L’impresentabile SNAP riprova ad incastrare Leone XIV
- Ultimissime
- 17 Ago 2025

La conferenza stampa organizzata a Chicago da parte di SNAP per attaccare Leone XIV sulle accuse di Ana María Quispe Díaz. Un caso vecchio e già documentato come falso.
SNAP fiuta il business e torna all’attacco.
Per chi se lo fosse dimenticato, poco prima della nomina di Leone XIV, alcune testate tradizionaliste (in Italia “La Nuova Bussola Quotidiana”) rilanciarono acriticamente le accuse di “Survivors Network of those Abused by Priests” (SNAP) contro il card. Prevost.
Cercarono infatti di impedirne l’elezione al soglio pontificio in quanto ritenuto troppo in linea con il predecessore.
Chi è SNAP e perché è inaffidabile
Ma innanzitutto, chi è SNAP e perché è impresentabile?
SNAP è un’organizzazione statunitense che, sulla carta, dovrebbe difendere le vittime di abusi sessuali perpetrati da sacerdoti cattolici ma, nella realtà, è un ente politicizzato e di chiara matrice anticattolica, le cui accuse si sono spesso rivelate false.
Nel 2016, ad esempio, SNAP è stato sanzionato legalmente quando è emersa una cospirazione ai danni di un sacerdote falsamente accusato di abusi sessuali. Ma le false accuse sono continuate nel corso degli anni, rovinando la reputazione di molti sacerdoti e costringendo SNAP alle scuse tardive. L’ultimo caso nel 2019.
L’ente in “difesa” delle vittime è stato anche scoperto a pubblicare i numeri telefonici privati e le email dei sacerdoti semplicemente accusati (non condannati) di abusi, incitando i membri a tempestarli di molestie.
Un giudice ha vietato a SNAP di infastidire i fedeli durante la Messa, bloccando una pratica che stava dilagando nel Missouri.
Nel 2017 una dipendente di SNAP, Gretchen Rachel Hammond, ha addirittura querelato il gruppo per collusione con gli avvocati difensori delle vittime portando alla luce gli interessi economici e le tangenti incassate da SNAP nello sfruttamento delle vittime, nonché il poco interesse verso la loro protezione.
A seguito di ciò, la fondatrice di SNAP, Barbara Blaine, è stata costretta a dimettersi, seguita a ruota dal direttore nazionale, David Clohessy.
In tali circostanze sono anche emerse diverse e-mail dei responsabili di SNAP, nelle quali si incitavano le vittime a portare in bancarotta le diocesi cattoliche così da compromettere i pronunciamenti etici sull’omosessualità, i contraccettivi e l’aborto.
Uno dei maggiori collaboratori di SNAP, inoltre, il dott. Steve Taylor, è stato arrestato per possesso di contenuti pedo-pornografici venendo però difeso e coperto dal gruppo stesso, che chiese di “chiudere un occhio” in nome della positiva carriera lavorativa. Abbiamo documentato dettagliatamente il caso in questo articolo.
La conferenza stampa organizzata da SNAP a Chicago
Tornando a Leone XIV e all’attualità, SNAP ritiene che non abbia affrontato adeguatamente le denunce di abusi riguardanti Ana María Quispe Díaz durante il suo periodo come vescovo di Chiclayo, in Perù.
Pochi giorni fa, il gruppo ha rilanciato le accuse portando Ana María Quispe Díaz a Chicago, città natale di Leone, e organizzando una conferenza stampa.
A rimarcare l’inaffidabilità di SNAP c’è il fatto che le parole in spagnolo pronunciate dalla donna sono state tradotte da SNAP con gravi errori, alterando il significato delle sue frasi.
Un elemento che incrementa i dubbi sulla credibilità del gruppo nel presentare le testimonianze delle vittime.
SNAP e le false accuse a Leone XIV
Sono stati citati i casi dei sacerdoti Eleuterio Vásquez Gonzáles e Ricardo Yesquén Paiva, colpevoli di abusi nei riguardi di Ana María Quispe Díaz e altre giovani donne.
Ma la diocesi di Chiclayo ha già documentato che Prevost seguì le procedure canoniche, avviando un’indagine preliminare e imponendo restrizioni ministeriali ai sacerdoti accusati. Inoltre, incoraggiò le vittime a rivolgersi alle autorità civili per ulteriori azioni.
Queste informazioni sono state confermate dai giornalisti investigativi che si occupano degli abusi sessuali in America Latina, in particolare Rodolfo Soriano Nuñez, Pedro Salinas e Paola Ugaz.
Proprio Ugaz ha commentato la recente conferenza stampa di SNAP, spiegando che Prevost non solo spinse la vittima a rivolgersi alle autorità civili, ma inviò lui stesso il caso al Dicastero per la Dottrina della Fede in Vaticano, dimostrando di averlo preso sul serio e intenzionato a proteggere la donna.
Prevost ebbe anche un ruolo determinante nel convincere Papa Francesco a sopprimere il gruppo peruviano Sodalitium Christianae Vitae, al cui interno si nascondevano vari abusatori.
E’ stato anche osservato che «SNAP non ha contattato le vittime del “Sodalitium” e non ha incluso i loro elogi per Leone nelle sue comunicazioni».
Evidentemente, quella di SNAP non si tratta (più) di benemerita tutela delle vittime, ma di un business che si nutre di polemiche, denaro (delle vittime e dei potenziali risarcimenti) e di una narrazione a senso unico, spesso distante dalla verità.








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