Miur: le scuole private fanno risparmiare 6 miliardi all’anno

L’esenzione dall’IMU delle scuole paritarie ha riacceso un dibattito ormai antico: l’affidabilità delle scuole paritarie rispetto a quelle statali, e il senso dei loro costi per lo Stato. Il Ministero dell’Istruzione (Miur) ci dà dati utili per capire qual è la realtà: in Italia, il 74,6% delle scuole totali è costituito di scuole statali, 56.789 unità che accolgono l’87,6% degli alunni. Le scuole paritarie sono il 24,1%, 13.670 unità. Di queste, circa 8000 (il 41% delle paritarie totali) sono scuole dell’infanzia, 1500 le primarie, quasi 700 le secondarie di primo grado e circa 1500 le secondarie di secondo grado. Gli alunni che frequentano le paritarie sono il 10% della popolazione scolastica totale, che in tutto è 8.960.000 unità.

A seguito della legge 62/2000 (che ha riconosciuto la parità a tutte le scuole private purché in linea con determinati requisiti fissati dalla legge stessa) è stato assegnato alle scuole paritarie un contributo finanziario che nell’anno 2006 ha raggiunto il suo apice, circa 530 milioni di euro, e poi è stato sistematicamente messo in discussione dalle successive leggi finanziarie con tagli rilevanti (oltre il 45%), scongiurati, solo in parte, dalle proteste di alcune associazioni di famiglie, scuole ed enti gestori. Nel Quaderno La scuola in cifre 2009-2010”, (qui se il pdf non si apre) curato dalla “Direzione Generale per gli Studi, la Statistica e i Sistemi informativi del MIUR”, si legge che in Italia uno studente che assolve l’obbligo d’istruzione nella scuola statale (sino ai 15 anni) senza esser ripetente e frequentando la scuola materna (13 anni di scolarità) costa circa 88.700 euro; il costo per i diplomati di scuola secondaria di II grado (16 anni di scolarità) raggiunge i 109.420 euro. Per i ripetenti tra essi, il costo sale di oltre il 6%. Le risorse destinate nel 2009 alla scuola statale ammontano a più di 54 miliardi di euro.

Riassumendo i dati suddetti, si può dire che, se si desse alle scuole paritarie la cifra che a esse spetterebbe in base alla percentuale dei suoi iscritti (il 10%), il contributo dovrebbe ammontare a oltre 5,4 miliardi di euro, dieci volte in più di quanto viene riconosciuto attualmente (circa 530 milioni). Sul bilancio totale dell’istruzione la scuola paritaria rappresenta, infatti, meno dell’1%. Quindi, non solo la scuola paritaria costa allo Stato meno dell’1% di quella statale, ma serve ben più alunni di quanto i contributi a essa concessi coprano: il 10% del totale.  Allo Stato ogni alunno di scuola paritaria costa annualmente 584 euro nell’infanzia, 866 euro nella primaria, 106 euro nella scuola secondaria di primo grado, 51 euro nella secondaria di secondo grado. Invece, la spesa per studente delle istituzioni scolastiche pubbliche si attesta nel 2009 a 6.351 euro per la scuola primaria, 6.880 per la secondaria.

A conti fatti, dunque, l’esistenza delle scuole paritarie garantisce allo Stato un risparmio annuo di oltre 6 miliardi di euro, che è quanto spenderebbe se tutti gli alunni che le frequentano passassero alla scuola statale. Molti sostengono che il Governo toglie risorse alla scuola statale per darle alla scuola privata; è l’esatto opposto, cioè lo Stato, con le risorse date alla scuola privata, risparmia su quanto dovrebbe spendere per le risorse che dovrebbe dare in più a quella pubblica. Nel 2010 la rivista specializzata di settore Tuttoscuola ha calcolato che lo Stato risparmierebbe oltre 500 milioni di euro l’anno se aumentasse di 100 milioni i contributi alla scuola paritaria, consentendo a più famiglie di sceglierla (ogni euro investito nella paritaria renderebbe allo Stato 5 euro di risparmio).

Claudio Gnoffo

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89 commenti a Miur: le scuole private fanno risparmiare 6 miliardi all’anno

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  1. credino ha detto

    ma è ovvio che le scuole private costino meno allo stato: sono private!

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    • Leonardo ha detto in risposta a credino

      Paritarie. Si chiamano paritarie. E sono pubbliche. Non statali, ma pubbliche si.

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      • Falena-Verde ha detto in risposta a Leonardo

        Allora bisogna cambiare il titolo.

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        • Leonardo ha detto in risposta a Falena-Verde

          si.

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          • broncobilly ha detto in risposta a Leonardo

            No, il titolo non va cambiato visto che le scuole di cui parliamo sono private a tutti gli effetti. Anche un privato puo’ fornire un servizio pubblico.

            Privato si oppone a statale, mica a pubblico. Che poi certe parole siano cadute in discredito e si preferisce non usarle questo è cosa di cui terrà conto chi è impegnato nella propaganda.

            Quindi: scuole private (non statali statale) che forniscono un servizio pubblico.

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        • Falena-Verde ha detto in risposta a Falena-Verde

          O meglio, più che cambiare il titolo, specificare.

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          • Falena-Verde ha detto in risposta a Falena-Verde

            Forse anche questa frase (forse non l’ho capita io) andrebbe rivista:
            “Le scuole paritarie sono il 24,1%, 13.670 unità. Di queste, circa 8000 (il 41% delle paritarie totali) sono scuole dell’infanzia, ”
            Se le paritarie sono 13000 e 8000 sono le scuole dell’infanzia, allora le scuole dell’infanzia (che sono più della metà) non sono il 41%.
            Articolo, comunque, che riporta molti dati. Completo.

