Evviva il dialogo, gli atei hanno deposto le armi!

New AtheistsI nuovi atei? Sono già da rottamare. Morto il compianto Hitchens, pensionati i rabbiosi e fallimentari Dawkins, Dennett e Odifreddi, privati di credibilità il giovane Sam Harris e lo staliniano francese Onfray, il movimento dei “new atheist” è caduto nell’oblio.

Lo dice “Repubblica” spiegando che «sembra oggi superata la fase aggressiva portata avanti nel decennio scorso» dagli atei integralisti citati. «L’aggressione antireligiosa lascia il passo a riflessioni più moderate». Oggi, «emerge una riflessione più prudente verso i culti tradizionali come risorse di senso utili alla società di oggi».

Sul periodico inglese “The Spectator” la riflessione è più esplicita: «Richard Dawkins ha perso, oggi è considerato da molti, anche non credenti, una figura ridicola, di scherzo L’umanesimo laico si sta riprendendo dalla fase dawkinsite, iniziando una conversazione più interessante». Eppure soltanto nel marzo del 2012, in occasione del “Rally” ateo presso il National Mall di Washington, molti osservatori parlavano di una rinascita di popolarità e di influenza per il nuovo ateismo. In quell’occasione, ne avevamo parlato, proprio Dawkins in quanto leader del movimento anti-teista, aveva invitato pubblicamente i suoi seguaci a “ridicolizzare i credenti in pubblico“.

Su “Patheos.com” si suggerisce a sua volta che l’abbandono del “Dawkins-ismo” (in Italia diremmo dell'”Odifreddi-smo”) è un segnale positivo perché mostra un crescente interesse globale per la religione. «Se gli atei sono ora disposti a dialogare in modo più caritatevole e razionale, i teisti farebbero bene a non perdere questa opportunità per creare conversazioni e amicizie, anche oltre i confini intellettuali che lo stridore dell’ex new atheism impediva».

Sul portale americano “Publishers Weekly”, che si occupa di letteratura e saggistica, viene confermata questa tendenza: «Oggi i libri dei non credenti – atei, umanisti, “bright” e altri “liberi pensatori”- hanno preso una nuova piega, sono maturati al di là del disprezzo arrabbiato includendo voci più moderate». L’ateismo sembra passato di moda, oggi vanno molto i cosiddetti “none”, ovvero coloro che affermano di non avere alcuna religione, ma comunque di credere “a modo loro”. Più dialoganti e certamente meno dogmatici.

Una riflessione sui libri viene fatta anche in Italia dall’“Unità”, spiegando che anche nella nostra Penisola ad occupare i primi posti dei libri più venduti c’è Papa Francesco. Un altro dato che viene segnalato è proprio che «gli atei di nuova generazione sembrano aver deposto i furori iconoclasti della generazione precedente ed essersi inseriti nel “mainstream”». I fondamentalisti antireligiosi oggi sono sostituiti dai “dialoganti”: da Chris Steidman (con il suo “Faitheist“, titolo a metà tra «faith» e «atheist») a Jacques Berlinerblau, fino ad Alain de Botton (“Del buon uso della religione”).

Anche la Chiesa sta osservando il fenomeno. “Repubblica” chiama questi nuovi autori come “le neo armate del papa”, mentre “Avvenire” osserva che ««finalmente si volta pagina dopo il pensiero debole». Si è passati dai “teo-con”, ovvero gli intellettuali che hanno portato un’alleanza tra il pensiero neo-conservatore e quello religioso cristiano, alla «corrente filosofica “teo-pro”: intellettuali, rigorosamente non credenti e decisamente “progressisti”, i quali prendono il pensiero teologico cristiano (soprattutto quello di san Paolo) e lo trasformano in un dibattito filosofico nuovo e propositivo per l’Occidente». I “teo-pro” (come Slavoj Žižek, Giorgio Agamben, Alain Badioud ecc.) denunciano «come il nichilismo sia l’estrema conseguenza di buona parte della filosofia occidentale», che ha portato il soggetto ad inneggiare alla libertà assoluta che di fatto lo ha svuotato di ogni contenuto, incluso quello storico. L’orgoglio del relativismo assoluto è oggi messo sotto scacco dai sostenitori “laici” di San Paolo. Allo scetticismo strutturale preferiscono i miracoli cristiani, a Nietzsche rispondono con Pascal.

A Pierangelo Sequeri, preside della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale a di Milano, teologo di vaglia internazionale, la corrente dei “teo-pro” non dispiace affatto, soprattutto perché marca una netta distanza dal pensiero debole e rappresenta una via per ridare vita all’autentico umanesimo.

La redazione

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