«Morire con dignità non è eutanasia o suicidio assistito»

Se all’imminente ballottaggio in Francia dovesse uscire vincitore François Hollande, questo comporterebbe probabilmente l’apertura all’eutanasia e all’aborto gratuito per tutte le donne.

Tuttavia –come accade anche nel Regno Unito- il maggiore freno a queste aperture arriva da medici e specialisti e ovviamente dalle voci religiose, sempre attente al vero concetto di “dignità della vita e della morte”, che nulla a che fare con il sentimentalismo con cui ama fare pressione, ad esempio, il Partito Radicale in Italia.

Appare interessante dunque riportare recenti dichiarazioni di Bernard Devalois, medico anestesista, già Presidente della Società Francese di accompagnamento e Cure Palliative e attuale capo dell’unità per le cure palliative all’ospedale di Pontoise, in Francia. Il medico ha risposto ad alcune domande sul tema dell’eutanasia e del suicidio assistito, molte delle quali si basavano proprio sul concetto di “dignità”. Devalois, convivendo professionalmente con i malati terminali, è però stato perentorio: «Morire dignitosamente non è affatto sinonimo di suicidio assistito o di iniezione letale. Sono due cose diverse. Le cure palliative consistono nel garantire la morte con dignità». E ancora: «occorre riconoscere a tutti i pazienti in fin di vita il diritto a morire con dignità. Ma affermare questo non vuol dire: devono morire per mano di un medico attraverso un’iniezione letale, come hanno autorizzato Paesi come il Belgio, il Lussemburgo e i Paesi Bassi». E così all’ennesima domanda: «L’accompagnamento e le cure palliative costano molto, non alle famiglie, ma alla società. Mi sembra molto importante mostrarsi solidali con chi sta per morire e impiegare tutti i mezzi, in particolare quelli umani. Occorrono infermieri, aiuto-infermieri, eccetera. E questo alla società costa caro, forse più dell’iniezione letale, ma penso che ne valga la pena».

Il dott. Devalois ovviamente è contrario all’accanimento terapeutico e non concorda con la posizione di numerosi medici (e della Chiesa cattolica) circa l’alimentazione e l’idratazione, che lui -come molti altri e diverse associazioni scientifiche- ritiene essere una terapia. Tuttavia -come per il neurologo Paolo Marchettini, citato in un nostro precedente articolo– ritiene che l’eutanasia, considerata come iniezione letale, «sia una soluzione del passato più che una soluzione del futuro. Credo che la soluzione del futuro sia occuparsi correttamente di ogni paziente in fin di vita e permettergli di morire con dignità attraverso lo sviluppo delle cure palliative». Costa molto e deve intervenire la politica, ma «l’iniezione letale è una tecnica che alla fine mette in luce l’impotenza di essere solidali con i pazienti in fin di vita […] Io mi occupo tutti i giorni di pazienti in fin di vita, per fare in modo che non soffrano fisicamente e che i loro cari vengano assistiti. Questa credo sia la soluzione del futuro e non quella di dire, visto che non posso prendermi cura di lei allora le faccio un’iniezione letale».

 

Qui sotto il video dell’intervista apparso su “Euronews”

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