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          • J.B. ha detto in risposta a Falena-Verde

            Perchè cambiarlo? qui tutti hanno capito che si parla di scuole private cattoliche, ed è abbastanza scontato che tutti sappiano che sono parificate! Bisogna cambiare il titolo solo perchè il vostro istinto vi impone di scrivere subito un commento critico? solo perchè l’argomento è targato “Chiesa” questo nn vi autorizza a dargli addosso senza pensare!
            Le risposte agli articoli richiedono ragionamenti che spesso prendono più di qualche secondo!

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            • Falena-Verde ha detto in risposta a J.B.

              “Bisogna cambiare il titolo solo perchè il vostro istinto vi impone di scrivere subito un commento critico? solo perchè l’argomento è targato “Chiesa” questo nn vi autorizza a dargli addosso senza pensare!”

              E questo attacco frontale da dove viene?
              “Vostro” istinto? Macchestaiaddì? Sono cristiano cattolico (per nulla anticlericale, se ti interessa!) e sono qui da una vita. Mi spiace, ma non c’è nessun “istinto” nel mio scrivere. L’istinto, semmai, è quello di dare addosso alle persone appena si avverte una nota diversa dalla sinfonia che si vorrebbe ascoltare…
              Il pregiudizio regna… Tuo e di chi mette il dislike ai commenti senza nemmeno dire cosa c’è che non va. O forse senza nemmeno leggerli…
              Ho consigliato di cambiare titolo solo per evitare le incomprensioni in cui alcuni (vedi credino) sono incappati… Tutto qua……. Scuola privata e scuola paritaria non sono la stessa cosa ed è bene dirlo.

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              • credino ha detto in risposta a Falena-Verde

                Io sono incappato in nulla. L’articolo parla di “scuola privata” e la contrappone alla “scuola pubblica”:

                “lo Stato, con le risorse date alla scuola privata, risparmia su quanto dovrebbe spendere per le risorse che dovrebbe dare in più a quella pubblica”.

                Come ho scritto sopra, a me pare una cosa ovvia.

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            • J.B. ha detto in risposta a J.B.

              Incomprensioni che guarda caso hai solo tu 🙂

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              • J.B. ha detto in risposta a J.B.

                Ci formalizziamo ancora con i titoli? k palle, sono fatti apposta x attirare l’attenzione, altrimenti facciamo titoli lunghi due frasi così nn li legge nessuno.

                Chiedo Perdono per il resto 🙁

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                • Falena-Verde ha detto in risposta a J.B.

                  Mi hai rivolto la stessa critica che si rivolge a chi accusa di sensazionalismo i titoli… Ma io non ho mai affermato che il titolo fosse un proclama, né ho negato che esso serva per attirare l’attenzione o che sia necessario leggere l’articolo per comprendere meglio. Solo che, se le cose stanno in un certo modo, sarebbe meglio cambiare una parola. Il potere attrattore del titolo resterebbe. Non ho mica chiesto di stravolgerlo..
                  Sulle incomprensioni, beh.. Dopo le parole che hai detto non credo tu possa dire che le incomprensioni riguardino solo me…

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      • credino ha detto in risposta a Leonardo

        Paritarie. Si chiamano paritarie. E sono pubbliche. Non statali, ma pubbliche si.
        Ma dici a me? Io commentavo l’articolo. Dillo all’autore dell’articolo.

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        • Boomers ha detto in risposta a credino

          Credino in due giorni non sei riuscito a leggere questa frase:

          “A seguito della legge 62/2000 (che ha riconosciuto la parità a tutte le scuole private purché in linea con determinati requisiti fissati dalla legge stessa) è stato assegnato alle scuole paritarie un contributo finanziario”.

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    • lorenzo ha detto in risposta a credino

      Premesso che ciò che costa meno non sempre fa risparmiare e che per risparmiare non sempre si spende meno, spiegami perché lo stato “produce” a 7.320 euro ciò che il privato, considerando anche un contributo medio per l’iscrizione alla scuola privata di 5.000 euro sborsato dalle famiglie, “produce” a 5.400 euro?

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      • Pierluigi ha detto in risposta a lorenzo

        forse perché i professori di tante scuole paritarie vengono pagati meno delle badanti?

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        • EnricoBai ha detto in risposta a Pierluigi

          Che vengano pagati di meno delle statali è un dato certo, ma questo dipende dal fatto che lo Stato passa pochissimo. Eppure aumentando i contributi risparmierebbe ancora di più.

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          • Pierluigi ha detto in risposta a EnricoBai

            Premesso che in base alla Costituzione lo Stato non dovrebbe proprio passare nulla, e quello che passa lo fa in base ad artifici pseudolegittimi, in ogni caso il fatto di pagare meno gli insegnanti rende il livello dell’insegnamento nelle scuole paritarie mediamente più basso. Il fatto che le scuole private siano meno costose dipende generalmente dal fatto che tutto ciò che è gestito dallo Stato è purtroppo sempre poco efficiente, come sappiamo bene tutti.

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            • EnricoBai ha detto in risposta a Pierluigi

              In quale punto della Costituzione sarebbe illegale quello che viene fatto oggi dallo Stato?

              Il livello delle scuole private (paritarie) è altissimo in tutto il mondo. Lo è anche in Italia, lo si capisce anche dal costante boom di iscritti. Non solo c’è una preparazione “tecnica” migliore, ma anche umana. Lo ha riconosciuto il laico Pietro Barcellona proprio pochi mesi fa.

