Analisi critica dei recenti studi sull’estinzione della religione

Qualche giorno fa l’americana Northwestern University – non conosciutissima in materia di religioni, ma che deve avere un formidabile ufficio stampa – è arrivata sui principali quotidiani italiani con due studi piuttosto curiosi. Uno dei più importanti sociologi della religione italiani, Massimo Introvigne, analizza i rapporti originali  su La Bussola Quotidiana. Introvigne è il fondatore e direttore del Centro Studi sulle Nuove Religioni (CESNUR), una rete internazionale di studiosi di nuovi movimenti religiosi, membro della sezione di Sociologia della Religione dell’Associazione Italiana di Sociologia e nel 2011 è stato nominato dall’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) Rappresentante per la lotta contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione, con un’attenzione particolare alla discriminazione contro i cristiani e i membri di altre religioni.

Il primo studio lo affronta molto velocemente, anche per le conclusioni bizzarre: la religione farebbe ingrassare. Il sociologo lo definisce «criticabile per il campione relativamente esiguo sulla cui base si pretendono di trarre conclusioni generali. Se vai in chiesa o preghi stai seduto e sottrai tempo alla fitness». Inoltre, fa notare Introvigne, proprio negli Stati Uniti esistono «migliaia di “runner cristiani” pregano mentre continuano a correre».

Il secondo studio ci spiega che la religione è in via di estinzione. A metà del secolo in Occidente le persone religiose saranno solo il 30%, nel 2100 non sarà rimasto quasi nessuno. Le proiezioni sono realizzate tramite dati di nove Paesi: Australia, Austria, Canada, Repubblica Ceca, Finlandia, Irlanda (il comunicato stampa parla di «Islanda»), Olanda, Nuova Zelanda e Svizzera. Secondo Introvigne «nessuno di quelli che lo hanno commentato in Italia lo ha letto nella sua versione integrale. Ci si è limitati, come avviene spesso, a commentare un comunicato stampa ripreso dalle agenzie». Qui la versione integrale. Innanzitutto gli autori: un matematico, Richard J. Wiener, e due ingegneri, Daniel M. Abrams e Haley A. Yaple. Nessuno di loro si è mai occupato di sociologia delle religioni. Essi si basano su due teorie: l’identificazione sociale e le equazioni lineari.

L’IDENTIFICAZIONE SOCIALE FUNZIONA POCHISSIMO. Gli autori si basano sull’uso di equazioni, mostrando una desolante lontananza dai dibattiti in materia di religione e di fenomeni sociali in generale. «L’unica ipotesi sociologica che i tre autori citano -continua il sociologo- è quella dell’identificazione sociale, secondo cui i costi sono minori e i benefici maggiori se ci si affilia a un gruppo popolare e in crescita rispetto a un gruppo non popolare e in declino». Cioè, esemplificano gli autori dello studio, se tutti i miei amici sono iscritti a Facebook, sarò incline a iscrivermi anch’io ma se il gruppo di coloro che disprezzano Facebook è ultraminoritario tra le mie conoscenze, non troverò socialmente attraente continuare a farne parte. Per Introvigne è un’ipotesi vera ma molto antica: «la sociologia ha da tempo dimostrato che le mode passano e che crescono le affiliazioni sociali a gruppi che garantiscono reali benefici. Modelli socio-matematici che giudichino della crescita di certi gruppi con puri parametri statistici senza considerare il contenuto dell’offerta del gruppo sono vittima di una forma ormai nota di fallacia psicologica». Inoltre non si possono paragonare affiliazioni culturali o politiche con prodotti tecnologici come Facebook. L’identificazione sociale funziona fino ad un certo punto: «dovremmo altrimenti concludere che se in un paese della Lombardia la Lega Nord è al 60%, e cresce ogni anno, in quel paese è socialmente molto più attraente essere leghista che antileghista. Dunque fra vent’anni tutti gli abitanti di quel paese saranno leghisti». Eppure le cose non vanno così perché l’approvazione della maggioranza è solo uno dei fattori che entrano in gioco nelle scelte di tipo etico e politico, dove s’impegna il cuore stesso della libertà umana. E questo è tanto più vero nelle scelte religiose. La storia lo dimostra: «All’epoca delle persecuzioni romane essere cristiani era una scelta piuttosto minoritaria e impopolare. Applicando la teoria rigida dell’identificazione sociale, i cristiani sarebbero dovuti sparire rapidamente». Eppure è avvenuto proprio il contrario. E così sta avvenendo nei Paesi ex ateo-comunisti come Russia e Cina.

LE EQUAZIONI LINEARI NON FUNZIONANO CON LA RELIGIONE. Inoltre gli studiosi fanno una certa confusione fra persone «non religiose» e persone «non affiliate a una Chiesa». Una cosa è misurare il believing, cioè le credenze religiose, altro il belonging, cioè l’appartenenza a una Chiesa o la frequenza a un rito domenicale: «anche nel presunto «Paese più ateo del mondo», l’Islanda, un’ampia maggioranza della popolazione non va in chiesa ma condivide un solido plesso di credenze religiose», dice Introvigne. Stiamo dunque parlando non di una crisi «della religione» ma «dell’affiliazione a una Chiesa» o della frequenza alle funzioni religiose. «Questa crisi c’è – particolarmente nei Paesi dello studio, e in una certa e controversa misura anche in Italia – ma le previsioni sul futuro condotte secondo equazioni lineari sono certamente sbagliate. Le equazioni lineari usate nello studio misurano la crescita delle persone «non affiliate a una Chiesa». Si suppone poi che questo tasso di crescita si mantenga costante nei prossimi cento anni e si arriva alle previsioni sull’estinzione «della religione». Che, in realtà, si tratta della frequenza ai riti religiosi. Ma è la supposizione che è sbagliata, spiega il sociologo. «Se il tasso di crescita dei mormoni nel mondo si mantenesse inalterato, alla fine del secolo XX oltre metà della popolazione mondiale sarebbe mormone. Se un matematico nel 1990 avesse calcolato il tasso di crescita fra il 1950 e il 1990 dei Testimoni di Geova in Italia, e avesse supposto che si sarebbe mantenuto costante fra il 1990 e il 2010, avrebbe facilmente concluso che nel 2010 i Testimoni di Geova in Italia sarebbero stati almeno il 30% della popolazione. Sono invece rimasti sotto l’uno per cento. Se nel Nord Italia la Lega continuasse a crescere alle elezioni con lo stesso tasso di crescita degli ultimi dieci anni, nel 2030 sarebbe inutile fare le elezioni perché la Lega avrebbe il cento per cento dei voti». Quindi, le equazioni lineari in religione non servono a nulla. Anzi, tassi di crescita troppo alti generano fenomeni di reazione, e possono anche rapidamente convertirsi in tassi di decrescita.

«Il mondo reale non è il mondo della matematica», conclude Introvigne. I sociologi delle religioni lo hanno scoperto da tempo, tanto che oggi moltiplicano i titoli non sull’estinzione ma sul «ritorno» o la «rivincita» della religione, sul «reincanto del mondo» e sulla «de-secolarizzazione».

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