“Società Canadese di Cure Palliative” contraria a eutanasia e suicidio assistito

Il 15 giugno 2012 la Corte Suprema della provincia canadese della British Columbia ha stabilito che l’attuale legge che proibisce il suicidio medicalmente assistito, è illegittima. Il giudice Lynn Smithnota abortista e femminista– ha dunque imposto al governo la regolarizzazione dell’omicidio verso persone consenzienti.

E’ sempre interessante notare che -come per la questione riguardante l’aborto- ad essere maggiormente contrari ad uno stravolgimento dell’etica medica sono proprio coloro che hanno a che fare con i pazienti in fase terminale, che sono davvero informati dei fatti, cioè i medici. Non certo giudici e politici. Infatti, la Canadian Society of Palliative Care Physicians” (CSPCP), ovvero l’associazione di specialisti in cure palliative, ha adottato (in risposta ad un dibattito relativo al Québec) -in seguito ad un sondaggio interno- una presa di posizione sulla legalizzazione dell’eutanasia.

Si legge infatti che questo sondaggio tra i medici «ha rivelato una schiacciante opposizione tra i membri all’eutanasia e al suicidio assistito […]. La Medicina palliativa non comprende la pratica dell’eutanasia e del suicidio assistito , affrettare la morte non fa parte della medicina palliativa e la “Canadian Society of Palliative Care Physicians” si oppone fermamente alla legalizzazione di eutanasia e il suicidio assistito. Continueremo invece a sostenere l’accesso universale alle cure palliative per tutto in tutto il Canada».

Dopo l’imposizione del giudice Smith, comunque, è nato un forte dibattito, ed è importante segnalare –come già abbiamo fatto su UCCR– il commento di Margaret Somerville, founding director del Centre for Medicine, Ethics and Law presso la McGill University: « la ricerca mostra che le motivazioni di chi vuole il suicidio assistito/eutanasia sono la paura di essere abbandonati, di morire da soli e non amati e di essere un peso per gli altri. Sicuramente la nostra risposta a questi timori non dovrebbe essere quella di aiutarli ad uccidere se stessi, o dare loro una iniezione letale. Stiamo discutendo sul suicidio assistito/eutanasia quando oggi potremmo fare molto per alleviare il dolore di quanto non potessimo in passato? In una società laica, la medicina e la legge sono le principali istituzioni chesostengono il valore del rispetto per la vita». In una recente intervista per Tempi.it ha continuato: «In una società secolarizzata come il Canada, in mancanza della religione, le uniche istituzioni che assicurano il rispetto della persona sono la medicina e la legge. E l’eutanasia distruggerà sia l’una che l’altra […] Legge e medicina saranno distrutte, perché dovremo insegnare all’università che i medici possono e a volte devono uccidere i pazienti».

Una posizione molto simile alla CSPCP  è quella della New Zealand Medical Association (NZMA), che poco tempo fa ha annunciato in un comunicato che l’eutanasia non è una pratica etica e non può essere tollerata in alcun modo. La German Medical Association (GMA) ha invece optato per una posizione più morbida ma non meno chiara: «il coinvolgimento dei medici nel suicidio non è un compito medico». Anche la British Medical Association (BMA), prestigiosa associazione medica inglese, ha a sua volta  specificato di essere «fermamente contraria» alla legalizzazione del suicidio assistito.

 

 

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18 commenti a “Società Canadese di Cure Palliative” contraria a eutanasia e suicidio assistito

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  1. Andrea ha detto

    Comunque lo dicono praticamente tutti: l’eutanasia un po’ è voluta da gente che ha paura ad essere abbandonata solo perché su una sedia a rotelle, un po’ da Governi che possono così “tagliare” un po’ di spese per l’assistenza dei malati e la Ricerca Scientifica.

    Sarebbe interessante se anche i conservatori e gli “atei devoti” delle nostre parti ne parlassero un po’ in questi termini… Non foss’altro che di regola chi li sostiene appunto sia il primo a tagliare su Sanità e Ricerca 😐 😐 .

    Sarebbe altresì interessante se socialisti e laici denunciassero un po’ l’infantilismo ed il narcisismo di una Società che solo perché malato od invalido ti evita e ti emargina… Non foss’altro che dopo dove va a finire la “libertà” per tutti 😐 😐 ?

