Le Femen sottomesse ad un uomo, lo rivela un documentario

FemenLe femministe ucraine Femen sono diventate universalmente note in particolare per aver recentemente segato e abbattuto una croce cristiana nel centro di Kiev dedicata alle vittime dello stalinismo. Il gesto, compiuto dalla fondatrice Inna Shevchenko, riassume tutto il loro programma e per questo è stata premiata dal governo francese di Hollande mettendo il suo volto su tutti i nuovi francobolli.

In seguito a tale dimostrazione anticristiana, le abbiamo viste -rigorosamente in topless, confermando il pregiudizio sulla donna come oggetto sessuale-, in Piazza San Pietro ad insultare Benedetto XVI e aggredire pubblicamente l’arcivescovo belga Andre-Joseph Leonard, capo della Chiesa Cattolica del Belgio. Tuttavia una giornalista ucraina è riuscita ad infiltrarsi tra di loro scoprendo che tutte le azioni di protesta delle Femen vengono generosamente pagate con una quota di circa 1.000 euro al giorno, comprensive di albergo, cibo, taxi e biglietti. Un’inchiesta francese ha invece, rivelato che alcune di loro, come la portavoce francese (Eloise Bouton) sono prostitute rinomate negli ambienti parigini. Un’altra rivelazione, questa volta diffusa dal “Bild.de” ha scoperto che le Femen hanno un atteggiamento razzista e discriminatorio nei confronti delle donne che vorrebbero aderire, scegliendo soltanto quelle con l’aspetto più “gradevole” e più “efficace” per sfondare lo schermo televisivo.

Ma chi ha messo davvero a nudo le Femen è il documentario “Ukraine is not a brothel” (“L’Ucraina non è un bordello”), presentato fuori concorso al Festival di Venezia, il quale ha rivelato come le scalmanate attiviste nude dell’Est non siano in realtà quelle guerriere del femminismo che dicono di essere, ma piuttosto delle vittime di quello stesso maschilismo che giurano di combattere. La scomoda verità sulle Femen, si legge su “Repubblica”, è un fiume carsico che emerge lentamente nel film di Kitty Green, 28 anni, che ha condiviso per un anno con alcune di loro un appartamento di Kiev. Le ha seguite nelle proteste generosamente pagate, finendo lei stessa più volte in manette, anche a Roma.

Ed ecco che emerge l’ombra ingombrante di un uomo nelle vite delle Femen, si chiama Viktor e impartisce ordini alle donne-zerbino via Skype. «Dite ad Alexandra che non avrà i suoi 200 dollari se non farà bene la performance», minaccia. Poi questo Viktor Svyatskiy appare davanti alla telecamera di Kitty Green rivelando di essere il vero ideologo, padre-padrone delle femministe ucraine: «Gli uomini fanno di tutto per il sesso: io ho creato il gruppo per avere delle donne. Spero che grazie al mio comportamento patriarcale loro rifiutino quel sistema che rappresento». Ecco a chi obbediscono queste povere ragazze, vittime del sistema che dicono di voler combattere distruggendo le croci cristiane. «Sceglie le ragazze più belle perché messe in prima pagina attirano più curiosi, è lui padrone della loro immagine, così come si vende un marchio», racconta Kitty. «Lui è molto violento con loro, urla molto e le chiama “troie”». Lo stesso Viktor dice di loro davanti alla telecamera: «Queste ragazze sono deboli, non hanno la forza nel carattere. Loro non hanno nemmeno il desiderio di essere forte. Al contrario, mostrano sottomissione, ignavia, mancanza di puntualità e molti altri fattori che impediscono loro di diventare attivisti politici».

Una Femen, riporta l’“Independent”, parla del rapporto tra le donne e il patriarca del movimento femminista come molto simile alla “sindrome di Stoccolma”, in cui gli ostaggi provano simpatia per i loro rapitori. «Siamo psicologicamente dipendenti da lui», confessa la povera ragazza. «Paradossi di un femminismo nato da un copyright sbagliato, stramberia di un movimento incapace di liberarsi della cultura machista in cui è cresciuto», il commento del quotidiano “Repubblica” che fino a ieri le aveva difese. Intanto Inna Shevchenko, rifugiatasi in Francia, dovrà prendersi carico di rispondere dell’accusa subita da alcune attiviste da parte della polizia francese di possesso di armi illegali. Il gioco evidentemente comincia a farsi pesante.

La redazione

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26 commenti a Le Femen sottomesse ad un uomo, lo rivela un documentario

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  1. Andrea. ha detto

    Sentivo puzza d’inganno… Ma non in pochi, penso, almeno in fondo…

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  2. Giacomot ha detto

    Mmmm…1000 euro al giorno ?
    Solo le femmine possono fare le femen ?
    O se dico che mi sento una femmina dando ragione all’ideologia gender , comprandomi i sorrisi di tanta gente , mi ammettono lo stesso ?

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    • manuzzo ha detto in risposta a Giacomot

      “il gioco comincia a farsi pesante”. Ahimè, qui mi sa che stanno per ritornare i sessantottini, se la notizia delle armi risulta confermata (o comunque veritiera, anche se non ufficializzata da organismi istituzionali)

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  3. Enrico ha detto

    Colgo l’occasione per esternare un pensiero che mi era venuto in occasione della loro protesta in piazza San Pietro. Se queste figliole avesso fatto qualche passo in più entrando in chiesa avrebbero scoperto mosaici quadri e affreschi in cui sono rappresentate donne con seni forse più meritevoli dei loro.

