Le femministe, la Lego e la saggezza materna di Costanza Miriano

La Lego, l’azienda danese che da decenni produce i noti mattoncini colorati con cui diverse generazioni hanno passato i primi anni di infanzia, ha pensato recentemente di espandere i suoi prodotti anche tra le bambine, lanciando una nuova linea chiamata “Friends”. Non l’avesse mai fatto! Le femministe più integraliste sono scese in battaglia denunciando l’orribile complotto della Lego nel voler distinguere i gusti dei maschietti da quelli delle femminucce. Esse vogliono che le bambine mettano da parte le bambole e si cimentino con ruspe e betoniere, mentre i bambini devono pettinare e cambiare i vestiti di Barbie. Chi non obbliga i loro figli a fare questo allora sta promuovendo una visione sessista.

A queste assurdità ha voluto rispondere la giornalista e scrittrice Costanza Miriano, autrice di un bellissimo libro intitolato “Sposati e sii sottomessa. Pratica estrema per donne senza paura” (Vallecchi 2011). Il volume ha avuto (stranamente, per il tema trattato in modo non “politicamente corretto”) un ampio successo nei media, presentato più volte in televisione (“Invasioni Barbariche”, “Mattina in famiglia”, ecc). Attualmente è il lizza (terzo, per ora) come “migliore libro dell’anno” sul sito del TG1. Anzi, invitiamo tutti a dare il proprio voto quotidiano per la vittoria (anche perché si nota nella classifica la presenza di Dacia Maraini, laicissima valorizzatrice della poligamia perché “è così naturale negli animali”).

La Miriano, nel suo articolo sulla Lego, ha portato candidamente la sua testimonianza di mamma, condita da simpatica ironia: «A casa nostra, per carità, di sacro c’è solo Dio. Molto distanziati, diversi gradini sotto ma sempre in posizione ampiamente sopraelevata sulle cose ordinarie ci sono diversi pilastri della nostra esistenza», e tra questi «la Lego». Continua: «leggendo l’attacco in massa fatto alla Lego dalle femministe inglesi, mi è scattato una sorta di orgoglio familiare […], le femministe si sono arrabbiate perché le bamboline sarebbero formose (hanno un accenno di seno appena abbozzato), e soprattutto perché hanno accessori femminili, e sono poche le parti da montare». C’è da aggiungere ovviamente che il colore predominante è il rosa, un’onta insopportabile per le femmine, secondo le nuove paladine della donna. La giornalista descrive le abitudini della sua famiglia, e spiega: «Noi non ci abbiamo trovato niente da ridire. Le mie figlie come hanno visto le Lego friends se ne sono innamorate, e contano i giorni che mancano al loro compleanno (purtroppo in agosto) per avere qualche altra scatola della preziosa serie. Ora, o io e mio marito abbiamo diabolicamente plagiato la mia prole, cercando silenziosamente di coltivare in loro discriminazioni di genere, oppure semplicemente ai maschi piacciono giochi da maschi, alle femmine giochi da femmine […]. Non vedo dunque niente di strano se finalmente sono a nostra disposizione anche piatti, cucinette, cagnolini, cocktail, studi da stilista. Non ci vedo niente di offensivo nei confronti delle donne, non stiamo mica parlando di bamboline accessoriate per il bondage, o siliconate. Anzi, se proprio uno non avesse avuto niente da fare nella vita, ci sarebbe stato da protestare prima, quando gli accessori in vendita erano quasi esclusivamente maschili».

E poi ecco il cuore della questione: «Il problema è che ormai tutto quello che rimanda in qualche modo allo specifico maschile e femminile scatena reazioni scomposte e a volte persino isteriche. Sembra un nervo scoperto, ipersensibile, che in nome della correttezza non si può neanche sfiorare. Non si può dire che uomini e donne sono diversi. Anzi, bisogna dire che sono uguali. E’ obbligatorio. In nome della libertà si diventa tirannici. Non so come altro definire l’atteggiamento di chi si arrabbia perché esiste un gioco che si attaglia a un sesso più che a un altro». Certamente, «lo specifico femminile va oltre i piatti e la cucina e il gusto per i vestiti, ma che volevamo, una pupazzetta di santa Teresa d’Avila? Una Virginia Woolf?». Ma perché tanto livore nel negare lo specifico maschile e femminile? Tutto rimanda inevitabilmente al tentativo di negare Dio, vera ossessione dell’uomo confuso di oggi: «Maschio e femmina li creò, dice la Genesi, a immagine e somiglianza di Dio. Io credo che nella differenza sia celato un grande mistero che dice qualcosa di molto profondo sulla natura dell’uomo. Di profondo e sostanziale. Dice che l’uomo e la donna non possono stare soli, perché c’è un’incompletezza che sarà per sempre la loro qualità distintiva. Dice che l’uomo e la donna esistono in relazione. Dice che questa relazione profonda e vera con una persona dell’altro sesso può anche non esserci, ma allora deve essere Dio che diventa lo sposo o la sposa di quella creatura, che da sola non è piena. Non è bene che l’uomo sia solo. Chi nega la differenza nega che l’uomo è creatura, e quindi figlia di un Padre. Chi nega la differenza nega quindi Dio. E allora la posta in gioco è ben più alta del pupazzetto della Lego. E val bene la raccolta di firme e la campagna sui giornali, che del negare la fragilità, l’incompiutezza, la povertà e il bisogno dell’uomo hanno fatto evidentemente la loro ragione di esistere».

Parole pienamente condivisibili. Sono in molti inoltre, occorre dirlo, gli specialisti (psicoanalisti freudiani, in particolare) che fanno risalire alla parità dei sessi -che poi è naturalmente degenerata trasformandosi in vera e propria confusione esistenziale di ruoli- l’espandersi massiccia dell’omosessualità/bisessualità. Alla faccia dei promotori della bufala del “gene gay”, genitori confusi nei propri ruoli e nella loro identità hanno largamente contribuito (influenza ambientale) all’espandersi di questo comportamento sessuale. Forse è un altro motivo -seppur nascosto- per cui esiste l’interesse violento ad avviare questo tipo di campagne.

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