Nuovi promettenti impieghi per le cellule staminali del cordone ombelicale

Le cellule staminali non sono ancora differenziate e sono quindi, almeno virtualmente, totipotenti, ovvero capaci di evolversi in qualsiasi tipo di cellula del corpo.

Al momento del parto, naturale o cesareo, è possibile ottenere dalla vena del cordone ombelicale cellule staminali che, opportunamente trattate, possono essere somministrate ad un paziente immunologicamente compatibile per combattere alcune malattie e particolarmente anemie e leucemie infantili. Queste cellule sono importanti anche per la ricerca scientifica e presentano l’ovvio vantaggio, rispetto alle cellule staminali embrionali, che il loro uso non comporta la soppressione di una vita umana, né altri problemi di bioetica.

Recentemente ricercatori milanesi dell’Istituto Mario Negri e della Fondazione Cà Granda Policlinico hanno verificato che, su topi da esperimento, queste cellule sono molto efficaci anche per migliorare la ripresa dopo un trauma cranico, incidente che colpisce 180.000 persone ogni anno in Italia.

Se confermato questo effetto anche nella specie umana, quindi, queste cellule vedrebbero aumentare enormemente la propria utilità e il numero di malati che possono trarne beneficio.

Linda Gridelli

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13 commenti a Nuovi promettenti impieghi per le cellule staminali del cordone ombelicale

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  1. Lucy ha detto

    Arriveremo mai ad eliminare completamente l’utilizzo delle staminali embrionali e a sostituire tutto con quelle adulte?

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    • Paolo Viti ha detto in risposta a Lucy

      Già oggi l’utilizzo delle embrionali è raro e la richiesta è in continuo calo. Sicuramente arriveremo a sostituirla del tutto…oggi l’avanguardia sono le staminali adulte.

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  2. StefanoPediatra ha detto

    La cosa più terribile (se avete letto la mia risposta ad alcune obiezioni fatte relativamente all’articolo sui rischi della FIVET, http://www.uccronline.it/2011/10/29/i-rischi-che-nessuno-dice-della-fivet/, potete esservi fatta un’idea della “grandezza” del problema) è l’enorme numero di embrioni prodotti per le tecniche di fecondazione assistita che giacciono congelati nei laboratori o vengono distrutti. Il che poi rappresenta uno dei cavalli di battaglia di chi vuole utilizzare questi poveri embrioni: come dire che piuttosto che distruggere queste cellule forse è meglio utilizzarle a fini di ricerca. Il che è un abominio altrettanto grande quanto la distruzione degli embrioni.

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    • Elena ha detto in risposta a StefanoPediatra

      Grazie per la risposta a Filippo, veramente esaustiva!

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    • joseph ha detto in risposta a StefanoPediatra

      In una discussione sull'”altro” sito avevo dato per eticamente accettabile l’utilizzo di staminali embrionali (SE) qualora avessero comportato danni all’embrione stesso. Ho valutato poi i “danni collaterali”: perchè lavorare “di fino” per prelevare SE quando si possono utilizzare embrioni interi senza difficoltà? Poi, la domanda di Nathanson (“The Hand of God”): qualora i “raccolti” (lui li chiamava così) di SE si rivelassero insufficienti a soddisfare le richieste, dove si andrebbero a “produrre” le quantità mancanti? Con quali sistemi?
      Ho realizzato che il (eventuale) successo della ricerca sulle SE scoperchierebbe un “Vaso di Pandora” i cui effetti sarebbero, dal punto di vista etico e sociale, catastrofici. Il problema è che probabilmente, a dispetto della recente sentenza UE, questo successo arriverà prima che si siano chiariti a livello legale e culturale i problemi etici riguardanti l’embrione e la sua natura di persona titolare di diritti.

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  3. Riccardo ha detto

    Oltretutto io credo che le ricerche sulle staminali embrionali non siano efficaci come sostengono i laicisti!

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  4. Riccardo ha detto

    @Stefanopediatra: Mi potrebbe dire dove posso trovare dei siti, degli articoli scientifici o dei libri dove si parla dell’efficacia di queste tecniche, per favore?

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  5. Riccardo ha detto

    Le sarei molto grato.

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  6. Riccardo ha detto

    Si, mi riferisco proprio a quelle.

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