Alberto Maggi, per i superiori non era «abbastanza cattolico»
- Ultimissime
- 10 Nov 2025

Padre Alberto Maggi ricorda il rifiuto dei Servi di Maria di farlo prete: non lo ritenevano sufficientemente cattolico. Nell’intervista emergono strafalcioni e invenzioni.
Curiosa intervista a padre Alberto Maggi, tra i teologi più noti e controversi d’Italia.
Ha da poco compiuto 80 anni e a lui vanno i nostri cari e sinceri auguri. E’ frate dell’Ordine dei Servi di Maria, autore di libri divenuti famosi e di omelie molto richieste.
Più volte ci siamo occupati di lui, non certo per una preconcetta antipatia ma per aver pronunciato concetti teologici e storici davvero borderline, come la negazione dei miracoli di Gesù di Nazareth e la derisione della pietà popolare.
Dobbiamo purtroppo constatare che anche nella recente intervista, realizzata da Antonio Sanfrancesco, leggiamo affermazioni a dir poco strane.
“Le regole? Contrarie alla libertà”
Gran parte dell’intervista è dedicata alla difficoltà incontrata da Maggi a farsi ordinare prete, da sempre considerato un anarchico.
Cercò e poi si allontanò lui stesso dai francescani di Ancona, optando per i Servi di Maria perché, dice, ebbero «la grande intelligenza di non scrivere nessuna regola, quindi c’è piena libertà».
Emerge già un po’ di confusione sessantottina nel collegare l’esistenza di regole alla restrizione di libertà, quando qualunque educatore sa che, se commisurate, sono la condizione per la sua più autentica espressione.
Per San Francesco d’Assisi, ad esempio, la vera libertà consisteva nel liberarsi da ciò che imprigiona interiormente e la Regola — approvata da papa Onorio III nel 1223 —venne concepita infatti come un cammino di liberazione interiore.
Alberto Maggi non ritenuto cattolico
Anche il cammino all’interno dei Servi di Maria fu complicato per Maggi: non fu ammesso al noviziato e cedettero solo su sua insistenza, trovando però nuovamente un rifiuto alla professione dei voti e all’ordinazione sacerdotale.
Perché? Lui stesso lo racconta: dissero che non era «”sufficientemente cattolico“. Testuale». Venne respinto e il Priore provinciale dovette sottoporre Maggi a una sorta di processo canonico: «Volevano verificare se fossi cattolico o no», ricorda oggi il teologo.
L’ostinazione dei superiori a non voler accettare la sua ordinazione, infatti, dipendeva a suo dire dall’opposizione militante ai documenti ecclesiali, tra cui uno dell’ex Sant’Uffizio del 1975 «che mi puzzava tanto di vecchio».
Perché inventare su un documento della Chiesa?
Qui si arriva alla prima dichiarazione veramente controversa di padre Alberto Maggi. Un ricordo errato o una bugia?
Cosa c’era scritto in quel documento? Maggi riferisce che era dedicato all’etica sessuale e «diceva che agli adolescenti che si masturbavano doveva essere inculcata la devozione all’Immacolata e che i sodomiti, come all’epoca venivano definiti gli omosessuali, sono destinati alle pene dell’inferno».
Così, ricorda Maggi, all’epoca cercò un appiglio teologico a queste affermazioni trovandolo solo in un testo del card. Palazzini del 1948, lo dette ai giornali «e scoppiò lo scandalo. Da qui l’accusa di non essere cattolico».
Le dichiarazioni del teologo sono talmente surreali che abbiamo voluto verificarle.
Il documento a cui si riferisce esiste, è firmato dal card. Franjo Šeper e si intitola “Alcune questioni di etica sessuale” (29 dicembre 1975), effettivamente contiene un paragrafo dedicato alla masturbazione e uno alle relazioni omosessuali.
Nel primo caso, si scrive che la masturbazione «costituisce un grave disordine morale», motivandolo come negazione alle finalità della sessualità e della relazione sessuale di mutua donazione.
Confrontandosi con la medicina dell’epoca, la Congregazione per la Dottrina della Fede spiega che «la psicologia moderna offre, in materia di masturbazione, parecchi dati validi e utili, per formulare un giudizio più equo sulla responsabilità morale e per orientare l’azione pastorale».
Un pronunciamento equilibrato, quindi, e soprattutto -come chiunque può verificare- da nessuna parte c’è scritto che agli adolescenti “va inculcata la devozione all’Immacolata”.
Per quanto riguarda il paragrafo sull’omosessualità, anche qui è falso che “i sodomiti” siano condannati alle pene dell’inferno.
Pur essendo nel 1975, si invitava invece già ad accogliere le persone omosessuali «con comprensione, sostenendoli nella speranza di superare le loro difficoltà personali e il loro disadattamento sociale».
Dall’altro lato, esattamente come fa ancora oggi il Catechismo, si negava qualunque «giustificazione morale» alle «relazioni omosessuali», definendoli atti «intrinsecamente disordinati».
Si accolgono le persone, si condanna il peccato. Non è cambiato nulla. La domanda è: padre Maggi ha parlato di contenuti inesistenti? Li ha inventati o sta solo ricordando male?
