Tre attivisti LGBTQ+ condannati per atroci abusi sessuali
- Ultimissime
- 19 Lug 2025

Due casi paralleli che coinvolgono militanti LGBTQ+ in abusi sessuali estremi su bambini, neonati e disabili. Nonostante i casi siano atroci, i media li hanno trattati con un certo imbarazzo.
Due vicende sconvolgenti giunte in contemporanea dal Regno Unito e dalla Francia.
Protagonisti tre attivisti LGBTQ+ e un tiepido resoconto mediatico considerando la gravità degli abusi commessi.
Regno Unito, attivisti LGBTQ+ e gli abusi sessuali
Il primo caso è la condanna di Stephen Ireland, figura di spicco del movimento arcobaleno inglese, fondatore di uno dei Pride più noti del Paese e noto hater della scrittrice J.K. Rowling, contraria alla teoria gender.
Ireland è stato condannato a 24 anni di carcere per orribili reati sessuali su minori, in particolare ai danni di un ragazzino di 12 anni. Il suo partner, David Sutton, ha invece ricevuto una pena di 4 anni e mezzo per il ruolo complice.
Sono emerse testimonianze agghiaccianti: Ireland adescava il giovane tramite app, lo inebriava con metanfetamina, lo privava di cibo, ne filmava lo stupro e arricchiva la propria collezione di materiale pedopornografico.
La corte ha evidenziato come l’uomo percepisse come “eccitante” anziché “ripugnante” l’atto compiuto e il giudice Patricia Lees ha sottolineato la vulnerabilità del piccolo e il fatto che Ireland si «vantava di essere esperto e molto attento alle vulnerabilità dei giovani legati alla sua organizzazione».
I due hanno anche pianificato il rapimento e gli abusi di alcuni studenti per il compleanno di Sutton, descrivendosi come “pedofili” nelle chat private.
Francia, violenze e torture su neonati e disabili
Parallelamente a questo caso, dalla Francia è arrivata un’altra terribile storia.
Pierre-Alain Cottineau, candidato di La France insoumise, partito di estrema sinistra fondato da Jean-Luc Mélenchon, è stato condannato per aver torturato e violentato una bambina disabile di 4 anni, filmando le violenze e condividendole online.
L’uomo era anche a capo di una rete di pedofili dediti a minori di età compresa tra sei mesi e cinque anni, alcuni dei quali disabili e presumibilmente drogati con sedativi per sopprimerne la volontà. L’uomo rischia l’ergastolo.
Anche Cottineau è un noto attivista LGBTQ+, fondatore di un collettivo arcobaleno, presidente di The Rainbow Shelter e militante della sinistra francese. In qualità di assistente sociale si era fatto nominare genitore affidatario della bambina. Precedentemente aveva anche abusato di un neonato, anch’esso affidatogli all’inizio del 2024 all’età di tre mesi.
I due casi e l’imbarazzo dei media
Le condanne di Stephen Ireland, David Sutton e Pierre-Alain Cottineau non vanno lette ovviamente come un atto d’accusa generalizzata verso un’intera categoria di persone, esattamente come non lo sono — né devono esserlo — i crimini commessi in famiglie eterosessuali, a scuola, negli ambienti sportivi o in ambiti religiosi.
Il punto non è il confronto tra categorie, ma la necessità di riconoscere che il male va denunciato ovunque si annidi, senza ipocrisie o immunità ideologiche.
In molti invece leggono un doppio standard da parte dell’informazione.
Quando gli abusi coinvolgono attivisti arcobaleno, com’è accaduto in questo caso e in molti altri, la notizia viene trattata con un certo imbarazzo dai grandi media, i quali sorvolano il più possibile sulla biografia dei predatori, al contrario di quanto accade in altri casi simili.








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