Censis: l’Italia non è un paese per radicali e laicisti

Brutte notizie per i teorici italiani della secolarizzazione. L’ultima ricerca del Censis, dal titolo «I valori degli italiani», elaborata in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, dipinge una realtà tendenzialmente anti-secolarista in tutti gli aspetti che ha analizzato. Il metro di confronto è una ricerca analoga svolta nel 1988.

Innanzitutto, la questione più importante, è che gli italiani stanno riscoprendo il valore della famiglia: il 65,4% pensa che la famiglia sia uno dei pilastri della società e viene riscoperto anche il valore di un modello di riferimento. Si affermano in particolare le figure genitoriali e sopratutto quella del padre (nel 1988 per il 14,7%, nel 2011 per il 22,1%).  La ricerca rileva un netto calo nel desiderio consumistico e ricompare (70%) l’amore al bello, si dà  valore al legame tra etica e estetica e si riconosce che la bellezza abbia una funzione educativa.

Sergio Romano e figlio, nel loro ultimo pamphlet hanno denigrato l’Italia a causa della sua (presunta) arretratezza su diverse tematiche bioetiche, che ostacolerebbero una positiva vita sociale. Tuttavia i cittadini italiani non vivono nel mondo fatato di Romano, e per il 56% (+7% rispetto al 1998) l’Italia è il Paese al mondo dove si vive complessivamente meglio, mentre  2/3 dei cittadini (66%) pur avendone in futuro la possibilità non lascerebbe in nessun caso l’Italia. Brutte notizie anche per il partito Radicale e le sue battaglie ideologico-anacronistiche: negli italiani è scattata l’esigenza di maggiori regole, di più legge e ordine: l’89% dei cittadini vorrebbe misure più severe contro le droghe pesanti e il 74% verso le droghe leggere (cannabis ecc.), mentre il 71,5% chiede maggior severità nei confronti della prostituzione. Praticamente possiamo dire che il Movimento Liberali Antiproibizionisti, cellula combattiva del Partito Radicale, ne esce a pezzi, dato che i suoi obiettivi sono proprio, contemporaneamente, la liberalizzazione della prostituzione e della marijuana, oltre ovviamente il riconoscimento giuridico dei matrimonio omosessuali.

Notizie amare anche per le cellule anti-teiste e razionaliste, in quanto se negli anni ’80 si professava solidamente credente, riconoscendosi in un credo organizzato, il 45,1% (1988) degli italiani, oggi la quota di popolazione che si riconosce in questo è pari al 65,6% (anno 2011). A questi si aggiunge un 15% (nell’88 erano il 22%) di quelli che avvertono una Presenza oltre la realtà materiale,  arrivando sopra l’80 per cento. In calo chi afferma di non occuparsi di Dio, solo l’8% nel 2011 mentre nel 1988 era il 12,9%. Il che vuol dire, si legge, che l’ateismo si comprime, e chi crede si affida sempre meno a un Dio fai da te, ricostruito secondo necessità nelle burrascose notti dell’anima, ma si riconosce maggiormente nel cattolicesimo.

 

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