Fidel Castro: dall’ateismo militante all’inaspettata apertura alla Chiesa

Dopo Cina e Corea del Nord, ci occupiamo dell’ateismo di Stato a Cuba. Il leader maximo cubano è riapparso in tv in questi giorni dopo 4 anni. Fidel Castro è stato il dittatore dal 1959 al 1976, e dal 1976 al 2008 ha ricoperto la carica di Presidente del Consiglio di Stato e Presidente del Consiglio dei ministri, affidandola poi al fratello Raul. Castro appena eletto nel 1959 decretò l’ateismo di Stato. Egli infatti è un fervente ateo, come i maggiori dittatori del XX secolo. Ha anche dichiarato: «Non sono mai stato un credente, e ho la convinzione totale che esiste una sola vita» (da Oliver Stone ‘s documentary, Il Comandante). E ancora: «Quando ero ragazzino mio padre voleva che io fossi un bravo cattolico e che mi confessassi tutte le volte che avevo pensieri impuri sulle ragazze. Così ogni sera io diventavo rosso a confessare i miei pensieri. Dopo una settimana decisi che la religione non era fatta per me» (da Joan Konner, The Atheist’s Bible, New York, HarperCollins, 2007, pag. 62). E così, senza Nessuno a cui rendere conto della propria vita, di peccati ne ha commessi molti.

Crimini dell’ideologia atea cubana. Castro è stato frequentemente accusato da organizzazioni e governi occidentali, di non rispettare i diritti fondamentali dell’uomo. L’organizzazione Human Rights Watch ha dichiarato che il dittatore ha costruito una “macchina repressiva” che “continua a privare i cubani dei loro diritti di base” (da HRW.com). Si parla anche di 2.113 esecuzioni politiche da 58 al 67. Altri stimano 5.000 esecuzioni fino al 1970. La Ong italiana contro la pena di morte, Nessuno tocchi Caino, ha affermato: «non si tiene conto minimamente della realtà cubana e dei misfatti compiuti dal dittatore di più lungo corso al mondo. La Perla dei Caraibi non è tutta sole, mare e sabbia. È anche galera e centri di rieducazione» (dal sito dell’associazione). Le attività religiose ed il proselitismo vennero limitati e i beni degli enti ecclesiastici confiscati senza compensazione. Centinaia di sacerdoti vennero espulsi dall’isola. Papa Giovanni XXIII scomunicò Castro nel 1962 sulla base del decreto di Pio XII del 1949 che vietò ai cattolici di sostenere i terribili governi comunisti. Attualmente il governo comunista cubano approva ancora la pena di morte e -come in ogni governo ateo-comunista (vedi Cina, Corea del Nord…)- è imposta la censura. I canali d’informazione sono infatti di proprietà del regime e l’utilizzo di Internet è strettamente sorvegliato (vedi Diritti umani a Cuba e Censura a Cuba).

Visita di Giovanni Paolo II. L’ateismo smise di essere ufficiale nel 1992 quando venne promulgata la nuova costituzione che, all’art. 55 della garantisce la libertà di religione. Nel 1998 papa Giovanni Paolo II visitò l’isola e gli fu permesso di celebrare liturgie di massa. Durante la visita il Pontefice condannò il governo di Castro per lo stato dei diritti umani nell’isola, ma incoraggiò anche la riconciliazione. Castro rispettò gli accordi e, per un accordo preesistente, liberò 106 detenuti, che comparivano in una lista di 260 nomi consegnata a Castro dal segretario vaticano Angelo Sodano. Il dittatore ricevette il Santo Padre con tutti gli onori, rinunciando per la prima volta alla sua famosa divisa militare, per indossare giacca e cravatta. Nello stesso anno Castro ha formalmente riattivato il giorno di Natale come celebrazione ufficiale per la prima volta dalla sua soppressione da parte del Partito comunista nel 1969.

Aperture di Fidel Castro negli ultimi anni. Qualcosa però è cambiato. Lo conferma un italiano che ha avuto molto a che fare con il Lider maximo. Il suo nome è Alfredo Luciani, sociologo, docente di filosofia della religione, autore di opere sociologiche fondamentali e fondatore del movimento “Associazione internazionale Missionari della Carità Politica”. Racconta a Zenit.it il suo rapporto stretto con il dittatore: «Fidel era un marxista legato al materialismo ateo. Questo era il suo ruolo politico. In realtà, nel privato, le cose erano diverse. Non aveva dimenticato del tutto e tanto meno rinnegato l’educazione cattolica ricevuta da giovane (ha studiato dai gesuiti). Un altro fatto strano che mi colpì molto riguarda un grosso complesso per l’assistenza agli anziani che si trova al centro dell’Avana. E’ un complesso statale, quindi finanziato dallo Stato, ma gestito dalle suore. Ho parlato con esse e mi hanno confermato di non aver mai avuto ingerenze, imposizioni. Svolgevano il loro lavoro in piena autonomia ed erano contente. Con il passare degli anni, anche in lui erano maturate convinzioni diverse, idee nuove, una visione del socialismo che aveva più punti di contatto con la dottrina sociale cattolica che non con le teorie marxiste». Castro sembra essere rimasto folgorato da Giovanni Paolo II tanto che nel 2003 ha partecipato ad una benedizione in un convento cattolico, il cui scopo era quello di celebrare il quinto anniversario della visita del Papa a Cuba. L’evento era evidentemente inedito (da BBC News). Dopo la morte di Giovanni Paolo II, nell’aprile 2005, un emozionato Castro ha addirittura partecipato ad una messa in suo onore nella cattedrale dell’Avana, volendo firmare a tutti i costi il libro di condoglianze al pontefice presso l’ambasciata vaticana (da CNN.com e NetNews). Certo, questo non dice molto, però apre la speranza che col tempo possa cominciare a ravvedersi verso gli enormi errori che, da buon dittatore ateo-comunista, ha commesso.

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