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  4. controinformato ha detto

    mio Dio, è peggio di quanto credessi…

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  5. Antonio ha detto

    Non c’entra con l’articolo, ma potete rivolgere un articolo alla ridicola petizioni dell’uaar per “abolire il concordato” inviata sul sito change.org.

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  6. Laura ha detto

    E’ la sintesi perfetta del femminismo, grazie al quale le donne sono diventate le schiave sessuali dell’uomo.

    Se vuoi essere donna non puoi essere femminista.

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    • Annalisa ha detto in risposta a Laura

      Cara Laura, vorrei che tutte le donne, almeno quelle intelligenti, lo capissero. Queste “Femen ” mi sembravano solo ributtanti e volgari. Ora so che sono anche delle mercenarie e come donna mi vergogno per loro.
      Mi consola pensare che le teste pensanti sono più numerose di quanto ci immaginiamo. Devono solo imparare a farsi sentire un po’ meno sommessamente, che ne dice?

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      • Laura ha detto in risposta a Annalisa

        Le dico che sono pienamente d’accordo con lei, non potrebbe essere altrimenti. La colpa del dilagare di un certo femminismo è anche nostra, forse abbiamo taciuto troppo pensando che fosse un movimento passeggero ed invece si è infilato ovunque stravolgendo le nostre vite e il nostro essere donna.

        Non abbassiamo più la voce, denunciamo la malvagità del femminismo e nel nostro piccolo contribuiremo a difendere la vera dignità della donna.

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    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Laura

      Lo dico perché ho tre figlie e vedo alcune delle loro compagne di scuola (non poche, purtroppo, per la verità): quando le donne “ricorderanno” che il comportamento degli uomini nei loro confronti dipende (quasi) totalmente da loro stesse? Nessuno ha mai avuto esperienza di quanto una ragazza veramente pura (cioè rappresentante del modello femminile opposto a quello malizioso, che vediamo proposto ovunque oggigiorno: avete mai guardato i “giornaletti” che vengono proposti alle nostre adolescenti?) può ottenere in termini di rispetto in un nanosecondo anche da uomini rozzi o di compromessa moralità? Ho visto uomini letteralmente “smontati” (e poi “catturati” nel senso di “moralmente elevati”) da uno sguardo, un sorriso, una parola o un rimprovero. Le donne hanno veramente un potere che talvolta nemmeno si immaginano sugli uomini nel bene o nel male.

      Se invece pretendono di utilizzare metodi maschili, ecco che rinunciano al loro specifico, per sottomettersi al peggio per produrre il maschio peggiore…

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  7. Daniele ha detto

    Quanto è ipocrita Hollande!
    Se gli chiedono “Hollande, lei è anticlericale?”, lui risponde “Assolutamente no, io sono per la libertà religiosa!”…
    Il problema è che poi fa il contrario: vuole impedire alla Caritas francese di operare nei confronti dei senzatetto (con la scusa che “un’organizzazxione d’ispirazione cristiana che aiuta i senzatetto farebbe del proselitismo nei loro confronti”), mette gli inermi e pacifici manifestanti di Manif pour Tous e Villeurs, che affermano che l’unica famiglia è quella fondata sul matrimonio uomo-donna, sullo stesso piano dei criminali più pericolosi, e, non contento, sui francobolli mette la foto di una ragazza che, sradicando una croce, è diventata il simbolo della negazione della libertà religiosa.

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  8. MALTA1991 ha detto

    Per fortuna non tutti gli atei/ agnostci sono come queste Femen, solidarietà ai Cristiani vittima della loro violenza, spero che questo movimento il quale insulta coloro che veramente cercano un dialogo con la Chiesa, venga debellato il prima possibile.
    Come dice Papa Francesco “credenti e non credenti devono fare un tratto di strada insieme” , non dobbiamo farci la guerra , l amicizia è l arma più grande contro il pregiudizio.

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    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a MALTA1991

      Boh, per me si tratta delle solite frasi generiche, che possono trovare scarsissima applicazione pratica. Quale sarebbe il tratto di strada comune? Se un ateo dovesse essere veramente coerente non vi sarebbe proprio alcun possibile tratto di strada comune…, dunque, a rigore di logica, questo appare un invito all’incoerenza o da parte dell’ateo o da parte del credente.

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  9. Penultimo ha detto

    Condivido fortemente le tue parole a-àtheos.Io,personalmente ancora non ho trovato chi sia disposto a condurre un dialogo.

    1)Sarebbe necessario al dialogo la VOLONTA’.
    2)Sarebbe necessario dal punto di vista razionale,almeno accetare come punto di partenza le regole della pragmadialettica,diventa impossibile dialogare,tu che hai studiato filosofia lo sai più di me, se ogni volta vengono sempre usati dall’altra parte i soliti truchetti:distorcere le affermazioni dell’interolocutore,cercare di privare il definiens alle parole ecc.Addiritura il più basilere principio,quello di non contraddizione viene abbandonato.
    3)E ha ragione il Socrate Platoniano:sperano nell’interlocutore impreparato in modo tale da spaccairli le cose irragionevoli per ragionevoli.

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