La Chiesa non temeva l’eliocentrismo e Copernico non lo nascose

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Il falso mito dell’avversione della Chiesa all’eliocentrismo. Non solo Copernico non tenne segrete le sue idee ma fu sponsorizzato da Papi ed ecclesiastici.


 

L’idea secondo cui Niccolò Copernico nascose la teoria eliocentrica per paura della Chiesa, pubblicandola solo sul letto di morte, è tra i miti storici più diffusi.

Questa narrazione nasce nell’Ottocento con la “tesi del conflitto” di Andrew Dickson White e John William Draper, oggi considerata superata dagli storici.

Secondo questa visione, Copernico avrebbe evitato la persecuzione ecclesiastica grazie alla segretezza e a una pubblicazione tardiva. Non sorprende che questi elementi così “succulenti” siano stati ripetuti molte volte a partire dal 1896, entrando a far parte del folklore anticlericale.

Ma i fatti raccontano altro.

In questo articolo riportiamo sinteticamente il lavoro trentennale svolto dal celebre storico della scienza dell’Università di Harvard, Owen Gingerich, contenuto in The Book Nobody Read: Chasing the Revolutions of Nicolaus Copernicus (Penguin Books 2005).

 

Nessun divieto a sostituire il geocentrismo

Copernico era un cattolico praticante e lavorò per circa trent’anni come canonico nella Warmia, prese gli ordini minori e non è chiaro se fu mai ordinato sacerdote.

Non visse isolato né perseguitato, ma inserito in una rete di ecclesiastici e umanisti che sostenevano il suo lavoro, i più noti sono Tiedemann Giese (vescovo), Alexander Scultetus (canonico) e Feliks Reich (canonico).

Inoltre, il contesto culturale era tutt’altro che ottuso.

Già nel Medioevo, studiosi come Nicola Oresme avevano ipotizzato il movimento della Terra, mentre Tommaso d’Aquino riconosceva che i modelli astronomici non erano verità assolute ma strumenti per illustrare i fenomeni che «qualche altra teoria potrebbe spiegar meglio»1“Summa theologica”, I, q.32, a.1, ad. 2.

Anche pensatori come Niccolò Cusano, nel suo “De docta ignorantis” (1440), e Celio Calcagnini di Ferrara, nel suo “Il cielo sta fermo, mentre la terra si muove” (1544), discussero idee simili, senza subire ostilità, censura o condanna.

Cinque anni prima di Copernico, Giralamo Fracastoro pubblicò “Homocentrica” (1538), in cui descrisse dettagliatamente un sistema complesso che eliminava gli epicicli e gli eccentrici di Tolomeo, sostituendoli con un modello basato su sfere concentriche.

Come Copernico, anche Fracastoro dedicò il suo libro a Papa Paolo III. E come abbiamo già documentato, il Papa fu tra i primi sostenitori dell’eliocentrismo copernicano.

Non esisteva alcun divieto dottrinale contro modelli alternativi al geocentrismo. Il sistema tolemaico dominava piuttosto per ragioni scientifiche e filosofiche, legate alla fisica aristotelica e all’interpretazione tradizionale di alcuni testi biblici.


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Il Papa affascinato dall’eliocentrismo

Copernico, inoltre, non tenne affatto segrete le sue idee.

Già intorno al 1514 diffuse il “Commentariolus”, un riassunto della teoria eliocentrica che circolò tra studiosi europei e vescovi cattolici (come l’amico Tiedemann Giese), arrivando anche a figure come Erasmo da Rotterdam.

Le idee di Copernico erano note anche a Roma tanto che nel 1533 furono presentate dal teologo Johann Albrecht Widmannstetter, segretario di Clemente VII, davanti al Papa e membri della curia nei giardini vaticani, suscitando interesse e curiosità. Presenti i cardinali Franciotto Orsini, Giovanni Salviati e il vescovo di Viterbo, Giampietro Grassi.

Il papa fu talmente affascinato dalla teoria eliocentrica e ricompensò Widmannstetter con un prezioso manoscritto di Alessandro di Afrodisia, il quale annotò orgogliosamente sulle prime pagine le circostanze in cui ricevette il dono.

