Lettera inedita di BXVI: «L’Eucarestia è la fine del paganesimo»

benedetto xvi  eucarestia

Un anno prima di morire, Benedetto XVI scrisse una profonda riflessione sull’Eucarestia e sulla preghiera cristiana. Qui il testo integrale.


 

Pochi giorni fa è stata resa pubblica una lettera finora inedita di Benedetto XVI.

Porta la data del 27 aprile 2021, poco più di un anno prima della morte.

Il testo compare nel volume La fede del futuro, pubblicato dalla casa editrice Cantagalli, che raccoglie scritti rari o mai pubblicati di Joseph Ratzinger.

L’opera è introdotta da una prefazione del card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, il quale osserva come la questione del futuro della fede sia oggi centrale in un mondo segnato da incertezza, paura e trasformazioni rapide.

In questo contesto, la lettera di Benedetto XVI – intitolata “Introduzione: pensieri sulla preghiera cristiana” – appare come una sorta di sintesi spirituale del suo pensiero teologico negli ultimi anni di vita.

Di seguito il testo della lettera riportata integralmente.

 


benedetto xvi

 

di
Benedetto XVI
 
 

In termini generali, la preghiera è l’atto religioso fondamentale: è, in qualche modo, il tentativo di entrare concretamente in contatto con Dio.

La particolarità della preghiera cristiana consiste nel fatto che si prega insieme con Gesù Cristo e, allo stesso tempo, si prega a Lui. Gesù è vero uomo e vero Dio e può quindi essere il ponte – il pontifex – che rende possibile superare l’abisso infinito tra Dio e l’uomo.

In questo senso Cristo è anche, in generale, la possibilità ontologica della preghiera. Proprio per questo è anche la guida concreta del pregare. I suoi discepoli, che lo avevano visto pregare, gli rivolsero infatti questa richiesta: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1).

Essi ricordavano che anche Giovanni Battista aveva insegnato ai suoi discepoli a pregare, ma sapevano che Gesù era infinitamente più vicino a Dio perfino della più grande figura religiosa: Giovanni Battista.

 

Le due caratteristiche della preghiera

Emergono così due caratteristiche fondamentali della preghiera: una riguarda l’essere, l’altra la consapevolezza.

Esse sono profondamente intrecciate. Il legame profondo con Dio consiste, in termini generali, nel dimorare con Lui.

Alla scuola di preghiera di Gesù cresce la nostra conoscenza di Lui e cresce anche la nostra vicinanza a Lui. In questo contesto bisogna ricordare anche la critica di Gesù alle forme di preghiera errate o insufficienti.

Il riferimento alla Croce, evidente in tutta la sua predicazione e già presente nelle parole profetiche che precedono Gesù – «Obbedire è meglio del sacrificio, ascoltare è meglio del grasso degli arieti» (1 Sam 15,22) – appare qui con chiarezza.

La preghiera cristiana, in quanto preghiera insieme con Gesù Cristo, è sempre ancorata all’Eucaristia, conduce ad essa e si realizza in essa.

 

L’Eucarestia come fine del paganesimo

L’Eucaristia è preghiera compiuta con tutto l’essere. È la sintesi critica del culto e della vera adorazione. In essa, Gesù ha detto il suo definitivo “no” alle semplici parole e il suo “no” ai sacrifici animali, e ha posto al loro posto il grande “sì” della sua vita e della sua morte.

L’Eucaristia rappresenta così la critica definitiva al culto e, allo stesso tempo, al culto nel senso più ampio del termine.

I Padri della Chiesa l’hanno giustamente caratterizzata da un lato come fine del paganesimo, come consuetudine, e dall’altro come caratterizzazione del cristianesimo stesso come preghiera.

Credo che dovremmo riflettere molto più profondamente su questa opposizione fondamentale.

Questo orientamento fondamentale della drammatica storia della preghiera di Gesù ci permette di comprendere tutto il realismo con cui Egli ha compiuto il suo annuncio. La parabola dell’uomo che non voleva alzarsi per dare il pane all’amico dice chiaramente che la preghiera è sempre anche un superamento della nostra inerzia, che ispira tante scuse per non alzarsi.

Pregare significa opporsi a questa inerzia del cuore e quindi significa anche l’umiltà di portare davanti a Dio anche le piccole cose della nostra vita quotidiana, chiedendo il suo aiuto.

 

Possiamo disturbare Dio con le nostre necessità?

Un ultimo punto.

Spesso, il modo realistico e umile di pregare viene presentato come un’obiezione alla preghiera di richiesta in quanto tale: che la preghiera adeguata dovrebbe essere sempre e solo lode a Dio, non continua mendicità.

Questo sarebbe insensato, come se Dio non potesse o non dovesse essere disturbato dalle nostre piccole necessità.

In realtà abbiamo bisogno di Dio proprio per poter vivere la nostra vita quotidiana a partire da Lui e orientandola verso di Lui.

Non dobbiamo dimenticare che nostro Padre è Colui nel quale confidiamo. Il Padre nostro, infatti, è composto da sette domande.

Chiedere a Dio significa soprattutto purificare i nostri desideri, affinché possiamo presentarli a Lui e inserirli nel “noi” della famiglia di Cristo.

Autore

Benedetto XVI

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