              Se lo Stato “passasse” di più, oltre a risparmiare renderebbe equivalenti gli stipendi.

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              • Pierluigi ha detto in risposta a EnricoBai

                Articolo 33, terzo comma, “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.

                Nella mia città c’è un liceo privato che è notoriamente il rifugio (costoso) di tutti i bocciati del liceo pubblico. Il livello delle scuole paritarie nel mondo è sicuramente alto, ma, mediamente, non in Italia.

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                • EnricoBai ha detto in risposta a Pierluigi

                  Infatti non c’è nessuno onere per lo stato, anzi con la scuola paritaria risparmia. Se non ci fossero le private lo Stato soccomberebbe.

                  Nella mia città è il contrario. Anche in quella del Paese vicino. Dunque 2 a 1 e vinco io.

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                  • Agnostico ha detto in risposta a EnricoBai

                    Il principio del buon andamento della P.A. stabilisce che la P.A. si debba conformare a criteri di efficienza (competenza e prontezza nell’assolvere le proprie mansioni), efficacia (capacità di produrre l’effetto voluto) ed economicità (miglior rapporto tra i mezzi economici impiegati e le risorse umane e materiali da acquisire per il soddisfacimento dell’ interesse pubblico).
                    Il criterio del “risparmio” non esiste.

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                    • Raffa ha detto in risposta a Agnostico

                      Ancora una volta non vedo nessuna fonte nel tuo commento, sarà la tua solita interpretazione?
                      Volendo credere che tu abbia citato letteralmente, sono tutte potenzialità della scuola privata, infatti ci sono parecchie eccellenze a dimostrarlo in Italia. All’estero invece la scuola statale è in fondo alle classifiche.

                      Statalismo e comunismo, Agnostico forever.

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                  • Pierluigi ha detto in risposta a EnricoBai

                    Infatti è solo grazie a questi artifici contabili che si giustificano i finanziamenti alle scuole paritarie. Se le scuole pubbliche diventassero efficienti, alle scuole paritarie non spetterebbe nessun finanziamento, e qui nascono dei sospetti su chi non voglia davvero che le scuole pubbliche diventino efficienti…

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                • Dani ha detto in risposta a Pierluigi

                  Vero. Anche nella mia città le scuole private paritarie sono solo rifugio per chi è bocciato o per chi non vuole studiare.
                  Non si studia praticamente nulla e si viene sempre promossi.
                  Per di più i professori non vengono per nulla o poco pagati e stanno li solo per fare punteggio per la scuola statale.
                  Questa è la realtà di molte città.
                  Per me ciò che è privato funziona come un’azienda, nel 90 per cento dei casi si persegue innanzitutto il profitto economico (dei proprietari…).
                  Non so se ci sono altre realtà migliori, ma almeno qui nelle private ci vanno gli scapestrati e i figli di papà.
                  Sono una mosca bianca le scuole cattoliche che sono molto più toste di quelle statali.
                  Per me la bilancia pende comunque a sfavore delle paritarie.

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  2. Luca S. ha detto

    Grazie per l’articolo, che coglie il punto. E’ una ragione in più, a mio avviso, per istituire in Italia un sistema di voucher.
    Mi permetto solo di aggiungere un aspetto. Contrariamente a quanto si afferma in ambienti socialcomunisti, le scuole gestite da privati, di ispirazione cattolica, NON sono “scuole per ricchi”. E’ possibile rendersene conto alla Lumsa di Roma, dove la retta minima applicata agli studenti è INFERIORE a quella pagata dagli studenti che si iscrivono alla proletaria “Sapienza”. Per questa ragione, la percentuale di immigrati in quella università è elevatissima. E’ un vero bacino di integrazione sociale: figli di immigrati poverissimi che studiano fianco a fianco con figli di persone benestanti, il tutto in un ambiente libero, pulito e sano.

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  3. Agnostico ha detto

    Tesi quasi comica oltre che debole per molti aspetti…..
    Per caso avete letto cosa ha rilevato recentemente la Fondazione Giovanni Agnelli sul rendimento universitario degli studenti che vengono dalle scuole parificate rispetto a quelli che vengono dalle scuole pubbliche?
    E – per caso – vi è sfuggito il recente monitoraggio del Miur sul divario tecnologico che esiste tra scuola pubblica e scuola parificata (ovviamente a svantaggio della scuola parificata)?
    Basterebbero questi studi per capire come mai la scuola parificata costi tanto di meno…..

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    • Raffa ha detto in risposta a Agnostico

      Ma la prima frase del tuo commento era la premessa per la tua tesi? Suvvia, non essere così pessimista. Capisco che data la tua scelta esistenziale la vita non ti sorrida, però cerca di essere più positivo.

      L’errore abissale da buon vecchio comunista e quindi giustamente irriducibilmente statalista è uno solo: con le tue ricerchine dimostri ancora di più quanto sia necessario investire nele paritarie (i dati della Fondazione Giovanni Agnelli risalgono al 2006).
      Ti ricordo infatti che nel resto d’Europa le scuole private sono regolarmente finanziate dallo stato e infatti sono ai vertici della qualità.

      Tuttavia sottopongo questi articoli interessanti:
      http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2010/12/13/SCUOLA-Le-paritarie-abbassano-il-livello-solo-un-idea-falsa-di-Repubblica/2/133355/
      http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&ID_articolo=480&ID_sezione=274
      http://www.laporzione.it/2012/03/15/scuola-paritaria/
      http://www.tuttoscuola.com/portali/paritarie/archivio-22828.html

      Cmq qui non si parla di “morte” dei cattolici, come mai sei intervenuto?

