Pio VI condannò la Rivoluzione francese e fu arrestato dai tolleranti

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Il 13 aprile 1791 la Chiesa di Pio VI si oppose alla violenza della Rivoluzione francese, anticipando con lucidità il giudizio critico degli storici moderni.


 

Il 13 aprile 1791 la Rivoluzione francese era nel suo pieno svolgimento.

L’allora Papa Pio VI pubblicò il breve Charitas, uno dei documenti più significativi della reazione della Chiesa agli sconvolgimenti politici e religiosi in Francia.

A distanza di 235 anni esatti, quel testo resta una testimonianza chiara della posizione cattolica davanti al violento processo rivoluzionario.

 

La condanna di Pio VI alla Rivoluzione francese

Il documento si inserì nel contesto della Costituzione civile del clero, approvata dall’Assemblea nazionale rivoluzionaria.

«Speriamo nel Signore», scrisse il Papa, «che i consacratori, gli intrusi nelle cattedrali e nelle chiese parrocchiali, e tutti gli autori e i sostenitori della Costituzione pubblicata riconoscano il loro errore e ritornino pentiti all’ovile dal quale sono stati sedotti da un inganno perfido».

La Costituzione subordinava la Chiesa allo Stato, imponendo ai sacerdoti un giuramento di fedeltà alla nuova autorità politica e ridisegnando diocesi e nomine episcopali senza il consenso di Roma..

In “Charitas”, il pontefice condannò apertamente il giuramento civile: i vescovi complici vennero dichiarati scismatici e sospesi dalle loro funzioni, a meno di ritrattazione. Il risultato fu una frattura profonda nel clero francese tra “giurati” e “refrattari”.

Non fu l’unica presa di posizione di Pio VI.

Già nel marzo dello stesso anno, con il breve “Quod aliquantum”, il Papa aveva denunciato l’intero impianto ideologico della legislazione rivoluzionaria.

D’altra parte, uno degli ispiratori, Denis Diderot, scrisse nell’enciclopedia francese che la libertà richiedeva che «l’ultimo re fosse strangolato con gli intestini dell’ultimo prete».

 

La violenza in nome della tolleranza

La soppressione degli ordini religiosi, la confisca dei beni ecclesiastici e la progressiva scristianizzazione della società francese furono interpretate da Roma come segnali di un progetto ostile alla Chiesa stessa.

Gli eventi successivi – dalla persecuzione del clero alla stagione del Terrore – confermarono queste preoccupazioni.

Tre anni fa Papa Francesco canonizzò le martiri di Compiègne, sedici suore carmelitane uccise tramite ghigliottina dagli illuministi, tre anni dopo l’intervento di Pio VI.

Due anni prima in Francia sono emerse le ossa di oltre 500 francesi ghigliottinati dalla tolleranza del Terrore.

I rivoluzionari instaurarono con la violenza una religione laica che portava sui suoi stendardi il motto “libertà, uguaglianza, fraternità” e nel giro dieci anni furono ammazzate più persone (circa 100mila secondo le stime più prudenti, quasi 30 al giorno) di quante morirono nella crociata contro i catari, nei fantomatici “secoli bui” del Medioevo e per mano dell’Inquisizione nei suoi cinquecento anni di storia in Europa.

A perdere la vita in nome dell’uguaglianza furono in gran parte uomini e donne di Chiesa, vescovi e preti e suore.

 

Lo storico: “Genocidio”

Per questo l’eminente storico Pierre Chaunu, professore di Storia Moderna alla Sorbonne di Parigi, ha invocato il termine “genocidio”, considerando anche quanto avvenne in Vandea.

In risposta ai tentativi di presentare la Rivoluzione francese come avvenimento benefico per la Francia e per l’umanità intera, lo storico rispose: «E’ una visione della storia assolutamente falsa, scritta da vincitori o comunque, in larga misura, da ricercatori con spiccate simpatie per l’ideologia rivoluzionaria. La rivoluzione è stata, in tutti i campi, una regressione della nazione».

Pio VI lo aveva già capito e lo denunciò, fu arrestato sette anni dopo quando le truppe francesi invasero Roma, proclamarono la Repubblica Romana e deportarono il pontefice in Francia, dove morì in esilio nel 1799.

Autore

La Redazione

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1 commenti a Pio VI condannò la Rivoluzione francese e fu arrestato dai tolleranti

  • G.B. ha detto:

    Per gli storici convenzionalmente la Rivoluzione francese è l’inizio dell’età contemporanea, ma lo è in modo molto più profondo che per semplice convenzione. La Rivoluzione è il prototipo di tutto quello che è accaduto nei 200 anni successivi: l’utopia di rendere il mondo migliore per via giudiziaria, l’attacco alla Chiesa in quanto istituzione che non si allinea al potere politico (che non è certo un’invenzione di Trump di questi giorni!), il tentativo sistematico di cancellare la tradizione cristiana (il cambio dei nomi dei mesi non era una bizzarria fine a sé stessa ma era parte integrante di questo disegno) e ricostruire la società da zero, con le buone o con le cattive.

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