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  2. Chissenefrega ha detto

    Mi sembra abbastanza evidente che una Società che fornisce “cure palliative” non veda di buon occhio quelli che propongono “cure definitive”.

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  3. Chissenefrega ha detto

    La mia opinione è che tra “cure palliative” e “cure definitive” a scegliere dovrebbe essere il diretto interessato.

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    • Karma ha detto in risposta a Chissenefrega

      Peccato che nel 99% dei casi non sia in grado di scegliere, per depressione o invalidità. Lasciamo parlare i medici che conoscono i fatti oppure diamo retta ai menefreghisti di professione?

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    • lorenzo ha detto in risposta a Chissenefrega

      L’attaccamento alla vita porterebbe chiunque a scegliere le “cure palliative”, ma, in una società egoistica, le “cure definitive” per i malati terminali sono un risparmio di tempo e di danaro.

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  4. Chissenefrega ha detto

    A voi proprio l’idea che uno possa essere libero di scegliere vi da veramente fastidio. Vi hanno cacciato in testa che dovete bere l’amaro calice fino in fondo e non c’è verso di smuovervi. E volete che lo bevano anche gli altri. Ma c’è anche Chissenefrega.
    Sulla competenza, serietà e moralità dei medici “che conoscono i fatti” si potrebbe discutere a lungo. Ritorno al mio primo intervento: è ovvio che, se esistono centri per le cure palliative, questi cerchino di accaparrarsi tutti i malati terminali. Resta comunque il fatto che la soluzione definitiva (che in realtà costa di più dell’altra e non tutti possono permettersela) è ampiamente praticata; con quel silenzio, quella discrezione e quell’ipocrisia che sono il frutto sempre sempre vivo di certe “radici” culturali.

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    • lorenzo ha detto in risposta a Chissenefrega

      Sei così certo che le “cure definitive” siano una “libera scelta”?
      Non ti sfiora l’idea che siano una “scelta obbligata”?

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      • Matyt ha detto in risposta a lorenzo

        E quindi cosa facciamo?
        Eliminiamo la libera scelta perchè per alcuni la scelta della “buona morte” potrebbe ipoteticamente essere obbligata?

        Proprio, non riesce a sfiorarti l’idea che qualcuno come una piantina proprio non voglia vivere, e preferisca andarsene da questo mondo in modo umano?

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        • lorenzo ha detto in risposta a Matyt

          Non riesce a sfiorarti l’idea che scegliere di porre fine alla propria vita non sia una affatto una libera scelta?
          Hai mai provato dolori fisici da impazzire?
          Ti sei mai trovato in situazioni in cui le persone che ti circondano ti fanno capire, senza ovviamente dirtelo esplicitamente, che sei solo una palla al piede?
          Hai portato come esempio una piantina che non vuole vivere: conosci il “pollice verde?

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          • Matyt ha detto in risposta a lorenzo

            No, e no.
            Quella del pollice verde non la colgo.

            Però ti dico (e così ho detto ai miei familiari).
            Dovesse succedermi una cosa del genere, dovessi diventare un vegetale, vorrei lasciare il mondo dei vivi, senza che qualcuno convinto di avere la verità in tasca faccia problemi a chi dovrà staccare la spina.

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            • lorenzo ha detto in risposta a Matyt

              Pollice verde: non sono le piante che non vogliono vivere, sono le persone che non le sanno curare.
              Cosa intendi per diventare un vegetale?

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              • Matyt ha detto in risposta a lorenzo

                Intendo perdere le funzioni mentali superiori (pensiero astratto, coscienza di se)

                Nel caso le funzioni superiori siano ancora presenti, ma effettivamente l’esistenza sia di scarsa qualità (SLA, ad esempio), mi riservo di decidere.

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                • Qumran ha detto in risposta a Matyt

                  Peccato che per decidere ti serva un complice che ti uccida, e lo Stato non può diventare un assassino o far diventare altri assassini.

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            • Norberto ha detto in risposta a Matyt

              Non esiste il termine “vegetale” nella medicina, perché ogni stato seppur il più grave mantiene un residuo di coscienza. Parlare di “vegetali” è anti-scientifico e serve solo come propaganda pro-death.

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