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      • Agnostico ha detto in risposta a Raffa

        Yaaawn….comunisti, statalismo: solita musica…..
        Mi sono reso conto che la tua capacità di lettura sia molto bassa…..
        Se giudichi delle “ricerchine” degli studi fatti dalla Fondazione Agnelli (secondo te sono comunisti?) e dal Miur ti stai contraddicendo da solo (oltre a far ridere): infatti anche i dati di cui si fa riferimento in questo articolo provengono dal Miur. 
        Come ben sai, il Ministero dell’Istruzione ha realizzato un monitoraggio su 5.986 istituzioni statali e 4.250 paritarie. 
        Secondo il Miur ben il 99,3% delle scuole pubbliche è dotata di laboratori tecnologici e multimediali contro solo il 48,6% delle paritarie. Addirittura solo il 78% delle scuole private ha una connessione ADSL che è invece presente nel 90% delle scuole pubbliche. Inoltre l’82% delle scuole pubbliche è dotata di lavagne interattive multimediali contro il 20% delle scuole private.
        Ovvio che la scuola privata – spendendo meno in tecnologia – può essere più economica: tutto a svantaggio dell’offerta formativa. 
        Ovviamente i risultati scadenti della scuola privata sono “nero su bianco”.
        Infatti la Fondazione Giovanni Agnelli ha realizzato un importante studio che aveva l’obiettivo di verificare quale tipo di scuole superiori preparassero meglio gli studenti per gli studi universitari. 
        L’indagine ha riguardato oltre 145.000 diplomati provenienti da 1.011 istituti di Piemonte, Lombardia, Emilia e Calabria. 
        La Fondazione Giovanni Agnelli nella recente ricerca esplicitamente afferma che “nonostante la presenza di alcune realtà di chiara eccellenza, la performance della maggior parte delle scuole non statali è deludente rispetto a quelle statali”.
        In sintesi, che senso ha per lo Stato risparmiare quando questo risparmio si traduce in scuole meno attrezzate (dati Miur) e che preparano di meno gli studenti alla carriera universitaria (Fondazione Agnelli)?

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        • Raffa ha detto in risposta a Agnostico

          Agno, capisco che sei affetto dai sintomi ovvi della tua età e per di più ti devi portare sulle spalle anni di comunismo e statalismo, però ti consiglio di aprirti al mondo almeno ora. Almeno all’Europa.

          Le tue ricerchine dimostrano che la scuola paritaria in Italia ha bisogno di più finanziamenti per offrire una proposta migliore. Questo solo in Italia, dato che all’estero le scuole private solo all’eccellenza (come gli ospedali e così via). E’ solo una questione economica, e tu dimostri -te ne ringrazio- che è necessario finanziare di più la privata, come appunto avviene in Europa. Almeno lo Stato dovrebbe pagare una quota giusta per la percentuale di iscritti (sempre di più), attualmente il 10% degli studenti. Se quel 10% andasse nelle statali lo Stato non potrebbe gestirli.

          Senza contare poi che non sono le lavagnette interattive a offrire una qualità maggiore d’insegnamento, ma semmai la capacità del professore e sopratutto la spiccata umanità che si riscontra negli ambienti delle scuole private dove è a cuore anche la formazione umana del soggetto.

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          • Agnostico ha detto in risposta a Raffa

            Ti consiglio di studiarti il principio del buon andamento della P.A. che stabilisce che la P.A. si debba conformare a criteri di efficienza (competenza e prontezza nell’assolvere le proprie mansioni), efficacia (capacità di produrre l’effetto voluto) ed economicità (miglior rapporto tra i mezzi economici impiegati e le risorse umane e materiali da acquisire per il soddisfacimento dell’ interesse pubblico).
            Attualmente le scuole paritarie non soddisfano i criteri di efficacia ed economicità.
            Per questo motivo non c’è nessun motivo per lo Stato di investire nel settore privato: si investe in ciò che può garantire l’interesse pubblico secondo il principio di economicità.
            Tutto il resto è retorica senza senso…..

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            • Raffa ha detto in risposta a Agnostico

              Ancora una volta non vedo nessuna fonte nel tuo commento, sarà la tua solita interpretazione?
              Volendo credere che tu abbia citato letteralmente, sono tutte potenzialità della scuola privata, infatti ci sono parecchie eccellenze a dimostrarlo in Italia. All’estero invece, dove la paritaria è finanziata, la scuola statale è in fondo alle classifiche.
              Non è un caso che gli iscritti alle private stiano crescendo enormemente in Italia e all’estero, questo è indice dell’ottima preparazione e del miglior ambiente scolastico. Tieni conto che per i genitori è un grande sacrificio.

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        • edoardo ha detto in risposta a Agnostico

