Regno Unito: si abortisce anche chi ha il labbro leporino

Il noto settimanale inglese “The Spectator” ha presto una forte posizione nel dibattito sull’aborto nel Regno Unito dedicandovi la sua ultima copertina. Scrive: «Ci ritroviamo con 189.574 feti uccisi in un anno, alcuni solo perché presentavano labbro leporino o piede equino. Avrebbero dovuto operarli e fargli una cicatrice. Da male necessario, l’aborto è diventato una cosa bella e giusta». Ecco una piena dimostrazione del cosiddetto “piano inclinato”, ovvero aperta una breccia è ben difficile che non si apra la porta intera. Si parte dal caso estremo per poi arrivare a tutti i casi minimamente problematici, così come accade da tempo nei Paesi Bassi rispetto alla questione eutanasia (cfr. Ultimissima 21/3/11).

Nei giorni scorsi è stato infatti bocciato nel Regno Unito un emendamento che avrebbe arginato le interruzioni di gravidanza, una delle tante iniziative che fortunatamente cominciano ad emergere in tutto il mondo (per ora senza centrare l’obiettivo, per ora). L’articolo del settimanale, firmato da Mary Wakefield, s’intitola “Who cares about abortion?”, usando come immagine l’ecografia di un bambino spezzata in due, affronta la questione dal giusto punto di vista: non soffermandosi sul diritto (“presunto”) della donna di mettere fine ad un’altra vita umana, ma sottolineando che il bambino «ha una vita autonoma, non è parte del tuo utero. Bisogna quindi chiedersi se non abbia gli stessi diritti di quelli che pensano che si possa buttare via: chi è il suo padrone?», scrive Wakwfield.

Riporta Tempi: nessuno in questi giorni di dibattito politico si è mai interrogato sull’essere del bambino, la questione è sempre incentrata sulla madre, presupponendo implicitamente che il diritto della donna debba venire prima di quello del nascituro. Oggi, continua la Wakefield, «ci ritroviamo con una gravidanza su cinque che termina con l’aborto, con 189.574 feti uccisi in un anno – di cui sette con il labbro leporino e otto, che ormai avevano passato la 24° settimana, con piede equino». Così, sottolinea la giornalista, «si è arrivati a un punto estremo», in cui i pro choice non hanno più remore ad argomentare «che l’aborto non è un male a volte necessario, come dicevano prima, bensì una cosa giusta e bella». L’aborto viene celebrato in Parlamento come un successo e quindi gli aborti non sono mai troppi, anzi. L’opinionista non ha remore nello scrivere che il diritto di decidere della vita di un altro, ritenuta meno valida, sia degenerato nella sua opzione eugenetica ormai dichiaratamente espressa: «C’è dell’orribile tragicomico in una società in cui solo pochi mettono al mondo figli e in tanti li “buttano via”, anche solo per una piccola membrana piegata male. Perché, anche la si correggesse con un’operazione, al piccolo potrebbe sempre rimanere la cicatrice».

Nel Regno Unito si vorrebbe abortire perfino chi ha la coroideremia, la talassemia o la sindrome di Marfan, come la ebbero Abramo Lincoln, Charles de Gaulle e Rachmaninoff. Nel Regno Unito viene abortito il 92% dei bambini affetti dalla Sindrome di Down. Come mai tutto questo? Perché qualcuno si arroga il diritto di decidere quanta qualità abbia la vita umana di un altro o, ancora peggio, quanta qualità possa dare all’umanità. Su questo sito viene ammesso spudoratamente: «Parlare di assassinio perché si strappa dalla terra una carota mi sembra fuori luogo. È irrealistico pensare che un bambino Down possa dare a una famiglia la stessa qualità della vita che un bambino normale. Basta pensare al fatto che la mortalità di chi è soggetto alla sindrome di Down è altissima e spesso non sopravvive ai genitori. Certo se uno è un martire e si inorgoglisce nell’impresa di aiutarlo, può anche trovare uno scopo di vita, l’amore non ha confini, ma bisogna dirsi la verità».

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