. Theflying ha detto

    Quindi appartieni alla categoria dei più papisti del papA.
    Beh sei in buona compagnia…

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