Non solo: Copernico fu esplicitamente incoraggiato da vari ecclesiastici a pubblicare il suo lavoro.

Il card. Niccolò Schomberg gli scrisse direttamente nel 1536 pregandolo di rendere note le sue scoperte sulla «Terra che si muove; che il Sole occupa il posto più basso, e quindi centrale, dell’universo», invitandolo «con la massima insistenza, a meno che non vi rechi disturbo, di comunicare questa vostra scoperta agli studiosi e di inviarmi al più presto i vostri scritti sulla sfera dell’universo (Roma, 1 novembre 1536)». Si offrì di pagare le spese di spedizione.

È difficile conciliare tutto questo con l’idea di una Chiesa ostile o minacciosa all’eliocentrismo.

 

Perché Copernico pubblicò tardi?

Perché allora Copernico pubblicò tardi il “De revolutionibus”?

La risposta si intravede nella dedica del “De revolutionibus” a papa Paolo III, quando Copernico spiega di aver temuto il ridicolo e le critiche dei filosofi aristotelici, non la censura religiosa.

Nel contesto rinascimentale era normale condividere nuove idee prima in forma privata, proprio per evitare attacchi prematuri.

Un altro motivo era la consapevolezza delle difficoltà scientifiche della sua teoria. L’eliocentrismo, all’epoca, presentava problemi non risolti, soprattutto rispetto alla fisica aristotelica. Non sorprende quindi che Copernico esitasse.

Fu infine grazie al matematico Georg Joachim Rheticus e all’amico vescovo Tiedemann Giese che l’opera venne pubblicata nel 1543.

Le principali critiche in ambito religioso provennero da Martin Lutero (ma le fonti sono poco chiare) e Filippo Melantone.

In ambito cattolico, le reazioni negative furono rare e marginali, come quella del domenicano Giovanni Maria Tolosani, la cui opera non fu nemmeno pubblicata (anche se potrebbe aver influenzato Tommaso Caccini, il predicatore domenicano che diede avvio nel 1614 alla vicenda di Galileo).

Più in generale, le obiezioni all’eliocentrismo furono soprattutto scientifiche e durarono fino al XVII secolo.

Alcune eccezioni furono astronomi come Erasmus Reinhold che usarono i calcoli di Copernico per migliorare le tavole astronomiche, contribuendo persino alla riforma del calendario voluta da Gregorio XIII nel 1582.

Quando nel XVI secolo l’Inquisizione definì il copernicanesimo “assurdo in filosofia” appoggiò semplicemente il consenso scientifico di allora in Europa.

Solo con l’arrivo dei “Principia Mathematica” di Isaac Newton nel 1687, il consenso scientifico sposò definitivamente verso l’eliocentrismo.

L’opera del 2015 di Christopher Graney2Setting Aside All Authority: Giovanni Battista Riccioli and the Science against Copernicus in the Age of Galileo, University of Notre Dame Press 2015, membro dell’Osservatorio Vaticano, mostra quanto fossero solide le argomentazioni scientifiche contro l’eliocentrismo anche una generazione dopo Galileo e perché il consenso scientifico non cambiò fino a Newton.

 

La Chiesa e l’eliocentrismo, un falso mito

Concludendo, Copernico non ebbe alcuna persecuzione o opposizione dalla Chiesa per l’eliocentrismo e non fu per questo che ritardò la pubblicazione del suo libro.

Nella cultura tardo-medievale si metteva già in discussione l’ortodossia tolemaica e aristotelica, cercando un fondamento matematico più elegante e preciso per l’astronomia.

Copernico non tenne segrete le sue teorie e fu fortemente incoraggiato nel suo lavoro da importanti ecclesiastici, tra cui diversi vescovi, tre cardinali e il Papa stesso.

La sua esitazione derivò dalla percezione che gli scolastici aristotelici avrebbero respinto la sua tesi per motivi fisici e teologici. Ciò effettivamente avvenne e, mentre le obiezioni cattoliche furono scarse, quelle scientifiche durarono fino al XVII secolo quando cambiò il consenso a favore dell’eliocentrismo.

Autore

La Redazione

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