Il fisico Alan Lightman contro Dennett: «gli atei dovrebbero rispettare i credenti»

Il fisico Alan Lightman, docente presso il prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT) e autore del bestseller internazionale “Einstein’s Dreams”, ha pubblicato un interessante articolo su life.salon.com parlando di “scienza e fede” e criticando Richard Dawkins.

Egli sostiene che scienza e fede possono essere compatibili fino a quando non si sostiene un Dio “interventista” che altera le leggi fisiche conosciute (con i miracoli, ad esempio). Un “Dio” immanente, è proclamato da molti, uno di questi è stato Einstein, dice Lightman. Tuttavia riconosce che un “significativo numero di scienziati” di spicco sono oggi “devotamente religiosi nel senso ortodosso”. Lightman cita ad esempio il recente studio condotto dalla sociologa Elaine Howard Ecklund della Rice University, la quale ha intervistato circa 1.700 scienziati d’élite delle università americane rilevando che il 25% è religioso e un altro 20% dice di avere un «rapporto individualizzato e non convenzionale» con Dio (cfr. Ultimissima 2/7/10). Il fisico del MIT cita come esempi di scienziati credenti il genetista Francis Collins, il fisico nucleare del MIT Ian Hutchinson e il professore emerito di astronomia e di storia della scienza all’Università di Harvard, Owen Gingerich. Tutti essi credono che le leggi autonome della fisica, biologia e chimica governano il comportamento dell’universo fisico e contemporaneamente ritengono che Dio possa intervenire al di fuori di queste leggi.

Lightman si definisce “non credente” ma dichiara «sono senz’altro d’accordo con Collins, Hutchinson e Gingerich sul fatto che la scienza non è l’unica via per arrivare alla conoscenza, che ci sono domande interessanti e vitali al di là della portata di provette ed equazioni. Credo che ci siano cose che accettiamo per fede, senza prove fisiche e anche a volte senza alcuna metodologia di prova». Il fisico parla anche di quegli scienziati che «hanno usato la scienza per contrastare argomentazioni stese per sostenere l’esistenza di Dio. La loro maggior voce è quella del biologo evoluzionista e scrittore britannico Richard Dawkins». Dopo aver esposto il pensiero di Dawkins, dichiara: «Richard Dawkins e gli altri possono spendere le calorie come vogliono per sostenere che Dio non esiste, ma la mia ipotesi è che convinceranno poche persone che hanno già la fede. O una persona crede in un Dio immanente e nel qual caso le sue “argomentazioni scientifiche” sono irrilevanti, o la persona, come il dottor Collins e i professori Hutchinson e Gingerich, credono che Dio viva al di là delle limitazioni della materia e dell’analisi scientifica. Lo sforzo di Dawkins provoca più una discussione sul tema che contribuire a potenziare l’espressione dell’ateismo». Ma non è finita: «Ciò che mi turba dei pronunciamenti Dawkins è il suo licenziamento all’ingrosso della religione e della sensibilità religiosa». Dopo aver citato alcune dichiarazioni farneticanti dello zoologo sulla religione e sulla fede (“scappatoia senza prove”, “sciocchezza pericolosa”, “stampella”), scrive: «A mio parere, Dawkins ha una visione ristretta della fede. Sarei il primo a sfidare qualsiasi convinzione che contraddice le scoperte della scienza, ma, come ho detto prima, ci sono cose in cui crediamo che non si sottomettono ai metodi e riduzioni della scienza. Inoltre, la fede e la passione per il trascendente sono state l’impulso per tante squisite creazioni del genere umano», e ancora: «è vero che gli esseri umani, in nome della religione, hanno talvolta causato grandi sofferenze e la morte ad altri esseri umani. Ma lo stesso ha fatto la scienza con le armi di distruzione. Sia la scienza e la religione possono essere utilizzate nel bene e nel male. E’ come vengono utilizzate dagli esseri umani quello che conta. Gli esseri umani sono stati guidati dalla passione religiosa per costruire scuole e ospedali, per creare poesia e musica, proprio come gli esseri umani hanno utilizzato la scienza per curare le malattie, per migliorare l’agricoltura, per aumentare il comfort dei materiali e la velocità di comunicazione».

Queste parole hanno dato evidentemente alla testa a quel gruppo di atei fondamentalisti di cui si è circondato Dawkins. Infatti sullo stesso sito web pochi giorni dopo, arriva la replica stizzita del filosofo Daniel Dennett, che ha attaccato il fisico dicendo: «Con il suo recente articolo Alan Lightman si unisce a una lunga serie di apologeti atei che si sentono costretti a rispondere negativamente alla campagna di Richard Dawkins». Dennett ha continuato evidenziando gli errori compiuti -secondo lui- da Collins e da Gingerich quando sostengono la loro fede e da bravo discepolo ha tessuto le lodi a Dawkins.

La replica di Alan Lightman è stata immediata, scrivendo l’articolo intitolato: “Perché gli atei dovrebbero rispettare i credenti”. Egli dice: «Sia Dennett che Dawkins assumono la posizione di un dualismo rigoroso, un ritratto in bianco e nero che non posso accettare. In effetti, direi che una posizione così assolutista ha alcuni degli stessi problemi come un fondamentalismo di qualsiasi tipo. Non è la chiarezza di Dawkins che mi preoccupa, ma la sua etichettatura dei credenti come un grande gruppo di persone non-pensatori. Ci sono migliaia di pensatori intelligenti, riflessivi e razionali che credono in Dio. Io non sono d’accordo con Collins e Gingerich nella loro fede in Dio, ma questo non significa che io considero Collins e Gingerich persone irrazionali o pericolose per la nostra società, come Dawkins implica nei suoi scritti. Mi si mostri un caso in cui Collins o Gingerich abbiano rifiutato di accettare una scoperta particolare della scienza o siano stati ostacolati nel loro lavoro scientifico a causa delle loro credenze religiose. Anzi, al contrario, queste persone hanno dato validi contributi alla scienza e alla storia della scienza. La loro capacità di farlo, infatti, dimostra che le credenze religiose e la scienza possono vivere fianco a fianco all’interno della mente umana». E infine ha concluso: «io non credo che sia stata la fede a causare le sofferenze degli esseri umani attraverso i secoli. Dennett mi ricorda che Richard Dawkins è profondamente grato della musica, dell’arte e della poesia che la religione ha generato, ma Dawkins ritiene che la religione, a conti fatti, ha realizzato più male che bene. Avrei difficoltà a tentare una tale riscontro».

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