Marc Chagall, l’ebreo che scoprì Cristo attraverso l’arte

La docente di Storia dell’Arte all’Università cattolica di Brescia e presidente dell’associazione Opera d’Arte, Grazia Massone, parla del grande artista di fede ebraica Marc Chagall (1887-1985) a Il Sussidiario.

E’ considerato uno dei maggiori artisti figurativi del Novecento e un pionere del modernismo. Il suo trasferimento a Parigi volle dire per lui la scoperta del repertorio di immagini cristiane, che vedeva in gran copia nei musei e nelle chiese. E’ così che ha incontrato l’“ebreo” Cristo e tutto quello che da lui è derivato. La studiosa dice: “Le sue tele si riempiono di immagini pescate con libertà dalla tradizione iconografica narrativa cristiana e da quella simbolista ebraica; Cristo in croce porta il tallet, lo scialle rituale per la preghiera, diventando emblema della persecuzione del popolo ebraico, il gallo ebraico che ha il potere della preveggenza ricorda ai cristiani il tradimento di Pietro, la sposa e lo sposo che sono il segno del patto tra Dio e il popolo d’Israele possono alludere all’interpretazione della Chiesa come sposa di Cristo”.

Chagall intendeva così l’arte: “è un atto religioso. Ma sacra è l’arte creata al di sopra degli interessi: gloria o altro bene materiale. L’arte mi sembra essere soprattutto uno stato d’animo” (Marc Chagall, Conferenza pronunciata a Chicago nel 1958). E uno degli ultimi pensieri di Chagall fa intravedere tutto il suo spirito cristiano: “Un giorno, io lo so, mi accoglierai e della morte svanirà il ricordo ma non l’amore, e della vita svanirà il mistero ma non l’incanto. Ed al compagno delle mie paure potrò mostrare finalmente quanto – segretamente – io desideravo che mi fosse accanto nel giorno della Tua rivelazione”.

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