Il 60% dei giovani atei prega nei momenti di difficoltà
- Ultimissime
- 10 Ago 2025

Anche gli atei pregano. Sì e non è una novità. Il dato emerge dall’indagine accademica “Footprints” e conferma dati precedenti. Perché l’ateismo è più sulle labbra che nel profondo del cuore.
La bellezza della realtà è che è sempre più complessa, sfumata, e a volte persino paradossale, delle nostre misure.
Secondo quanto emerso durante l’incontro accademico “Footprints”, tenutosi alla Pontificia Università della Santa Croce, ben il 62% dei giovani che si dichiarano atei o non credenti afferma di pregare occasionalmente.
Il dato è stato riportato il 24 luglio scorso nel contesto di una riflessione più ampia sui metodi della ricerca sociologica applicata alla religiosità giovanile, in occasione del Giubileo dei Giovani.
L’indagine ha riguardato circa 5.000 giovani in otto Paesi (Argentina, Brasile, Italia, Kenya, Messico, Filippine, Spagna e Regno Unito) ed è stata presentata da Norberto González Gaitano, ordinario di Public Opinion alla Pontificia Università della Santa Croce.
Presenti anche Jonathan Evans (Pew Research Center) e Daniel Moulin (Università di Cambridge).
I giovani atei pregano, il 62% nel bisogno
Una così alta percentuale di atei inclini alla preghiera è un dato che sorprende solo chi ha una visione della religione come una barriera rigida tra credenti e non credenti.
In realtà, come ci sono i dubbi per i credenti, ce ne sono altrettanti per i non credenti.
Durante l’Expert Meeting è stata infatti sottolineata la necessità di superare approcci sociologici eccessivamente meccanicistici e quantitativi, che finiscono per ridurre la spiritualità a una somma di comportamenti codificabili.
La religiosità dei giovani, soprattutto, è molto più malleabile, influenzata da esperienze personali, contesti familiari e crisi interiori che difficilmente possono essere misurate con i soli numeri.
La preghiera, ad esempio, emerge non come un atto sistematico o dogmatico, ma come un riflesso spontaneo di bisogno, speranza o gratitudine, anche in assenza di una fede strutturata.
In particolare, secondo l’indagine, il 48% dei giovani atei prega occasionalmente, il 62% nei momenti di difficoltà, il 48% per gratitudine, il 47% per problemi quotidiani, il 42% crede nella vita dopo la morte e il 37% chiede ai credenti di pregare per loro.
Dati confermati da indagini precedenti
Questi dati trovano riscontro anche in ricerche precedenti, di cui abbiamo già parlato.
Nel 2014, ad esempio, uno studio del “Pew Research Center” rivelava che il 15% dei non credenti prega spesso, mentre il 40% crede in Dio. A dimostrazione che tale etichetta non coincide necessariamente con un rifiuto netto di ogni dimensione spirituale.
Nel 2018, ancora una volta, ComRes riportava che il 20% di chi si dichiara non credente prega Dio, una percentuale che oggi, alla luce dei dati emersi a “Footprints”, sembra persino conservativa.
I giovani e la fede, i numeri recenti
Altre conclusioni significative del recente studio Footprints sono un incremento globale giovanile per la spiritualità (+35%) negli ultimi 5 anni, anche in Paesi europei e un silenzioso risveglio dei giovani della frequenza ai sacramenti nei Pesi secolarizzati.
E ancora, emerge una netta diversità di giudizio tra credenti e non nei riguardi di pornografia, maternità surrogata, pena di morte e guerra.
Per quanto riguarda la moralità sessuale, pochi giovani cattolici seguono l’insegnamento della Chiesa mentre coloro che hanno maggior conoscenza e adesione ai contenuti della fede si distinguono per pratiche religiose regolari (preghiera quotidiana, Messa domenicale e confessione).
Tornando al dato che abbiamo sottolineato maggiormente, la vera notizia non è che oltre la metà degli “atei prega”, ma che la preghiera sopravvive come gesto umano universale, anche dove Dio sembra assente. Il senso religioso è inestirpabile.
Forse, più che un’epoca di incredulità, viviamo un tempo di ricerca inquieta, dove il confine tra fede e non fede è sempre più permeabile.
E ci piace sempre ricordare che l’ateismo è molto più sulle labbra che nella profondità del cuore.








2 commenti a Il 60% dei giovani atei prega nei momenti di difficoltà
E’ normale ed umano; quasi tutti hanno dubbi.
Se magari girassero più queste notizie, invece delle bufale sulla spazzatura al Giubileo dei Giovani (ci sono i volontari e gli operatori che hanno anche smentito infatti)…