          Calma, qui stiamo dando una visione errata della cosa.
          Io sono un professore di lab di chimica messo a casa dal decreto Gelmini.
          Ho insegnato sempre in ITIS e IPSIA, e sono io stesso perito industriale.
          Non puoi paragonare numericamente i laboratori tecnologici degli istituti paritari con quelli delle scuole statali, perchè quanti istituti paritari sono istituti tecnici e professionali? Sono per lo più scuole umanistiche o di discipline non tecnologiche.
          Dove trovi (almeno in Italia)un paritario che sforma periti industriali? Io non ne ho mai visti.
          Nelle scuole italiane gli UNICI laboratori che abbiano un po’ di decenza (riferendomi alla mia materia, la chimica) sono quelli degli ITIS di ogni indirizzo. Negli IPSIA, dipende se l’istituo è serio o un refugium peccatorum per pluribocciati provenienti da altri istituti.
          Mi è toccato anche di insegnare in un IPSIA che per legge prevede il laboratorio, ma SENZA laboratorio, cioè avrei dovuto fare lezione di laboratorio di chimica senza laboratorio senza vetreria senza reagenti. Cosa ero pagato a fare? Boh ?!?!?!
          Poi don’t worry: nella scuola italiana dagli anni 90 c’è stato un lento ma graduale ed inesorabile smantellamento dell’istruzione tecnica e del titolo di perito industriale, e per colpa delle riforme scolastiche, le scuole paritarie non c’entrano un cavolo.
          Era, sarebbe ancora, il mio mestiere, la mia professione, e pertanto so bene quel che scrivo e sulle mie cose sono ben informato, anche perchè per anni ho lavorato come analista di laboratorio ed aevevo stagisti da altre nazioni europee, principalmente Germania, ed ho potuto paragonare studenti italiani con colleghi europei.
          Ho perso quasi totalmente la fiducia nell’istruzione italiana, e sì che eravamo una delle nazioni avanzate in campo tecnologico fino ad una trentina d’anni fa.
          Abbiamo grandi nomi della tecnologia del passato, ma gli Italiani fanno di tutto per dimenticarsene e cancellarli dalla loro memoria, e non faccio nomi se no vado OT.
          Era il mio mestiere, e so quel che dico al riguardo.
          La cultura italiana di oggi, può andarsi a nascondere.

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          • edoardo ha detto in risposta a edoardo

            …e mi son dimenticato un punto molto importante:
            il punteggio per l’inserimento nelle graduatorie delle scuole parificate è LA META’ di quello nello stesso tempo degli istituti statali.
            Se insegno chimica per 6 mesi in una scuola statale faccio 12 punti in un anno, il massimo anche se ho fatto supplenza da gennaio a giugno.
            Per lo stesso periodo in una scuola parificata ne prendo solo 6, e lo stesso programma di chimica insegno.
            Se non è discriminazione questa, cosa è?
            Altro punto (ve l’ho detto, era la mia professione, ho il dente avvelenato):
            io sono un discreto chimico, nel senso che ho le “manine buone” in laboratorio, so muovermi tra i vetri e le sostanze, ho fatto per anni l’analista in un laboratorio di analisi, facevo qualcosa come 300 acque l’anno in spettrofotometria e sono pratico anche in radioattività.
            A scuola insegnavo con la pratica del laboratorio professionale.
            Bene, lo scorso dicembre ho dovuto lasciare il posto (per gli inserimenti a pettine) per due immissioni da non dico dove, ma di persone che, dopo averle viste operare, io dico che quelli il laboratorio mànco col binocolo l’hanno visto, impacciati come un principiante.
            Come hanno avuto il punteggio per bypassarmi?
            Stendiamoci un velo NON pietoso sopra.
            E questo in istituti tecnici statali.
            E vuoi darmi da bere la frottola che le scuole statali vanno come vanno per i finanziamenti governativi deviati verso le scuole private?
            Nell’insegnamento tecnologico, lo Stato Italiano, riforma dopo riforma, punta sempre un gradino più basso di quello di prima, stiamo distruggendo la nostra cultura tecnologica.
            I ragazzi vengono fuori dagli istituti tecnici e confondono le radiazioni ionizzanti con le onde radio, confondono il decadimento radioattivo con la fissione nucleare, noi, EREDI DI FERMI!!!!….speriamo nell’apporto tecnologico delle nazioni del terzo mondo, che possano risollevare la cultura italiana.

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            • Agnostico ha detto in risposta a edoardo

              Se tu avessi letto il monitoraggio del Miur, ti saresti reso conto che oggetto della ricerca erano tutti gli istituti del primo ciclo d’istruzione: gli istituti secondari erano esclusi dalla ricerca.
              Il resto del tuo commento mi sembra decisamente OT.

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  4. mariasole ha detto

    L’Italia è irrimediabilmente cattolica, per questo deve diventare terzo mondo…

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    • lorenzo ha detto in risposta a mariasole

      Benché l’Italia sia irrimediabilmente cattolica, dato che la scuola sforna oggi tante mariasole, saremo destinati inevitabilmente a diventare terzo mondo…

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      • mariasole ha detto in risposta a lorenzo

        Volevo dire che, poiché è cattolica, ci fanno diventare terzo mondo.. l’Italia era la PRIMA in Europa finché è stata fedele al cattolicesimo.. è nata grazie a esso e muore anche per questo..ma è solo un’interpretazione

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  5. Luigi Pavone ha detto

    In un regime di non concorrenza e soprattutto in cui i titoli di studio hanno valore legale, le scuole private tendono naturalmente ad abbassare il livello della loro offerta formativa, dal momento che da essa si richiedono innanzitutto titoli di studio.

    Vogliamo che la scuola funzioni? Aboliamo il valore legale dei titoli di studi. Soprattutto: basta chiedere quattrini! I finanziamenti di Stato alle scuole private sono fonte di clientelismo. Non finanziamo le scuole, ma finanziamo gli studenti!

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    • Luca S. ha detto in risposta a Luigi Pavone

      Veramente basta chiedere quattrini lo dico io. Se io mando, a spese mie, mio figlio ad una scuola cattolica, non devo essere costretto a finanziare, con le mie tasse, anche una scuola statale di cui non usufruisco.
      Quindi giù le mani dalle tasse e se le scuole statali vogliono sopravvivere, si mettano sul mercato e inizino a offrire servizi decenti alle famiglie.

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      • Agnostico ha detto in risposta a Luca S.

