Josè Mourinho e Renzo Ulivieri parlano della loro fede cattolica

L’allenatore più famoso del momento, Josè Mourinho, si è “confessato” a Fogli, l’inserto di “Studi Cattolici (potete leggere l’intervista integrale su Avvenire). Comincia subito mettendo in chiaro le cose: «Non sono una persona modesta, sono credente». Ritorna poi alla vicenda di Reggio Calabria: «Il sindaco di Reggio Calabria mi aveva accusato di avere dato una moneta a un bambino disabile per umiliarlo. Invece a quel bambino avevo donato il mio crocifisso. Mia moglie l’aveva comprato a Fatima e lo tenevo in tasca da tre-quattro anni». E più avanti: «Sono cresciuto in una famiglia religiosa. Mi ha insegnato a pregare mia madre. Mi portò al santuario di Fatima e da allora il 13 maggio è una ricorrenza molto importante per me e per la mia famiglia. Almeno una volta all’anno vado lì in pellegrinaggio».

Su Avvenire invece un’intervista al mister Renzo Ulivieri, attualmente Presidente dell’AIAC ma anche «direttore tecnico» della Nir (Nazionale italiana religiosi) dal 2006. Il toscanaccio ex PCI, dice: «Potevano aver pensato giusto su quasi tutto, ma io mangiapreti mai stato. Come tanti della mia generazione venuta su nel dopoguerra, sono cresciuto frequentando sia la Casa del popolo che la parrocchia. Alla prima devo la mia formazione umana e ideologica; quella spirituale e soprattutto culturale, mi deriva dalla frequentazione di don Giuseppe. È grazie a quel gran prete che ho imparato a leggere e scrivere, ad amare il latino, ad appassionarmi ai libri di Giorgio La Pira e don Lorenzo Milani. Lettera a una professoressa è il testo base che mi ha guidato in tutto il mio lungo percorso professionale». Anche se, avverte: «La fede è una cosa seria e non si può mica confondere con una partita di pallone».

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