Arrestato insegnante di religione: è un Imam e i media usano il trucco

insegnante religione imam

Alcuni media parlano di “insegnante di religione” omettendo il riferimento alla moschea. Ma qualcuno si accorge dell’inganno.


 

La notizia ha fatto il giro dei media italiani.

Arrestato un insegnante di religione accusato di aver picchiato e umiliato alcuni studenti minorenni a Jesi.

Manca un dettaglio, però: la vicenda si è svolta all’interno di un centro educativo islamico e l’arrestato è il bengalese Mohammad Abdullah Razu Md Razu.

Perché alcuni media hanno scelto di nascondere il contesto, parlando genericamente di “insegnante di religione”?

Se fosse accaduto davvero in una scuola cattolica siamo certi che il collegamento sarebbe stato esasperato.

 


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Se il docente è un Imam…

La formulazione generica è stata incredibilmente scelta da diversi quotidiani online, portando i lettori a pensare ad un docente di religione cattolica.

In Italia, infatti, l’espressione “insegnante di religione” richiama immediatamente l’ora di religione cattolica presente nelle scuole statali.

“Ancona, arrestato insegnante di religione: picchiava i suoi studenti” è il titolo scelto da Sky TG24.

Stessa cosa su “Cronache Ancona”: “Schiaffi, calci, minacce e punizioni corporali: ai domiciliari insegnante di religione.

Ancora più grave, gli stessi portali hanno perfino eliminato il “dettaglio” nel corpo dell’articolo, omettendo che i fatti si sono svolti nella moschea “At-Taqwa” di Viale della Vittoria di Jesi.

 

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Il trucco dei media

E’ proprio il caso di Sky TG24 che, dopo aver descritto minacce, vessazioni fisiche e morali, umiliazioni e atti di violenza fisica da parte del “docente di religione”, ha evitato di precisare dove sarebbero avvenute.

Perfino la scelta dell’immagine a corredo dell’articolo è ingannatrice: viene infatti mostrata una tipica aula scolastica. Manca solo il crocifisso appeso alla parete.

Anche a livello locale, il contenuto della notizia è censurato: si parla di “centro educativo della Vallesina”, “istruzione religiosa”, “insegnante di religione” e “centro educativo”.

Diverso comportamento quando, un mese fa, un vero insegnante di religione cattolica è stato arrestato a Padova: all’unanimità tutti hanno sottolineato il giusto contesto, com’è giusto fare per chi fa informazione.

 

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Qualcuno se ne accorge

Dell’inganno mediatico si è accorto anche Sandro Pangrazi sul portale web “Osimo oggi”.

Ha infatti rilevato che «un paradosso atroce che la stampa nazionale ha preferito edulcorare, definendo l’indagato un generico “insegnante di religione”, lasciando praticamente intendere che si trattasse di un catechista di qualche parrocchia di campagna».

«La realtà omessa dalla grande stampa e da quella locale», prosegue l’articolo, è «un comodo paravento linguistico per non chiamare le cose con il loro nome: Mohammad Abdullah RAZU non è un catechista ma un maestro di Corano che impartiva lezioni in una moschea. Chiamare RAZU “insegnante di religione” è una cortesia lessicale».

Chiamala “cortesia”.

Autore

La Redazione

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1 commenti a Arrestato insegnante di religione: è un Imam e i media usano il trucco

  • Sebastiano ha detto:

    Perché alcuni media hanno scelto di nascondere il contesto, parlando genericamente di “insegnante di religione”?

    Per lo stesso motivo per cui, quando qualche musulmano (e magari clandestino) compie un reato, i giornaloni tendono a nascondere la nazionalità, e se poi si scopre si affrettano a dichiararlo psicologicamente fragile, se non matto del tutto.

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