Alberto Maggi alla “Festa dell’Unità”
Nel proseguo dell’intervista, il teologo sembra sottolineare come pregio l’aver spesso disobbedito alla Chiesa, a volte preferendole perfino la politica.
Racconta, ad esempio, che nel 1991 andò alla Festa dell’Unità con Franca Rame per leggere un monologo su Maria tratto da Mistero Buffo di Dario Fo.
Dice di aver fatto arrabbiare il card. Biffi, che si rifiutò addirittura di riceverlo per ricevere spiegazioni. Se la vicenda ha la stessa credibilità del documento dell’ex Sant’Uffizio di cui ha parlato poco prima, ci permettiamo di dubitare che le cose con Biffi siano andate davvero così.
Colpa di Maggi o del giornalista?
In continua lotta con i superiori dei “Servi di Maria”, Maggi ricorda di aver avviato il Centro di studi biblici “G. Vannucci” senza la loro approvazione.
Ma chi era Giovanni Vannucci? Secondo Maggi era «un teologo straordinario», a cui però «fecero recitare il Credo in ginocchio e morì d’infarto, nel 1984, quando gli tolsero l’insegnamento. Tutto in nome di Dio, naturalmente».
UCCR ha contattato il Centro G. Vannucci per avere chiarimenti su questa frase, la quale non corrisponde affatto alla verità.
Ci ha risposto direttamente e con gentilezza lo stesso padre Alberto Maggi, spiegando che è stato l’intervistatore a «riassumere e unificare tra loro» le informazioni che, pur vere, «non necessariamente sono strettamente legate» e causali le une con le altre.
Il giornalista Sanfrancesco ci ha confermato essersi trattata effettivamente di un’imprecisione dovuta ad «un errore in fase di sbobinatura e trascrizione».
“L’inferno non esiste nei Vangeli”
L’ultima questione che sottolineiamo è biblica e teologica.
Padre Maggi sostiene, alla fine dell’intervista, che l’inferno non esiste nei Vangeli, «dove si parla solo del regno dei morti che non ha nulla a che vedere con l’inferno».
E’ vero che non esiste la parola “inferno”, ma diverse volte Gesù si riferisce alla géenna (γέεννα), un luogo destinato ai malvagi dopo il giudizio divino.
Un esempio è Matteo 10,28: “Temete piuttosto colui che può far perire e l’anima e il corpo nella géenna”, o Marco 9,43: “Meglio entrare nella vita monco che con due mani andare nella géenna, nel fuoco inestinguibile”.
Quindi, anche se il termine moderno “inferno” non compare nei Vangeli, il concetto di una condizione eterna di separazione e pena esiste chiaramente nel linguaggio di Gesù.
“Lei è un eretico?”, chiede Antonio Sanfrancesco a padre Maggi nell’ultima domanda.
Risposta: «No, sono solo un uomo libero».
Ma esattamente, libero da cosa?








6 commenti a Alberto Maggi, per i superiori non era «abbastanza cattolico»
Mi rendo conto che sia brutto da dire e chiedo perdono per ciò che sto scrivendo, però… per le cose che Maggi scrive e dice non mi pare che il parere dei superiori fosse così sbagliato.
Quanto all’inferno, è di una gravità immane l’affermazione di Maggi. Tanto per cominciare negare la possibilità di perdersi e dannarsi equivale a negare la libertà e la responsabilità dell’uomo nelle sue azioni. Quanto alla presenza nella Scrittura… mi pare che Gesù in Mt 25 dica abbastanza chiaramente “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli”, e ancora “e se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna”. Quindi di cosa stiamo parlando?
Chi a parole si dichiara cattolico ma non crede ai miracoli descritti nei Vangeli, perché dovrebbe credere a quello che scrivono i Vangeli ed alle parole di Gesù che riportano i Vangeli stessi?
Preghiamo per la salvezza dell’anima di Maggi che rimarrà sacerdote per sempre e, se vorrà andare all’inferno, soffrirà pene infinitamente peggiori degli altri dannati!!!
Guarda in realtà l’errore è duplice. Certamente come hai detto è già abbastanza grave non credere alla Parola, però qui dimostra proprio di non conoscerla, eppure dovrebbe essere biblista…
Padre Maggi conosce benissimo cosa c’è scritto nell’Antico e nel Nuovo Testamento, solo che, a motivo del suo ideologico io, ritiene che siano semplicemente scritti umani spacciati per divini.
D’altronde è coetaneo di Mario Capanna che, ricordo, era studente della Cattolica. L’ennesimo patetico sessantottino, libero dalla moralità e dal buon senso
In realtà i sodomiti che non si ravvedono dalla loro condotta sono davvero a gravissimo rischio di dannazione eterna, e la dicitura del nuovo catechismo di “atti intrinsecamente disordinati” è troppo politically correct , in anticipo sui tempi.
Tra gli stravaganti argomenti di Alberto Maggi mi colpì, per la sua illogicità, una delirante catechesi sulla resurrezione di Lazzaro, che lui negava noncurante delle parole del vangelo seguenti alla resurrezione, dove si racconta che i farisei volevano uccidere Lazzaro.