Avinoam Danin: «la botanica conferma l’origine palestinese della Sindone»

L’Osservatore Romano informa che è uscito il libro di Avinoam Danin, professore emerito del Dipartimento di Evoluzione sistematica ed ecologia della Università Ebraica di Gerusalemme e maggior esperto di flora desertica israeliana (vedi qui alcune sue pubblicazioni): Botany of the Shroud: The Story of Floral Images on the Shroud of Turin (Gerusalemme, Danin Publishing, 2010, pagine 104, dollari 25), che fornisce ulteriori indizi concreti rispetto all’originalità del Sacro Lino. L’llustre botanico ebreo è famoso per aver scoperto specie di piante mai rinvenute prima in Israele, sul Sinai e in Giordania e la sua opera ha permesso la creazione di un database da cui si è potuta ricavare una mappa fitogeografica di Israele.

A scanso di equivoci ha subito affermato di non essere minimamente interessato ad un eventuale significato religioso della Sindone, ha anche ricordato un dialogo avuto nel 2000 con l’allora nunzio apostolico di Gerusalemme: «Gli dimostrai il mio entusiasmo per aver visto sulla sindone le immagini delle piante che avevo visto anche sulle fotografie. Gli dissi che non provavo alcuna emozione particolare verso quell’oggetto venerato da milioni di persone e nel dire questo mi sentii quasi in dovere di giustificarmi. Mi rispose di proseguire le mie ricerche perché se non fossi stato ebreo, ma cristiano, pochi mi avrebbero creduto». Danin ha raccolto i risultati del lavoro di 14 anni di studio sulla Sindone: come altri studiosi, anche lui e i suoi collaboratori hanno rilevato numerose piante e fiori, “un tappeto quasi omogeneo” di più di trecento corolle di fiori poste ordinatamente intorno al capo dell’Uomo della Sindone. Già anni fa aveva parlato di 28 specie diverse. Secondo i suoi studi, l’unico luogo al mondo in cui esse sono presenti tutte insieme è una ristretta area tra Gerusalemme e Gerico. I fiori sarebbero stati usati per coprire con i loro profumi l’odore della decomposizione.

Molte di queste specie corrispondono inoltre a quelle dei pollini identificati da Max Frei, botanico e direttore della polizia scientifica di Zurigo che scoprì pollini assolutamente esclusivi della Palestina messianica (77 specie esclusive palestinesi + 17 europee + 2 di Urfa (Edessa) + 1 di Costantinopoli). Danin ha notato anche frammenti di una corda, la quale “è fatta di fibre vegetali secondo un antico metodo utilizzato per migliaia di anni a Gerusalemme”. A causa dell’eterogeneità ed il quantitativo del materiale ritrovato, ha escluso completamente l’ipotesi di contaminazione casuale (circa 2500km di distanza dall’Europa) e della creazione artificiosa con metodo fotografico, concordando pienamente col già citato Frei, l’archeologo Paul C. Maloney e i palinologi Uri Baruch e Orville Dahl.

Ricordiamo che un mese fa la Società italiana di Statistica ha pubblicato un ottimo studio, ribadendo la totale inattendibilità dei risultati dell’esame al Radiocarbonio del 1988.

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