Il filosofo Staiti: «Il positivismo? Semplice fideismo irrazionale»

Il docente di Filosofia nel Boston College (USA), Andrea Staiti, ha spiega a Il Sussidiario quali siano gli errori del positivismo, dello scientismo e del naturalismo, cioè quella di posizione abusata negli ambienti ateo-laicisti, per cui tutto quello che esiste è riconducibile alla natura, cioè la realtà fisica studiata dalle scienze (vedi Emile Zola e oggi Richard Dawkins, Peter Atkins, Odifreddi ecc..). Gli altri ambiti d’azione della ragione umana, quali la deliberazione e la scelta libera, sono ritenuti al più delle pie illusioni (comprese la teologia, la filosofia ecc..).

Già il celebre Edmund Husserl (1859-1938), cristiano luterano, matematico e filosofo, fondatore della fenomelogia, comprese che, prima di essere un problema epistemologico, morale o fenomenologico il naturalismo è un problema culturale: un insieme di speranze mal riposte. Hanno tolto la religione e hanno cominciato a divinizzare la scienza. È infatti fideismo irrazionale credere che il metodo scientifico-naturale, mostratosi così potente nello spiegare i fenomeni della realtà fisica, possa spiegare tutto e condurre la ragione sulla strada sicura della scoperta della verità.

Dice il filosofo: «La cultura occidentale soffre di questa malattia. Il naturalismo è un’ipertrofia della ragione quantitativa e induttiva che ha preteso e pretende di erigersi ad unica forma espressiva legittima della nostra vocazione razionale. E così ci troviamo a nutrire speranze segrete e desiderare che la scienza si pronunci su quello che ci sta più a cuore e ci dica, ad esempio, cosa è bene e cosa è male». Gli scientisti sono uomini che, come tutti gli altri, sono bisognosi di un senso, di un significato del vivere, e, dal 1800 in poi, hanno riposto la speranza segreta nelle scienze naturali.

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