Il regime ateo di Pyongyan umilia i giocatori della Nazionale

Ma come mai certe cose accadono solo in Corea del Nord e Cina? Cos’hanno in comune questi due Stati a livello politico? Forse che entrambi sono guidati dal partito comunista-marxista.? Ma lo sono anche altri, Cuba ad esempio… Cos’hanno allora di realmente caratterizzante rispetto a tutto il mondo? Il fatto è che entrambi hanno imposto ancora al loro interno l’ateismo governativo (vedi Wikienglish poiché in Wikitalia è stato eliminato prontamente il riferimento). Questa è la vera ideologia alla base di questi e solo questi due Paesi. Il quotidiano Repubblica informa che il governo coreano ha torturato psicologicamente i giocatori della nazionale di calcio reduci dal Mondiale. Li ha messi fermi in piedi per sei ore su un palco allestito al Palazzo della Cultura popolare. Davanti a loro quattrocento persone li hanno insultati rinfacciando le debacle sudafricana. Gli unici a salvarsi Jong Tae-se e An Yong-hak, rientrati direttamente in Giappone. Ancora peggio per l’allenatore Kim Jong-Hun, mandato a lavorare in un cantiere edile della capitale Pyongyang. Il quotidiano di sinistra continua: «Tornando all’oscura Nord Corea, eloquente il motivo della punizione. Aver tradito la fiducia del ‘Caro leader’ Kim Jong-Il [figlio del terribile dittatore ateo Kim Il-sung, orgogliosamente inserito nel sito degli “atei celebri“]. Non si rilassa con il calcio, ma nemmeno con l’atomica viste la continue sfide portate alla comunità internazionale. E l’epilogo del Mondiale è stato in linea con gli inizi. Già in partenza infatti tirava una brutta aria: i giocatori non potevano rilasciare interviste, allenamenti blindati almeno fino alla notizia sulla presunta fuga di quattro giocatori». Ma non è la prima volta. Nel 1966 dopo che gli asiatici arrivarono ai quarti, i giocatori osarono festeggiare andando in un locale, alla maniera occidentale, ed al ritorno il ‘premio’ fu una deportazione nei campi di lavoro per curare l’atteggiamento da ‘borghesi decadenti’. Si salvò solo l’autore del gol, Pak Do Ik, rimasto in albergo per un attacco di gastrite. Repubblica chiosa: «Per la cronaca Kim Jong-Il non è responsabile dei fatti del ’66, all’epoca era poco più di un bambino. I provvedimenti li prese Kim Il-Sung, suo padre. E’ proprio il caso di dirlo, buon sangue non mente».

L’articolo è inserito nel Dossier creato appositamente dall’inizio dei mondiali inititolato: Occhio alla Corea del Nord, unica nazionale ateo-comunista del Mondiale.

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