        Il tuo è un pensiero degno dei migliori comici di Zelig…..
        Allora per quale motivo devo pagare delle tasse locali tanto alte per far costruire degli alloggi popolari di cui non usufruirò mai?
        E – spostandomi in auto ed in motorino – chiedo che mi siano ridotte le tasse perché non uso mai i mezzi pubblici di trasporto: il principio è lo stesso. 
        A parte le battute, ti sfugge che la scuola è pubblica non solo perché “aperta a tutti” ma perché è un servizio che veramente è di “interesse pubblico”.
        Se tu scegliessi la scuola privata useresti in ogni caso la scuola pubblica perché il medico che ti cura, l’ingegnere che ha costruito la tua casa, il commercialista che cura la tua contabilità, l’avvocato che ti difende hanno studiato alla scuola pubblica. Lo stesso insegnante che insegna ai tuoi figli nella scuola privata avrà studiato alla scuola pubblica quindi – indirettamente – anche tu usufruisci della scuola pubblica come io indirettamente usufruisco dei mezzi pubblici sebbene non li usi mai.

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        • Luca S. ha detto in risposta a Agnostico

          Non basta fare una legge perché un’istituzione sia di “interesse pubblico”. Puoi prendere anche un gabinetto e scriverci sopra “centro di formazione”. Resterà un gabinetto. Lo Stato italiano non è in grado di gestire decentemente neanche una compagnia aerea. Che cosa ti fa credere che sia in grado di gestire un servizio così delicato come le scuole?

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      • Luca ha detto in risposta a Luca S.

        Come sarebbe che non usufruisci della scuola statale ? Non usufruisci della cultura, competenza professionale, senso civico delle persone che ti circondano ? quelle da dove sono cadute ?

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        • Luca S. ha detto in risposta a Luca

          Se io vado alla scuola privata, non usufruisco della scuola statale. Quindi non devo pagare due volte per lo stesso servizio pubblico (una volta per la scuola non statale, una volta per la scuola statale). Quanto a cultura, competenza professionale e senso civico, forse stai parlando di un’altra nazione.

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          • Luca ha detto in risposta a Luca S.

            Oppure forse sto denunciando lo stesso problema che denunci te: la scuola (anche quella pubblica) funziona male perché non ci sono abbastanza risorse. Ribadisco una cosa importante: o pensiamo che i cattolici si debbano costruire il loro stato, a sé stante ed impermeabile rispetto ai laici, o la cultura di tutti, anche quella dei laici ha un prezzo anche per noi. Se conviviamo, se cioé abbiamo deciso di aver bisogno gli uni degli altri, io anche della cultura degli altri USO partecipo e godo (buona o cattiva lo decidono gli standard pubblici che la società ha scelto ed imposto tanto agli uni quanto agli altri ed il dramma nasce anche dalla DISPARITA’ tra i diversi sistemi scolastici. Una disparità che anche la scuola privata se vuole che il suo servizio venga davvero riconosciuto come tale, dovrebbe imparare ad avere a cuore.

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            • Ercole ha detto in risposta a Luca

              Il concetto che ti manca è garantire la libertà di educazione, per questo si sostiene la scuola privata. E’ un concetto di sussidiarietà importante ma quelli che un tempo sarebbero stati chiamati “comunisti”, come lo è Agnostico e come sicuramente lo sei anche tu (vuoi vedere che indovino per chi voti?) non possono apprezzare tale principio.

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              • Luca ha detto in risposta a Ercole

                Non so bene dove tu voglia arrivare con questo ragionamento. A me pare di aver fatto un semplice ragionamento laico e civile (da cattolico, per quel che mi riguarda). Se in opposizione a questo intendi dire che cattolico vuol dire servire interessi di parte, inorridisco ed osservo che con questo ricadiamo in quel che provocatoriamente suggerivo qui sopra: tanto varrebbe costruirsi una nostra società e tutti gli altri raus. Va da sé che mi dichiaro per la libertà di educazione, la mia e anche quella degli altri. Il problema é un altro: come fondare una società che garantisca la libera convivenza di tutti (ad esempio, pare a me, pagando tutti le tasse che servono a garantire anche la libertà di chi non la pensa come me o di chi non ha i miei mezzi economici.

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                • Ercole ha detto in risposta a Luca

                  “Da cattolico” 😀

                  Ripeto: libertà di educazione, pluralità di insegnamento. Lo stato deve garantirlo anche in Italia, come accade in tutta europa. Il deismo dello stato, il comunismo è morto Luca. Mettiamoci una pietra sopra.

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                  • Luca ha detto in risposta a Ercole

                    Mi piacerebbe capire cosa c’entrano deismo dello stato e comunismo. Credevo che il punto fosse: uso dei soldi di tutti per il bene di tutti.

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                    • Ercole ha detto in risposta a Luca

                      Proprio per questo vanno finanziate le paritarie, come avviene in tuta Europa.
                      Se non ci fossero residui di comunismo, come incarni tu stesso, ciò verrebbe tranquillamente fatto.

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            • Luca S. ha detto in risposta a Luca

              A parte gli aspetti della libertà di insegnamento, finiamola con questa frottola per bambini secondo cui la scuola statale funziona male perché “non ci sono abbastanza risorse”. Alitalia non funzionava male perché i non c’erano “risorse”, ma perché mal gestita. La scuola statale, in quanto statale (e quindi gestita dai politici), non può che funzionare così. Quando crescerete?

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              • Luca ha detto in risposta a Luca S.

                La scuola, quella statale e quella no, é gestita prima di tutto dagli insegnanti che ci lavorano, quanto ai politici (se non altro) hanno la buona creanza di garantire l’autonomia degli istituti, non chiederei di più.

