Iran, mancano i criteri della guerra giusta: i cattolici con il Papa
- Ultimissime
- 08 Apr 2026

E’ applicabile il principio della “guerra giusta” in Iran? Come filosofi tomisti, intellettuali e vescovi stanno rispondendo a questa domanda.
L’intervento militare in Iran suscita forti interrogativi morali anche nel mondo cattolico.
Da un lato, Leone XIV si è chiaramente e più volte esposto in queste settimane, ricordando «che Dio rifiuta la guerra e non ascolta la preghiera di chi fa la guerra».
Ai grandi della terra ha ricordato, invece, che «ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto, di iniziare una guerra o di terminarla».
Per tutta risposta, il presidente Trump ha dichiarato di voler «colpire duramente» l’Iran volendo riportarli «all’età della pietra, dove è il loro posto».
Poche ore fa ha dichiarato: «Questa notte un’intera civiltà morirà». Leone XIV ha subito stigmatizzato la minaccia come «inaccettabile».
Conservatori ed evangelici con Trump
La posizione del Papa è stata però interpretata in modo particolare soprattutto da alcuni conservatori cattolici (non tutti), a partire dallo statunitense George Weigel, autore di una biografia su Giovanni Paolo II e distintosi in passato per forti critiche al pontificato di Francesco.
In un’intervista ha dichiarato che quello del Papa è un semplice e «tradizionale ammonimento pronunciato la Domenica delle Palme», suggerendo che trattandosi di un agostiniano «sa che, secondo la dottrina della guerra giusta, esistono usi giustificati della forza militare».
Il concetto di “guerra giusta” è uno dei pilastri della dottrina cattolica sulla legittimità dell’uso della forza.
A dare sostengo a Weigel sono stati altri intellettuali conservatori, come Robert Royal e Donald McClarey.
Ad essi si è aggiunto il famoso pastore evangelico vicino al presidente Trump, Franklin Graham.
Anche lui ha fatto ricorso alla teoria della guerra giusta, aggiungendo che «il regime iraniano è diventato un pericolo per il mondo intero». Perciò, «penso che a volte sia giustificato combattere il male».
Insieme alla pastora Paula White-Cain, Graham ha pregato per Trump durante una funzione alla Casa Bianca, paragonandolo alla biblica Ester che liberò il popolo d’Israele dai Persiani. Dal canto suo, White-Cain ha affermato che «Dio ha scelto Trump per questo momento», riferendosi esplicitamente alla guerra contro l’Iran sostenuta dagli Stati Uniti e da Israele.
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Filosofi e i vescovi con Leone XIV
Dal mondo cattolico sono emerse però parecchie voci contrarie.
Il giornalista di origine iraniana Sobrab Ahmari, ad esempio, ha affermato alla CNN che «l’ultima volta che un Papa si è espresso con tanta urgenza contro una guerra è stato San Giovanni Paolo II nel periodo precedente alla guerra in Iraq. Gli avvertimenti di Pietro vengono nuovamente ignorati, mentre i sostenitori cattolici di Trump distorcono gli insegnamenti di Leone XIV o vi si oppongono direttamente».
Marcello Neri, teologo e filosofo italiano, ha dichiarato invece che «è evidente che il primo papa americano nella storia della Chiesa cattolica si oppone fermamente alla logica del signor Hegseth, segretario della Difesa degli Stati Uniti, secondo cui la violenza è giustificata in nome di Dio».
Guerra giusta: perché non è applicabile
Chi ha manifestato più veemenza contro l’intervento militare americano è probabilmente Edward Feser, noto filosofo tomista e di orientamento conservatore.
Feser ha sostenuto che quella contro l’Iran non soddisfa i requisiti di una guerra giusta secondo la dottrina cattolica in quanto si tratta di una guerra iniziata da Israele e dagli Stati Uniti, non di una guerra difensiva contro un’aggressione, perché «non ci sono prove che l’Iran rappresenti una minaccia nucleare per noi».
Non si configura quindi come una guerra per scongiurare una minaccia imminente, ma un conflitto militare per impedire che una minaccia ipotetica possa sorgere in futuro, cosa che non è moralmente ammissibile secondo la dottrina cattolica.
Inoltre, l’intervento è privo di obiettivi chiari e non sono state adottate misure per evitare che i danni alla popolazione civile superino i mali che si intende scongiurare. Da un punto di vista legale, Feser sottolinea che l’iniziativa è puramente presidenziale, priva della necessaria autorizzazione del Congresso degli Stati Uniti.
Il filosofo tomista ha infine definito “falsi profeti” coloro che sostengono che «una guerra iniziata illegalmente da un egocentrico laico per difendere gli interessi di sicurezza di un altro stato laico (e, incidentalmente, per rubare petrolio) sia paragonabile a una crociata».
Altrettanto netto è stato l’arcivescovo militare degli Stati Uniti, Timothy Broglio. Anche per lui il conflitto «non soddisfa i criteri della guerra giusta»,
Rifacendosi a pensatori come sant’Agostino e san Tommaso d’Aquino, Broglio ha ricordato che un conflitto può essere moralmente giustificato solo se rappresenta l’ultima risorsa, se è condotto da un’autorità legittima, se ha un’intenzione retta e se rispetta il criterio della proporzionalità.
Nel caso dell’Iran, secondo l’arcivescovo, questi requisiti non risultano soddisfatti perché si tratta di un’azione preventiva contro una minaccia non ancora concretamente realizzata.
Pur riconoscendo che le autorità politiche possano disporre di informazioni riservate, l’arcivescovo ha invitato alla prudenza, ricordando che il Vangelo pone la pace come orizzonte primario.
Tutta la conferenza episcopale americana condivide di fatto questa linea, schierandosi senza indugi con Papa Leona XIV.


















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