Nuovi retroscena sul Conclave: ma il segreto pontificio vale ancora?
- Ultimissime
- 12 Mar 2026

Un nuovo libro svela altri racconti inediti sull’ultimo Conclave, coperto però dal segreto pontificio. Una tendenza che comincia a preoccupare.
La segretezza del Conclave è ancora realmente rispettata?
La questione è riaperta in questi giorni dopo la pubblicazione di un nuovo libro sul Conclave del 2025, che ha portato all’elezione di papa Leone XIV.
Il volume, intitolato “The Election of Pope Leo XIV“ è uscito lo scorso il 1° marzo e rivela dettagli inediti sull’elezione del card. Robert Francis Prevost.
Gli autori, due esperti vaticanisti (Gerard O’Connell ed Elisabetta Pique) descrivono i quattro scrutini che portarono alla scelta del nuovo pontefice e persino episodi interni al conclave, come il momento in cui un cardinale anziano fu scoperto con un telefono cellulare dimenticato in tasca durante i controlli di sicurezza.
Pene per chi viola il segreto pontificio
Il problema non è tanto il singolo episodio, quanto una tendenza ormai evidente.
Negli ultimi anni, infatti, sono comparsi sempre più racconti dettagliati sui conclavi, spesso pubblicati poco tempo dopo l’elezione del papa. Avvenne anche dopo i conclavi del 2005 e del 2013.
Questa proliferazione di retroscena contrasta con le norme canoniche contenute nella costituzione apostolica Universi domenici gregis, che impongono una segretezza assoluta su tutto ciò che avviene durante il conclave.
La legge della Chiesa stabilisce infatti che cardinali e collaboratori non possano rivelare nulla delle discussioni o dei voti, pena anche gravi sanzioni ecclesiastiche. Fino alla scomunica.
Per comprendere il peso di questa norma basta ricordare quanto sia rigoroso il sistema di isolamento previsto. Durante il conclave i cardinali sono completamente separati dal mondo esterno: non possono usare telefoni, ricevere comunicazioni o accedere ai media.
A cosa serve il segreto pontificio
Un vincolo al segreto quanto mai opportuno per tutelare il bene della Chiesa e la stabilità del papato.
Un osservatore pone l’esempio di un cardinale eletto che rifiutasse di assumere l’incarico. Se una notizia del genere diventasse di dominio pubblico, si scatenerebbe una frenesia di speculazioni, teorie su pressioni e minacce anche se avesse rifiutato per motivi innocenti o personali.
Un cardinale del genere diventerebbe quasi immediatamente un punto di riferimento fisso e un argomento di discussione storica per tutto il regno del futuro papa, a maggior ragione se fosse percepito come un uomo con una mentalità ideologica diversa da quella di chiunque si presentasse sulla loggia.
Chi ha violato il segreto pontificio
Eppure dopo l’ultimo conclave, per ben due volte fu in qualche modo violato il segreto.
La prima volta toccò al Patriarca caldeo Raphael Louis Sako, il quale raccontò l’aneddoto di una scheda elettorale bianca aggiuntiva inserita accidentalmente in uno dei turni di votazione.
A seguire fu il card. Antonio Tagle, che ricordò pubblicamente di aver offerto al futuro papa una pastiglia per la gola mentre venivano conteggiati i voti finali, così da poter esprimere chiaramente la sua accettazione.
Si tratta naturalmente di violazioni “innocenti” del segreto pontificio e nessuno penserebbe di applicare la scomunica dopo il racconto dell’offerta di una mentina al card. Prevost.
Tuttavia la segretezza è per forza assoluta, non ci può essere “poca” o “molta” segretezza. Per quanto innocui siano certi aneddoti, la regola per come è scritta non li prevede. Eppure, sempre più frequentemente, essa non viene più osservata.
Leone XIV è il primo papa canonista dai tempi di Paolo VI: sarà indotto a decidere di intervenire per ribadire con maggiore forza l’obbligo del segreto pontificio o verrà accetta, di fatto, quella che sembra diventata una nuova normalità?
















0 commenti a Nuovi retroscena sul Conclave: ma il segreto pontificio vale ancora?