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                • Luca S. ha detto in risposta a Luca

                  Non hai capito dove lavori.
                  nella scuola statale ci sono insegnanti, ma come vengano raccattati (assunti è una parola grossa), quali siano i programmi, quali siano le ore, come siano le aule, i gabinetti, le tasse, gli stipendi, lo decide lo Stato, ossia i decreti ministeriali e le circolari. Chi li emana secondo te questi decreti, gli insegnanti o i politici? Chi ha l’ultima parola in questo carrozzone?

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    • Fabio Moraldi ha detto in risposta a Luigi Pavone

      Pavone, puoi dimostrare che “le scuole private tendono naturalmente ad abbassare il livello della loro offerta formativa”?

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  6. edoardo ha detto

    …ecco, non si è proprio capito un fico secco di quel che ho scritto sopra.
    Come volevasi dimostrare.

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  7. Luca ha detto

    Le scuole private fanno risparmiare soldi allo stato e meritano un sostegno pubblico, questo va da sé. Tuttavia non si possono dimetnicare i privilegi di cui le scuole godono in termini di gestione, programmi, reclutamento. A me sembrerebbe ovvio che se lo stato paga (pagasse) per avere un servizio possa e debba poter controllare lo standard qualitativo dello stesso. I finanziamenti erano previsti già nella (tentata) riforma del comunista Berlinguer, perciò non creano particolari opposizioni ideologiche. E’ stata e credo sia ancora l’opposizione delle scuole private ad una convergenza sugli standard a bloccare tutto quanto. In particolare sarebbe credo necessaria perlomeno un’adeguamento sulla selezione del personale insegnante (so di insegnanti senza nemmeno la laurea). E’ un fatto con poche pur notevolissime eccezioni la scuola privata é spesso la scuola degli asini ricchi, che pagano per far poca fatica (ed ottengono poco). Cambiare mi sembra facile ed utile a tutti, ma penso serva un passo non solo da parte dello stato ma anche da parte delle scuole cattoliche.

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    • Fabio Moraldi ha detto in risposta a Luca

      Solito blocco di luoghi comuni (“asini ricchi”), errori sempliciotti (“scuole private=scuole cattoliche”) e moralismo.

      Rinnoviamoci Luca.

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      • Luca ha detto in risposta a Fabio Moraldi

        Saranno anche luoghi comuni ma é quello che vedo con i miei occhi (fatti di esempi, vita vissuta, nomi e cognomi). Sempre pronto a rinnovarmi se mi dai una mano a correggere la vista.

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        • Fabio Moraldi ha detto in risposta a Luca

          Dovrei correggerti tutti i giorni? Almeno ora hai ammesso che si tratta di un tuo pensiero da anticlericale. E’ bene comunque che tu lo premetta sempre, a meno che tu voglia citare delle fonti esterne a supporto.

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          • Luca ha detto in risposta a Fabio Moraldi

            Non solo non ammetto ma mi ritengo gravemente offeso dal giudizio di anticlericale. Mi piacerebbe anzi capire da cosa tu abbia dedotto questa strana sentenza. Mi domando se sia amore per la Chiesa quello di chi come te ritiene di dover essere cieco ed acritico. Serve a qualcosa o a qualcuno ?

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            • Fabio Moraldi ha detto in risposta a Luca

              Io? Ma io non sono credente, e nemmeno anticlericale, come invece sei tu. Ti invito solo a premettere che si tratta sempre di tuoi pensieri. Non vorrei che qualcuno prendesse le cose come dati oggettivi. Solo questo.

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  8. lorenzo ha detto

    Da alcuni interventi mi sembra non sia ben chiaro che le scuole non statali possono essere:
    – paritarie gestite da enti locali,
    – paritarie private gestite da enti laici,
    – paritarie private gestite da enti confessionali(cattolici o altri),
    – private non paritarie laiche,
    – private no paritarie confessionali.

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    • Luca S. ha detto in risposta a lorenzo

      Non inseguiamo troppo le distinzioni create dal ministero. La distinzione fondamentale (sostanziale, non burocratica) è quella tra scuole private e scuole pubbliche. Le prime sono espressione della società civile, le seconde della pubblica amministrazione (e quindi dei politici).

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      • lorenzo ha detto in risposta a Luca S.

        Credo che invece la distinzione sia necessaria.
        Quando infatti Agnostico scrive: “La Fondazione Giovanni Agnelli nella recente ricerca esplicitamente afferma che “nonostante la presenza di alcune realtà di chiara eccellenza, la performance della maggior parte delle scuole non statali è deludente rispetto a quelle statali”, tralascia il fatto che diverse scuole paritarie, tra quelle non statali prese in esame per il raffronto, erano gestite dagli enti locali che, fino a prova contraria, non sono enti privati.

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        • Luca ha detto in risposta a lorenzo

          Benissimo, concordo. Eppure da qualche parte la “medie statistiche” Agnelli dovranno ben beccare i dati: un certo numero di scuole carenti devono pur esserci, e non giovano alla causa. Allora non dovrebbero eserci problemi ad aiutare le realtà carenti ad accettare qualche criterio pubblico per gli standard di qualità. Ad esempio (anzi soprattutto) sul problema cruciale del reclutamento insegnanti. E’ un’ovvietà ma orccorre ribadirla: se questa semplicissima osservazione non continuasse a trovare opposizione da parte cattolica, il problema sarebbe da tempo risolto.

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          • Salvatore ha detto in risposta a Luca

            Più finanziamenti = più qualità = più risparmio da parte dello stato.

