Un nuovo studio valuta la situazione del cattolicesimo italiano

Durante le celebrazioni del 150° dell’Unità nazionale si è sovente osservato che l’Italia ha trovato la sua profonda, e forse unica, coesione nel cattolicesimo. Partendo da queste considerazioni, informa Toscana Oggi, Roberto Cartocci, professore ordinario di scienza politica nell’Università di Bologna, ha voluto studiare, attraverso delle ricerche statistiche, la situazione del cattolicesimo italiano, pubblicando per la Società editrice il Mulino il volume intitolato Geografia dell’Italia cattolica.

L’esperto accusa la secolarizzazione di aver creato vuoti assai rischiosi e pericolosi per la stessa sussistenza della società, con politiche ultraliberiste che rendono assai arduo comprendere perfino l’idea di bene comune. Prendendo in considerazione quattro elementi indicatori: la frequenza alla Messa, i matrimoni, civili e religiosi (e le unioni di fatto); l’insegnamento della religione cattolica; la destinazione dell’otto per mille, rileva un 10% di «cattolici impegnati», membri di associazioni e movimenti o comunque attivi nella partecipazione alla vita parrocchiale; un 20% di «cattolicesimo di minoranza», caratterizzato da un’assidua pratica religiosa; un 50% di «cattolicesimo di maggioranza» (ridotta pratica religiosa), con frequenza alla messa saltuaria o limitata alle grandi festività; un 10% di non cattolici che però hanno fiducia nella Chiesa: non vanno alla messa, ma scelgono l’ora di religione per i figli e destinano alla Chiesa l’8xmille; un 10% di non cattolici, indifferenti o anticlericali, che oltre a non frequentare la chiesa non scelgono l’ora di religione e destinano diversamente l’8xmille.

Per quanto riguardo la partecipazione alla Messa domenicale, il dato nazionale è del 32,5 % (dal 42% di Campania e Puglia al 21% di Toscana ed Emilia Romagna). Circa il numero dei matrimoni civili si deve rilevare che esso è di gran lunga aumentato dopo l’introduzione del divorzio. Cartocci fa presente che la scelta di non accedere al rito cattolico è dovuta sopratutto dal fatto di avere alle spalle un divorzio. Il tasso nazionale del matrimonio civile è comunque del 34% (dal 46% della Toscana al 14% della Calabria). Il numero degli studenti italiani che si avvalgono dell’ora di religione è del 91,2% (dall’83,4% dei toscani al 98,7 dei campani). Pure nella destinazione dell’otto per mille l’indice nazionale è ragguardevole: 89,8 % (dal 78,2% dei romagnoli al 96,8 dei pugliesi).

Arnaldo Nesti, direttore del centro internazionale di studi sul fenomeno religioso contemporaneo (Cisreco), apprezza lo studio di Cartocci, ma invita a non usare troppe semplificazioni. Non lo ha sorpreso il “primato” di secolarizzazione di Toscana ed Emilia Romagna, poiché, afferma, già nel 1905 venivano ritenute «scadenti diocesi». Tuttavia, nota, «Ci sono dei segnali proprio nelle zone di forte tradizione laica, di forte presenza di un sacro selvaggio, devozionale. Si possono interpretare come superstizione, manipolazione del religioso, però di fatto i soggetti si reinventano e ricostruiscono a loro modo un orizzonte religioso». Pietro De Marco, docente di Sociologia della religione all’Università di Firenze, sostiene che lo studio «conferma quella rappresentazione storico-politico-religiosa dell’Italia che vede il nucleo più forte e persistente di secolarizzazione nelle ex regioni rosse, con estensione alla Liguria e alle due regioni a statuto speciale del Nord, Val d’Aosta e Trentino Alto Adige, e punte nella Venezia Giulia». Invita infine i sacerdoti a tenere conto di questi dati per migliorare la loro evangelizzazione. L’importante sociologo italiano Massimo Introvigne commenta a sua volta questo studio su La Bussola Quotidiana, aggiungendo informazioni importanti.

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