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            • Luca ha detto in risposta a Salvatore

              Giusto, soprattutto se visto da parte delle scuole cattoliche. Da parte dello stato, lo stesso principio si declina in modo diverso e complementare: elargisco finanziamenti per ricevere un servizio = ho il diritto ed il dovere di controllare la qualità del prodotto “acquistato”. Con tutto il marcio che c’é ti posso dire per esperienza diretta che nel pubblico già si fa, con mille problemi ma con risultati promettenti sulla qualità del prodotto.

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              • Salvatore ha detto in risposta a Luca

                No, più finanziamenti e miglior servizio.

                Come avviene all’estero.

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              • Luca S. ha detto in risposta a Luca

                Scuola statale, “risultati promettenti sulla qualità del prodotto”.
                Sì, come no, le fabbriche dei disoccupati. Insegnanti che arrivano in ruolo a 45 anni, circolari sgrammaticate e programmi vecchi di 60 anni.

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                • Luca ha detto in risposta a Luca S.

                  Bravo, allora applica in risposta quel che dice Salvatore: più soldi = servizi migliori. Magari poi ci lamentiamo dell’inerzia degli statali fannulloni, terroni e fancazzisti ed allora torniamo suol problema “controllo di qualità”. Perché dovrebbe valere per lo stato una regola diversa che per le private ?

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                  • Luca S. ha detto in risposta a Luca

                    Luca, quando una struttura è disfunzionale, dargli più soldi è come buttarli nel gabinetto. E’ stato così per l’industria di stato ed è così oggi per la scuola di stato.

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                    • Luca ha detto in risposta a Luca S.

                      Giusto. Dunque cosa bisogna fare per uscire dal problema se non un controllo di qualità ?
                      Perché la struttura delle scuole private a differenza delle pubbliche dovrebbero giovarsi dei finanziamenti a pioggia, indiscriminati ? Da qualche anno nelle scuole di ogni ordine e grado meccanismi di controllo cominciano piano piano a lavorare e l’autonomia degli istituti fa anche lei la sua parte. Capisco che all’esterno le cose non siano così chiare, ma chi ci vive dentro le percepisce e sa come le differenze ed i meriti hanno più occasioni di emergere. Non si capisce perché lo stato debba comportarsi con i suoi (i nostri) soldi elargiti diversamente da come si comporta un qualsasi ente o impresa. Se vale nel pubblico a maggior ragione vale nel privato dove lo stato metterebbe soldi senza nemmeno il controllo e la responsabilità dei mezzi di produzione.

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                    • Luca S. ha detto in risposta a Luca S.

                      Essendo voi all’interno, non vi rendete conto della gravità della situazione (o, peggio, non volete rendervi conto).
                      C’è un carrozzone malfunzionante e malgestito, con centinaia di migliaia di addetti male assunti (la quasi totalità con leggi di favore o pescando in graduatorie tra gli “abilitati”, senza concorsi ordinari efficienti). Fabbricate disoccupati e somari. I controlli “di qualità” non vi faranno diventare diversi da quello siete.

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                    • Luca ha detto in risposta a Luca S.

                      Daccordo Luca. Ora e proprio in base a quello che sostieni tu, poiché le scuole private sono purtroppo molto spesso peggio delle pubbliche, non si capisce perché dovrebbero secondo te migliorare semplicemente dando loro dei soldi e rinunciando ad ogni prerogativa sull’uso che ne verrebbe fatto. Tra l’altro nel pubblico i concorsi non sono efficienti, mentre nel privato l’assunzione é su base … clientelare (ed i risultati ahi noi si vedono eccome).

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                    • Luca S. ha detto in risposta a Luca S.

                      Non hai capito il meccanismo. Le scuole private non ricevono soldi perché sono belle e brave, ma SOLO se hanno iscritti. Iscritti liberi. Lo Stato, invece, costruisce, finanzia e alimenta scuole sulla base di scelte politiche o discrezionali.

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                    • Luca ha detto in risposta a Luca S.

                      Sei tu a non sapere che anche la scuola pubblica, a partire dall’autonomia degli istituti, funziona nella stessa maniera. A parte questo, il problema é anche civile. Io non sono daccordo soprattutto su questa continua e stupida tiritera secondo la quale tutto quel che è pubblico sarebbe fango mentre tutto quel che é privato sarebbe “puro”. Come cattolico credo che la prima politica dovrebbe essere quella di cercare il bene di tutti, perciò di far funzionare al meglio la cosa pubblica anziché isolarsi in un mondo a sé stante. Del tutto indipendentemente dal fatto che i non cattolici ci apprezzino in questo sforzo.

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  9. lorenzo ha detto

    Ha ormai preso piede anche da noi una visione deformata della realtà per cui determinate strutture possono sussistere solo se danno un ritorno economico e non sociale, ed a questa ferrea legge economica sono ormai asservite anche la cultura e la salute.
    La fondazione Agnelli, per esempio, non prende nemmeno in considerazione che talune scuole paritarie sono state istituite per frenare la dispersione scolastica e per venire incontro al disagio sociale: il raffronto non può assolutamente essere fatto con il confronto costo-risultati conseguiti, ma costo-benessere sociale.
    Faccio un esempio OT per spiegarmi meglio: se lo smaltimento dei rifiuti diventa un affare, come può diminuire la produzione di rifiuti? Se la scuola diventa uno stipendificio, come ne esce l’istruzione?

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    • Luca ha detto in risposta a lorenzo

      Sono assolutamente ed incondizionatamente daccordo: bisognerebbe trovare il modo di distinguere. Tuttavia non é di quella piccola minoranza di scuole “socialmente preziose” che si parla. Almeno come percezione personale, di fatti e persone note perché della fondazione Agnelli non so.

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